Dopo che sono stati scoperti a sfruttare i lavoratori, fanno marcia indietro e li pagano per la prima volta in modo regolare e pagheranno gli arretrati.
Restano dei grandissimi pezzi di merda. Spero in una mega multa e galera per i responsabili. Questo è schiavismo. Troppo comodo così.
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Si commemora oggi l’assassinio vigliacco di Giacomo Matteotti, commissionato da Mussolini, ordito dal suo portavoce Rossi, eseguito dai degenerati della “Ceka del Quirinale”. Antenati di chi è al governo.
Una delle parti più vive del suo pensiero è certamente il più intransigente pacifismo. Matteotti lottò come un leone contro l’interventismo, finendo arrestato e deportato in Sicilia. Lo fece molto più dei suoi stessi compagni di partito, anche di quelli che nel 1921 si scissero nel partito comunista. Anche più di taluni anarchici.
Chi oggi vuole onorare la sua memoria, ben sapendo che non possiamo sapere come la penserebbe un uomo ucciso oltre 100 anni fa, non può però ignorare questo punto fermo. Matteotti era in primo luogo contro la guerra, e riteneva che l’interventismo avrebbe portato danni irreparabili. Quella è la radice del suo antifascismo eroico.
Egli, riformista e ostile alle rivolte armate, arrivò a dire: piuttosto che la guerra fra le nazioni, meglio la guerra civile fra le classi, perché in questa sono proletari che sparano sui loro padroni, in quella sono proletari che si sparano tra di loro.
W Matteotti, W l’internazionale dei lavoratori. Abbasso ogni guerra.
" Giacomo Matteotti vide nascere nel Polesine il movimento fascista come schiavismo agrario, come cortigianeria servile degli spostati verso chi li pagava; come medioevale crudeltà e torbido oscurantismo verso qualunque sforzo dei lavoratori volti a raggiungere la propria dignità e libertà. Con questa iniziazione infallibile Matteotti non poteva prendere sul serio le scherzose teorie dei vari nazionalfascisti, né i mediocri progetti machiavellici di Mussolini: c'era una questione più fondamentale di incompatibilità etica e di antitesi istintiva.
Sentiva che per combattere utilmente il fascismo nel campo politico occorreva opporgli esempi di dignità con resistenza tenace. Farne una questione di carattere, di intransigenza, di rigorismo.
Così s'era condotto contro tutti i ministerialismi, senza piegarsi mai. Nel '21 al prefetto di Ferrara che lo chiamava in un momento critico della lotta agraria aveva risposto per telefono: "Qualunque colloquio tra noi è inutile. Se lei vuole conoscere le nostre intenzioni non ha bisogno di me perché ha le sue spie. E delle sue parole io non mi fido". Non fu mai visto cedere alle lusinghe degli uomini del potere costituito né salire volentieri le scale della prefettura.
S'era così creata intorno a lui un'atmosfera di astio pauroso da parte degli agrari: mentre lo stimavano capivano che l'avrebbero avuto nemico implacabile. "
Piero Gobetti, Matteotti, Piero Gobetti Editore, Torino, 1924, pp. 29-32.
NOTA: il brano è tratto dall'opuscolo pubblicato alla fine del luglio del 1924, nel vivo della crisi politica ed istituzionale scatenata dalla tragica scomparsa del deputato Matteotti. Il testo riproduceva integralmente un lungo articolo comparso un mese prima con lo stesso titolo sulla rivista di Gobetti La Rivoluzione liberale, così come erano tratti da questa pubblicazione i Cenni biografici sullo scomparso posti in calce all'opuscolo.
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Stop definitivo al progetto Trump Tower a Belgrado. Jared Kushner fa un passo indietro clamoroso e abbandona l'affare che ha infiammato la Serbia.
L'operazione immobiliare da oltre 500 milioni di dollari è ufficialmente naufragata. Il genero dell'attuale Presidente USA ha annunciato il ritiro dopo mesi di tensioni altissime.
Cosa è successo davvero? Una combinazione esplosiva di proteste di piazza e inchieste giudiziarie. I cittadini di Belgrado non hanno mai accettato l'idea di trasformare in un hotel di lusso l'ex quartier generale militare, distrutto dai bombardamenti NATO del 1999 e considerato un simbolo della memoria nazionale.
La svolta definitiva è arrivata con l'incriminazione del Ministro della Cultura serbo, accusato di corruzione e di aver truccato le carte per eliminare i vincoli storici sull'edificio. Di fronte allo scandalo legale, la società di Kushner ha preferito staccare la spina per evitare ulteriori danni d'immagine.
Si tratta di una vittoria storica per i movimenti civici serbi che hanno lottato contro la cementificazione di un sito così sensibile. Il governo serbo ora si trova a gestire le macerie politiche di un accordo che doveva essere il fiore all'occhiello del Paese e che invece è finito sotto inchiesta.
Per ora sono guidati da piloti umani, che decidono se sparare o no contro i soldati russi: «Non vogliamo che diventi proprio come Terminator
[...]
