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La Collectionneuse (1967) Éric Rohmer
Pugni chiusi
non ho più speranze
in me c'è la notte più nera
Occhi spenti
nel buio del mondo
per chi è di pietra come me ...
13giugno1979
#DemetrioStratos, alias Efstràtios Dimitrìu, nato il 22 aprile 1945, è una delle figure più iconiche e leggendarie della storia del prog "colto"
Cantante, polistrumentista e musicologo di origine greca (poi naturalizzato italiano) è noto per essere stato frontman prima de I Ribelli e poi degli Area - una vera istituzione nei generi fusion e prog rock. Ma nel contempo, si è dedicato a numerosi altri progetti, lavorando e collaborando con tanti colleghi e sperimentatori del suono.
Con gli Area incise cinque album fra il 1973 e il 1978 - anno in cui abbandonò la band per dedicarsi totalmente ai suoi studi nel campo della ricerca vocale. In questo ambito era riconosciuto come un'autorità e infatti subito inanellò una serie di contatti e collaborazioni con John Cage (che lo invitò a esibirsi al Roundabout Theatre di New York), Merce Cunningham, la Dance Company, Andy Warhol, Jasper Johns...
Nel 1979, infatti, Stratos venne colpito da una forma gravissima di anemia aplastica (ossia una insufficiente produzione, nel midollo osseo, di cellule del sangue di tutti i tipi). Andò a farsi curare presso il Memorial Hospital di New York, dove con costose terapie e un trapianto di midollo osseo sembrava che avrebbe potuto ritrovare la propria salute. Ma, proprio alla vigilia di un grande concerto organizzato da amici musicisti italiani (fra questi la PFM) per raccogliere fondi da destinare a pagare la degenza di Stratos, lui morì. Era il 13 giugno del 1979.
https://youtu.be/krxU5Y9lCS8
#AnitaPallenberg , (Roma, 6 aprile 1942 – Chichester , 13 giugno 2017)
era italiana, romana de Roma, nata e vissuta in una villa “piena di libri, di grandi quadri di donne nude, di statue che giocavo a vestire e svestire, come fossero manichini. Una casa piena di musica, di Kurt Weill”. A 15 anni, i suoi genitori la spediscono in un collegio tedesco per farle imparare le regole dell’alta società. Pochi mesi e Anita si fa cacciare, “per aver fumato, bevuto e – peggio ancora – fatto l’autostop”, quindi il padre la fa ritornare a Roma, la iscrive a una scuola di disegno, ma Anita non ci va, ha di meglio da fare: bigia perché è innamorata, lui fa il pittore, vive a via Ripetta, è drogato perso, e si chiama Mario Schifano. Anita va a vivere con lui, passa i pomeriggi al Caffè Rosati a Piazza del Popolo, posto frequentato da pittori, scrittori, artisti, gente come Fellini, Pasolini, Moravia, Penna. Schifano è chiamato a New York da Ileana Sonnabend, che ricorda un’Anita “tutta truccata di verde”, ma Anita la frequenta poco, a New York va dritta alla Factory, e da Frank O’Hara, dai Beat. Schifano “ha nostalgia della mamma e della pastasciutta”, torna a Roma, Anita non lo segue perché l’agenzia di moda più prestigiosa dell’epoca (quella che gestisce Twiggy) la mette sotto contratto. Anita inizia a fare la modella, gira il mondo, sta di base a Monaco. Qui una sera va al concerto dei Rolling Stones: nel backstage Keith Richards la nota ma Anita no, lei sceglie Brian Jones: le piace Brian perché “mi parla e non fa l’idiota”. “Quando ho conosciuto Anita”, ammette Keith, “me la sono fatta sotto dalla paura”. Anita è bellissima, estrosa, indipendente, è un uragano di esperienze e cultura: “Anita sapeva tutto, di tutti, e sapeva dirlo in 5 lingue”. Al suo confronto, Keith si sente “uno zotico, un provinciale. Anita mi parlava, mi contestava quel poco che le balbettavo. Alle sue domande, l’unica risposta valida sarebbe stata: ‘E io che ne so?!?’”.
Anita gli accende un fuoco dentro , Anita è la sesta pietra, è dentro tantissime canzoni degli Stones, e forse non tutti sanno che Angie non è dedicata alla loro seconda figlia, no, Angie è Anita, Angie si legge “Anita-I-Need-Ya”. Anita è la paura in Gimme Shelter, la paura che lei lasci Keith per Mick: quando Keith la scrive, Anita è sul set a girare Performance con Jagger. Anita ha sempre negato di aver tradito Keith con Mick, eppure Keith a Bockris dice che anche You Can’t Always Get What You Want è Anita, è Mick che non può averla dopo il film, è Mick che vuole che Anita se ne vada via con lui, è Anita che gli dice no, mordendolo nell’orgoglio.

