Un tatuaggio. Anzi due. Ma come fosse uno. Su entrambe le scapole. In realtà un po' più sopra. Non le classiche ali da angelo o da demone. Qualcosa di molto più semplice ed espressivo al tempo stesso. Due coppie di virgolette, all'inglese, come ad aprire e chiudere un discorso. Un pensiero. E tutto quello che c'è in mezzo è un concetto: la curva delle spalle, il collo, il ciuffetto di capelli che le adorna la nuca, la testa. Il suo cervello. Ho ripensato a quelle "virgolette" e al loro significato. Perché, sì la punteggiatura ha un senso, ma va contestualizzata. In questo caso conta quello che sta fuori da ciò che racchiudono. Non è mica sempre detto indichino le parole di qualcuno, qualcosa di detto. Chi parla in questo caso? Non sta scritto. Ma soprattutto potrebbe non essere un "discorso". Potrebbe racchiudere una parola che diventa una metafora, un'antonomasia... quell'odioso gesto molto "americano" che si fa alzando le mani mentre si parla sottolineando visivamente con una veloce ripetizione di indice e medio che curvano per un paio di volte verso il basso... Potrebbe essere lei stessa una metafora. In tutta questa serie di pensieri grammaticali — anche i suoi pensieri possono essere contenuti da quelle virgolette, anzi lo sono sicuramente — mi sto accorgendo di aver fin qui trascurato tutti gli aspetti tipografici. Imperdonabile se come me avevi studiato grafica. Garamond Simoncini Bold il font usato. E le virgolette tipografiche e, come dicevo prima, "all'inglese": vale a dire, apertura con la punta delle virgole che vanno verso destra in alto e, viceversa, chiusura con virgole puntate verso il basso e verso sinistra. Chissà se è stata lei ad aver scelto font o il suo tatuatore. La voglia di farla girare toccandole due volte la virgoletta sulla spalla destra e dare soluzione alla mia curiosità si fa sempre più forte.
"Tatootelling" M.Skin ed.Signs #86