Meteor, 30 anni, un ufficiale ucraino che ha impiegato i robot sul fronte attorno alla città di Pokrovsk (i militari hanno un nome in codice che usano al posto del nome vero), spiega che ogni DevDroid è controllato da due operatori: uno si occupa della guida e dei movimenti, l’altro comanda l’arma. I robot sono dotati di un sistema di intelligenza artificiale. «L’AI vede i movimenti dei soldati russi davanti al robot, li inquadra e prende la mira. Avvisa anche l’operatore umano della presenza di bersaglio. Ma è l’operatore umano che decide se il robot spara oppure no: non vogliamo che diventi proprio come Terminator», dice Meteor.
E i soldati russi non rispondono al fuoco? Quanti colpi servono per mettere fuori uso un DevDroid? A queste domande Meteor risponde che l’arma del robot spara fino a 1,8 chilometri di distanza, che è molto più della gittata dei fucili d’assalto in dotazione ai soldati russi.
I DevDroid si muovono in quella che gli ucraini chiamano “kill zone” e i russi “zona grigia”, e che ha preso il posto del fronte. È una fascia di territorio conteso larga circa 30 chilometri e sorvolata a ogni ora da decine di migliaia di droni che costano meno di uno smartphone. I piloti dei droni sono attirati da ogni movimento a terra e se vedono un soldato gli si avventano contro e lo uccidono con una carica esplosiva. Il drone esplode a contatto.
Gli spostamenti in quella fascia con i veicoli sono quasi impossibili, perché danno ancora più nell’occhio dei soldati. I carri armati sono inutili, perché i droni li fanno saltare in aria. Costretti dai loro superiori ad avanzare, i soldati russi hanno provato ad attraversare la kill zone in tanti modi diversi: con le motociclette, su monopattini elettrici e persino a cavallo. Ma i dronisti ucraini li sorprendono allo scoperto e ogni mese ne ammazzano più di 30mila, secondo dati corroborati da prove.
Nella zona grigia i soldati ucraini restano spesso bloccati nelle loro postazioni per mesi, perché appena provano a spostarsi sono scoperti e inseguiti dai dronisti russi. Cibo e munizioni arrivano loro via droni. I siti di notizie ucraini raccontano di militari assediati nelle stesse buche per periodi di tempo lunghi fino a nove mesi e quando riescono a tornare hanno l’aspetto di naufraghi con la barba folta e i volti anneriti. Non c’è una linea fortificata tracciata con precisione ma tante piccole posizioni di soldati ucraini che cercano a oltranza di tenere indietro i russi. Attorno è un misto di fossati, campi minati, rottami di veicoli e tante piante.
Vista dallo spazio la kill zone è una grande fascia verde che va da nord a sud nell’Ucraina orientale, perché in più di quattro anni di guerra non si è quasi spostata e i campi un tempo coltivati sono stati abbandonati e sono diventati boscaglie. È un intrico di alberelli dove i soldati si tengono bassi per non farsi vedere dai droni. E ora si sono aggiunti i robot a motore elettrico, che girano coperti da reti mimetiche.
Il compito principale dei DevDroid è difendere le posizioni ucraine. A ogni robot viene assegnato un settore del fronte da presidiare. «Li spostiamo di continuo da un punto all’altro per evitare che i droni russi riescano a trovarli. È una tattica che chiamiamo la giostra», dice Meteor. «Quando invece c’è da attaccare la cosa migliore non è farli muovere di soppiatto ma farli correre», aggiunge.
L’ufficiale mostra l’aggeggio per pilotare i robot. È un joypad della Xbox, una console per giocare ai videogiochi, ma il sistema è compatibile anche con il joypad della PlayStation. È stata una scelta dei produttori. Una generazione di soldati cresciuta giocando con le console adesso si trova in mano gli stessi comandi per fare la guerra.
Meteor fa parte di un reparto specifico di una brigata (la 157esima meccanizzata) che impiega i robot, ed è stato formato a gennaio. Altri reparti simili sono stati creati pochi mesi prima. Il DevDroid che vedete in queste foto aveva partecipato poco prima a una dimostrazione riservata agli ufficiali ucraini in modo che fossero aggiornati su come sta cambiando il conflitto che stanno combattendo.
Più dei robot cingolati che arrancano verso le posizioni nemiche, più dei missili che arrivano all’alba su Kyiv, se questa fase della guerra ucraina dovesse essere riassunta in una scena potrebbe essere questa: un ingegnere ucraino di 43 anni dello stesso reparto di Meteor, in divisa mimetica, che alza la testa da un banco con un microscopio e mostra un circuito che ha appena finito di costruire. «Questo è il circuito che riceve i comandi del robot. Se lo acquistiamo costa 200 euro. Se ce lo facciamo da soli costa 18 euro di materiali». La produzione delle nuove armi ucraine, inclusi i robot, deve essere scalabile: deve poter far fronte a un aumento delle richieste senza grandi stravolgimenti nello sforzo di produzione. E deve essere economica. Al quinto anno di resistenza all’invasione gli ucraini hanno bisogno di macchine che infliggano danni ai soldati russi, senza costare e senza fronzoli. Quando si muovono i DevDroid sembrano la versione su cingoli dei robottini casalinghi che fanno le pulizie, ma sparano.
