Il fatto è questo, non importa come mi chiamo o quanti anni ho. Non importa neanche sapere da dove vengo, che scuola ho fatto e che segno zodiacale sono. Importa sapere che sono un essere umano come tanti altri e che come tutti ho le mie debolezze e i miei punti di forza.Â
Il problema non è essere diversi in questo mondo con quasi otto miliardi di anime, sta tutto nel fatto che nessuno accetta la diversità dell’altro.Â
Ho un sogno nella vita, che difficilmente racconto a qualcuno, perché nessuno riesce a provare l’entusiasmo che provo io e proprio per questo è inutile anche nominarlo. Mi piacerebbe, nella vita, diventare una scrittrice. Punto, non c’è altro oltre a questo. E quando lo racconto le persone mi guardano come se fossi un’aliena. ‘Che sogno è?’ mi chiedono, ed io non so cosa rispondere. ‘Che ambizioni scarse che hai nella vita’. ‘Che lavoro è la scrittrice? pensi di riuscire a mantenerti scrivendo quattro cazzate?’. Ed io come sempre non so cosa rispondere.Â
Allora io mi chiedo cosa possa significare questo. Un sogno non ha diritto di esistere solo in quanto tale. Se io non posso attribuire un valore numerico che riempia le mie tasche fino a non reggere più, allora non ha diritto di esistere. Dunque posso dedurre che nella società esista una lista ben chiara di un sogno (inteso come ambizione) che ha il diritto di esistere ed essere realizzato e quali no. E ancora c’è una differenza che non riesco a capire che rende i sogni realizzabili per alcuni e impossibili per altri.Â
Se io non avessi un nome, e un titolo di studio, e fossi nata in mezzo al nulla, sconosciuta a tutti come potrei emergere e raggiungere il mio sogno? E in fondo sono più o meno così.Â
So il mio nome, il mio indirizzo, dove sono nata e quanti anni ho, so che titolo di studio ho, ma in fondo in fondo ancora non so chi sono. Non so come farò ad emergere, non so come farò a realizzarmi, perché in fondo chi sono io in questo mondo di otto miliardi di anime?