La solitudine dei capitoli primi
1.
Entrò in quella stanza aprendo una porta marcia che nascondeva un tesoro. Un pavimento ricoperto di vecchie riviste e, soprattutto, di libri. Vecchi libri, tutti aperti come fossero farfalle appoggiate su un manto di foglie. Le copertine, ormai sconquassate, quasi tutte scollate dal resto delle cuciture in sedicesimi, erano così disordinatamente sistemate a terra a prendere polvere. Tutte quante accompagnate da un capitolo. Il primo di ogni volume, che ormai, da anni, non si sa per colpa di chi, giaceva per terra a ricoprire un pavimento di maiolica che ogni tanto, qui e là, emergeva boccheggiando. Un mare di libri, più che un tappeto, ché gli strati erano tanti. C’erano manuali, romanzi, saggi, raccolte di racconti e di poesie, qualche volume fotografico. Tutti insieme eppure tutti soli: la maggior parte scompagnati dal resto del libro a cui erano appartenuti. Alla fine forse tutti noi mostriamo la copertina, il frontespizio e al massimo il primo capitolo del nostro essere, del nostro stare con gli altri: cerchiamo di impressionare gli altri, mentre non cerchiamo mai una relazione con noi stessi, col capitolo 2, 3, 4… con l’epilogo della nostra vita. Conosci te stesso dicevano gli antichi greci. Ecco. Tuttavia, per rintracciare il capitolo 2, 3, 4… bisognava ripartire dal capitolo 1. “Chi siamo?” Sembravano interrogarsi quei libri per terra e intanto ostentavano il loro “Chi vorremmo essere agli occhi degli altri?”. Anche perché, diciamocelo, insieme alla copertina, il primo capitolo è tutto: è quello che in libreria, con il suo incipit, ci invoglierà o meno a portarcelo a casa il libro di cui fa parte. Cercando di appoggiare il piede sulle poche chiazze scoperte di mattonelle dipinte a colori ramati e ferrosi, verdi e rossi, si addentrò in quel marasma e, chinatosi, iniziò a leggere. – Capitolo 1.
“La solitudine dei capitoli primi” V. Cammarata ed. Chissà #100