"Ho appreso dalla stampa il decreto di nomina del nuovo Cda degli Uffizi in cui si nominano il segretario alla presidenza del Consiglio già braccio destro di Brunetta, un professore universitario già direttore della fondazione Farefuturo di Fini, un ex candidato di Fi alla regione Toscana trombato. Si riempiono la bocca con 'nazione', ma qui c'è un cambio di consonante: 'fazione'. Si stanno prendendo tutto. Non si tratta di egemonia culturale, ma lottizzazione del patrimonio culturale.
Come ciliegina e foglia di fico, siccome erano tutti maschi e nessuno sapeva niente di storia dell'arte, hanno nominato anche una storica dell'arte importante, che però è la curatrice di un dipartimento del Metropolitan museum di New York, che chiede un sacco di opere in prestito agli Uffizi e crea quindi un conflitto d'interesse.
Non si può governare così il patrimonio del Paese.
È uno scandalo e io non posso far altro che dire ‘Non in mio nome’, dimettermi e denunciare pubblicamente quello che stanno facendo al patrimonio culturale della patria, distrutto dai patrioti".
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Il proprietario di un bar italiano a Berlino ha CACCIATO via dei turisti israeliani dopo che questi avevano sventolato una bandiera israeliana per provocare i manifestanti filo-palestinesi.
Arrestati anche due minorenni. Carabinieri e procure hanno fatto fatica a convincere le vittime a denunciare
Minacce e aggressioni a bengalesi in provincia di #Napoli, quattro in manette, tra cui due minorenni - Minacciati con una mazza da baseball e picchiati se non consegnavano i soldi. I Carabinieri hanno fatto fatica a convincere le vittime a denunciare
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E niente, ai nostri giuristi per caso non ne va bene una. Avevano finalmente scoperto due magistrati da adorare: la Pg milanese Nanni che s’è data ragione da sola perché Mattarella potesse darsi ragione da solo sulla grazia alla Minetti; e la gip fiorentina Martucci che ha archiviato l’inchiesta su B. (morto) e Dell’Utri (vivo) sulle stragi del 1993-94. “Magistrate da urlo”, le incensava il Foglio in orgasmo. Poi ieri il Fatto ha intervistato i tassisti che portavano le prostitute dal bordello di Punta del Este a casa Cipriani. E proprio a una festa del Foglio, a un’ora pericolosamente tarda del pomeriggio, Carletto Nordio ha detto che il caso Minetti non è chiuso: “Forse ci sarà qualche piccolo seguito di istruttoria” (corre voce che certuni stiano tentando di far ritrattare Graciela, la testimone che sperava di essere sentita dai magistrati italiani, povera illusa; ma cascano male: tutto quello che ci ha detto è registrato). In più la reazione dell’opinione pubblica alla ri-grazia è un po’ diversa da quella sognata dal Quirinale e dai suoi corazzieri. Meglio che Mattarella tenga pronte almeno altre 250mila grazie per i detenuti in carcere (62mila), i condannati che scontano la pena fuori dal carcere (100mila) e che attendono lo stesso trattamento (100mila). A occhio, meritano tutti la grazia un po’ più della Minetti.
Poi c’è l’archiviazione di Dell’Utri sulle stragi. Purtroppo è l’esatto opposto di come i trombettieri del Berluswashing se l’erano immaginata senza conoscerla: gli olgettini a mezzo stampa vedevano il crollo di “30 anni di teoremi”; Marina, figlia d’arte, delirava sulla fine di “campagne di delegittimazione” e di “montagne di carta straccia in tribunale e in certi giornali” e sull’“emergenza di riformare la giustizia” che si ostina a indagare sulle stragi; e la Meloni si congratulava con lei per le “ombre spazzate via dopo 30 anni di sospetti infamanti”. Mai commentare senza leggere: la gip “da urlo” scrive che “si configura un quadro indiziario significativo sulla posizione di Dell’ Utri”, anche se insufficiente, e si indaga su persone a giorno di “notizie estremamente riservate su Berlusconi mai veicolate alla magistratura”. Calamucci, hacker di Equalize, parla intercettato di una “vera prova di colpevolezza di Berlusconi di come ha preso i soldi dalla mafia” a proposito della nota di un ex Ros su un amico di Mangano che gli avrebbe portato dei soldi. Spiace per Marina: per il cestino della carta straccia c’è tempo.
Ps. Ieri Sallusti, con grave sprezzo del ridicolo, titolava su Libero “Travaglio senza vergogna”. Intanto il suo spirito guida Palamara veniva condannato a pagare 23mila euro all’ex Pg Salvi per averlo diffamato nel libro scritto da lui (Sallusti). E pazienza, dài, è andata così.
Il costo medio di un MWh di energia prodotta con il nucleare è di 150 €. Il fotovoltaico costa un terzo. Oggi in Italia solo il 7% dei tetti ha un impianto fotovoltaico. (Fonte Giorgio Parisi, premio Nobel). Ovviamente la priorità del governo Meloni è il nucleare. LOGICO!