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indimenticabile renzi
Nella giornata mondiale per le vittime di tortura facciamo nostre le parole del Procuratore Sergio Colaiocco
"Regeni non è solo il nome di una vittima, è diventato il nome universale di domanda di giustizia“
Con Paola Claudio e Alessandra.
da Giulio Siamo Noi

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Vi ricordate del ragazzo cubano pestato in un commissariato a Roma, lo scorso agosto?
Non appena lo seppi, chiesi chiarimenti e presentai un'interrogazione a riguardo. Oggi apprendo che i sei agenti coinvolti sono stati sospesi dal servizio. È un ottimo segnale. Non succede quasi mai.
In sedici anni passati tra aule di tribunale, di sospensioni ne ho viste pochissime. Ho visto soprattutto il contrario. Il Generale Casarsa, che falsificò le annotazioni per proteggere sé stesso e i suoi uomini, comandava i Corazzieri del Quirinale quando le indagini sul depistaggio sono arrivate a toccarlo. Lo hanno spostato solo allora. È arrivato alla prescrizione. Il Generale Tomasone, che mentì alla stampa sulle condizioni di mio fratello, è arrivato in pole position per la carica di Comandante Generale dell'Arma. Nessuno dei due è mai stato sospeso un giorno.
Nel frattempo ho visto un altro carabiniere, un semplice appuntato scelto, Riccardo Casamassima, la prima persona in divisa ad aver avuto il coraggio di dire la verità su mio fratello, ricevere quindici provvedimenti disciplinari e tre trasferimenti che non aveva chiesto.
È questo il mondo al contrario: carriera per i primi due e nemmeno un gesto di scuse per il terzo.
I provvedimenti presi nei confronti dei sei agenti di Roma dovrebbero essere la regola, non l'eccezione.
Ilaria Cucchi
"Il militarismo esige che l'uomo smetta di pensare e inizi a funzionare. L'uniforme non veste solo il corpo, ma anche la mente, soffocando ogni residuo di coscienza critica e individuale."
Ricordando Alfred Döblin, morto il #26giugno 1957.
Avvocata Cathy La Torre
53.676 persone si sono iscritte a un gruppo Facebook.
Il gruppo porta questo nome: “Meglio una di meno che una femminista di troppo”.
"Una di meno”: una donna in meno. "Che una femminista di troppo”.
È la parodia esatta di "Non Una Di Meno", il movimento che da anni conta le vittime di femminicidio per gridare che le donne le vogliamo tutte vive. Hanno preso quel grido e lo hanno capovolto: una donna in meno va bene, dicono, purché al suo posto sparisca una femminista.
Dietro l'ironia, il messaggio è limpido: tra una donna che chiede diritti e una donna che sparisce, scelgono la seconda. Una femminista che alza la voce dà più fastidio di una donna che tace per sempre perché privata della vita.
L'odio diventa un logo, un'identità di cui vantarsi. La misoginia si traveste da meme e così smette di spaventare. Funziona proprio per questo: l'ironia la rende digeribile e una cosa digeribile sembra subito normale.
E quel gruppo ha ‘fratelli’ ovunque.
Nell'estate del 2025 Meta ha chiuso "Mia Moglie", 32mila iscritti che si scambiavano foto delle compagne senza consenso. A marzo 2026 un'inchiesta della CNN ha portato a galla una rete di siti e canali Telegram, ribattezzata “Accademia internazionale dello stupro”: 62 milioni di visitatori al mese, più dell'intera popolazione italiana. Lì si scambiavano istruzioni su come drogare e violentare le proprie partner.
E ogni volta la sequenza si ripete identica. Chiudono un gruppo, ne apre un altro. Oscurano una pagina, riappare su Telegram il giorno dopo. La piattaforma cambia, il meccanismo resta: gli algoritmi premiano ciò che fa discutere e l'odio fa discutere più di tutto. L'odio genera traffico, il traffico genera soldi.
Online, la violenza sulle donne rende.
Quel gruppo è soltanto “di cattivo gusto” o è anche illegale? Proviamo un esperimento: cambiamo bersaglio.
"Meglio uno di meno che un ebreo di troppo”. Una frase così, puntata contro una religione o un'etnia, è istigazione all'odio: la punisce l'articolo 604-bis del codice penale, grazie alla legge Mancino.
Quell'articolo copre l'odio per motivi razziali, etnici, religiosi, di nazionalità. L'elenco finisce lì. L'odio contro le donne, in quanto donne, in Italia non gode della stessa tutela penale specifica.
Una legge per riempire quel vuoto, in Senato, c'era: il DDL Zan. Estendeva la stessa tutela (il reato e l'aggravante) anche all'odio fondato su sesso, genere, orientamento sessuale, identità di genere e disabilità. Il 27 ottobre 2021 il Senato l'ha affossata con un voto segreto, accolto da applausi e cori da stadio sui banchi del centrodestra. Da allora quel vuoto è rimasto identico. E gruppi come questo lo sanno bene.
E sì, siamo stanche. Stanche di doverlo spiegare ogni volta da capo.
Stanche di segnalare gruppi che riaprono dopo poche ore.
Stanche di sentirci dire che era solo una battuta, che non capiamo l'ironia, che ci offendiamo per niente.
Stanche, soprattutto, di contare: una di meno, una di meno, una di meno, mentre qualcuno, su quel conteggio, ci fa ironia con tanto di simbolo di marchio registrato.
E allora una cosa, ogni volta, resta in mano nostra: segnalare. Gruppi come questo vivono del nostro silenzio e quel silenzio glielo togliamo. Una alla volta, una accanto all'altra. Non una di meno. Mai una di meno. Nemmeno una Se avete Facebook segnalate questa pagina
Che poi, se ricordate la storia, si doveva fare solo un anno e mezzo ai domiciliari. Ma è evaso, ed è finito al gabbio vero. Per dire l'acume e l'intelligenza.

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First Trillionaire (taken by me in meatpacking district NYC last year)