Dopo aver visto il film "Fabrizio De André - Principe libero” mi è venuta voglia di riascoltare Amico Fragile. E questa credo sia una delle cose buone che questo film ha fatto, perché per quanto un artista lo si possa conoscere e amare ci sono sempre le canzoni che ascolti di più e quelle che ascolti di meno.
Già ieri, e stamattina poi, ho visto un sacco di articoli e commenti su questo film, la maggior parte se non totalmente negativi nemmeno proprio entusiasti. Due cose, tra le tante che ho letto, mi hanno colpita di più. La prima, riguardo al fatto che De André non l’avrebbe apprezzato (qualcuno ha addirittura scritto che si sarebbe indignato). Che dire, se il Faber fosse ancora qui tra noi probabilmente avremmo visto un film diverso o, ancora più probabile, non l’avremmo proprio visto. Ma il Faber non è qui, purtroppo. Perché se lo fosse sarebbe il primo a ricordarci che lui è una persona proprio come noi, prima di tutto; prima del cantautore, del poeta, del genio, del mito che lo abbiamo reso. Una persona la cui intera vita è difficile mettere in tre ore di film, tanto più quando sei un artista con una vita che ne vale almeno due e tante, tante, tante idee che, comunque, se si vogliono conoscere basta spegnere la tv e mettere su un suo disco.
E qui veniamo alla seconda cosa che mi ha colpita. E cioè il fatto che molte critiche vanno alla costruzione della storia, a quello che si racconta. Manca la poetica, mancano i personaggi chiave nella vita di De André, mancano i protagonisti delle sue canzoni. No dico, quand’è che avete pensato che in tre ore si potesse raccontare tutta la vita, l’arte, la musica di De André per filo e per segno? Forse le aspettative erano un po’ altine... Il punto è che il film giusto non esiste perché quando un artista arriva a così tante persone ognuno di noi si costruisce su di lui una sua storia, amalgamata a dovere con la nostra vita, i nostri sentimenti, le emozioni. È ovvio che ognuno di noi su Fabrizio De André, come su qualunque altro artista, scriverebbe un film che non somiglia nemmeno lontanamente a quello che abbiamo visto. L’errore più grande sta nella presunzione di pensare che la vita di un artista così grande non si possa raccontare o di credere di sapere come sarebbe meglio farlo. Metterlo su un piedistallo e renderlo intoccabile; questo sarebbe quello che che farebbe sicuramente incazzare il Faber.
Personalmente ho guardato questo film senza aspettarmi nulla, ma con una grande curiosità e oggi, a film visto, mi domando cosa di buono ci lascia. Alla fine, quello che vale la pena chiedersi secondo me è proprio questo: cosa ci lascia questo film? Perché se quello che rimane è anche una sola cosa buona, allora ne è valsa la pena.
Ecco, secondo me rimangono due attori bravissimi, Valentina Bellè e un Luca Marinelli bravo e coraggioso (che ci mette la voce anche nelle scene di cantato) che nei vestiti di De André ci sta a pennello. Ma soprattutto questo film lascia a chi già conosce Fabrizio De André la voglia di riascoltarlo, di riprendere magari quella canzone che di solito sceglie meno, e a chi non lo conosce lo spunto per scoprirlo.
Come ha scritto il mio amico Davide, questo film è stata un’occasione. E le occasioni si colgono. Quindi adesso se volte conoscere nel profondo chi è De André scegliete uno dei tanti libri scritti su di lui e leggetelo, ma soprattutto prendete un suo disco e ascoltatelo.