Esattamente un anno fà la mia vita è cambiata radicalmente.
Mi hanno diagnosticato il linfoma di hodgkin
e io neanche sapevo potesse esistere una malattia con un tale nome.
Quando chiesi quale terapia era prevista, la dottoressa con un sorrio dolce rispose "chemio".
In quel momento la mia mente si è svuotata,
come se il mio cervello fosse andato in black out.
In quel momento una parte di me è morta.
Poi è stato un susseguirsi frenetico di esami, visite, medicine e poi la chemio.
Mi ha fatta sentire se possibile ancora peggio,
solo fisicamente, perché la testa l'avevo già persa.
Ho iniziato a non avere più forze nel mio corpo
e pian piano stavo perdendo il controllo.
Ma almeno avevo una speranza: guarirò,
questo veleno nelle mie vene mi farà guarire.
La prima brutta notizia ce l'aspettavamo,
poiché il percorso standard di guarigione era più lungo,
non ci siamo illusi che sarei guarita prima del normale.
La seconda brutta notizia ha fatto male,
non avevo preso in considerazione di non essere parte
di quella grande percentuale che reagisce bene alla terapia di prima linea.
No, non sono tanto fortunata.
Di nuovo visite, esami e il trasferimento in un nuovo ospedale.
In programma una chemioterapia più dura ma molto più efficiente,
il dottore mi disse: un modo per estirpare questo male te lo troviamo.
È stata peggio, ma non mi interessava davvero,
ho vomitato, ho sofferto,
ma ogni giorno mi dicevo: oggi è l'ultimo,
Non so neanche dove la trovassi tutta questa forza.
Ma sono arrivata anche alla fine della seconda terapia, ottimista,
perché sentivo di riprendere un po' il controllo del mio corpo.
E invece un altro colpo al cuore.
non stava andando come avrebbe dovuto.
E mi sono sentita smarrita più che mai.
Stavo perdendo la fiducia in queste persone e la speranza per un futuro.
Poi mi hanno parlato di un nuovo tipo di terapia,
più sperimentale, ma con buoni effetti.
E ho iniziato anche questa terza linea,
per fortuna, almeno, non mi fa più vomitare.
Ora non so che cosa aspettarmi,
non posso prendermi il rischio di illudermi ancora.
Ma come sempre, mi faccio forza e proseguo a testa alta,
ho imparato che pensare fa più male del linfoma.