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Non starò più a cercare parole che non trovo
Per dirti cose vecchie con il vestito nuovo
Per raccontarti il vuoto che al solito ho di dentro
E partorire il topo vivendo sui ricordi
Giocando coi miei giorni, col tempo
O forse vuoi che dica che ho i capelli più corti
O che per le mie navi son quasi chiusi i porti
Io parlo sempre tanto, ma non ho ancora fedi
Non voglio menar vanto di me o della mia vita
costretta come dita dei piedi
Queste cose le sai, per te siam tutti uguali
E moriamo ogni giorno dei medesimi mali
Perché siam tutti soli ed è nostro destino
Tentare goffi voli d'azione o di parola
Volando come vola il tacchino
Non posso farci niente e tu puoi fare meno
Sono vecchio d'orgoglio, mi commuove il tuo seno
E di questa parola io quasi mi vergogno
Ah, c'è una vita sola
Non ne sprechiamo niente in tributi alla gente o al sogno
Le sere sono uguali, ma ogni sera è diversa
E quasi non ti accorgi dell'energia dispersa
A ricercare i visi che ti han dimenticato
Vestendo abiti lisi
Buoni ad ogni evenienza
Inseguendo la scienza o il peccato
Tutto questo lo sai e sai dove comincia
La grazia o il tedio a morte del vivere in provincia
Perché siam tutti uguali, siamo cattivi e buoni
E abbiam gli stessi mali
Siamo vigliacchi e fieri saggi, falsi, sinceri, coglioni
Ma dove te ne andrai? Ma dove sei già andata?
Ti dono, se vorrai, questa noia già usata
Tienila in mia memoria, ma non è un capitale
Ti accorgerai da sola
Nemmeno dopo tanto
Che la noia di un altro non vale
D'altra parte, lo vedi, scrivo ancora canzoni
E pago la mia casa, pago le mie illusioni
Fingo d'aver capito che vivere è incontrarsi
Aver sonno, appetito, far dei figli, mangiare
Bere, leggere, amare, grattarsi
#FrancescoGuccini, (Modena, 14 giugno 1940) cantautore, scrittore e attore italiano. Fra i più rappresentativi e popolari cantautori italiani, il suo debutto ufficiale risale al 1967 con l'LP Folk beat n. 1; in una carriera cinquantennale ha pubblicato oltre venti album di canzoni.
"Per assistere a un concerto di Francesco Guccini accorrono a migliaia da più di quarant’anni. Uno spettacolo dove non esiste alcun effetto scenico, dove l’unica cosa che conta è il rapporto che si stabilisce fra pubblico e interprete. La musica di Guccini trova interlocutori in tutte le generazioni: dai suoi coetanei, ai figli, fino ai nipoti, ciascuno ricerca qualcosa di diverso, trovando nelle parole e nella musica dell’artista uno spazio proprio e privato. E’ stato considerato a lungo il cantautore «politicizzato» per eccellenza, un giudizio a cui hanno di certo contribuito le risonanze che si sono sempre colte fra le parole delle sue canzoni e le vicende e le occasioni storiche e politiche di decenni cruciali della vita civile. L’impegno politico di Guccini consiste in realtà nel suo modo di raccontare storie particolari elevandole a significati generali, per non dire universali. Politico è Guccini anche nel suo perenne invito al dubbio, alla possibilità di osservare la realtà e il mondo da un altro punto di vista, come rivela anche il ricorso frequente all’ironia e all’autoironia, che sono fra le caratteristiche più costitutive e interessanti della sua fisionomia d’artista. Il ma, il forse, l’oppure che attraversano molti dei suoi testi servono così a mitigare, a togliere ogni enfasi alle sue affermazioni, proponendole, al contrario, come pensieri sempre suscettibili di nuove e diverse interpretazioni."
Non basta citare Eco più o meno a (s)proposito, per collocarsi automaticamente al di sopra della massa di cretini, stupidi e imbecilli che imperversano per il web e per le strade extra-virtuali.
E qualche volta, citandolo, si scivola involontariamente in una delle categorie della sua tassonomia della stupidità di cui ho parlato qui.
Notarelle di un uomo pedante (quasi un terzo o quarto Casaubon)
Roland TOPOR - Miss univers et Jeux olympiques
Nobuyoshi Araki
Jan Saudek - Véronique "Jeanne d'Arc", 1999

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Poesie racconti amenità
«Nella società comunista, in cui ciascuno non ha una sfera di attività esclusiva ma può perfezionarsi in qualsiasi ramo a piacere, la società regola la produzione generale in modo da rendermi possibile di fare oggi questa cosa, domani quell'altra, la mattina andare a caccia, il pomeriggio pescare, la sera allevare il bestiame, dopo pranzo criticare, cosi come mi viene voglia; senza diventare né cacciatore, né pescatore, né pastore, né critico».

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