𝗣𝗔𝗨𝗟 𝗡𝗘𝗘𝗥𝗔𝗝, 𝗠𝗔𝗡𝗚𝗜𝗔𝗧𝗢 𝗗𝗔𝗟 𝗟𝗔𝗩𝗢𝗥𝗢 𝗡𝗘𝗥𝗢
Paul Neeraj forse aveva 32 anni e forse lavorava come bracciante. Le uniche certezze sono il nome, la provenienza dall’India, e il fatto che è morto venerdì 24 aprile nell’ospedale Ruggi d’Aragona di Salerno. Il resto è avvolto nelle nebbie del lavoro nero, dell’immigrazione irregolare, dello sfruttamento intensivo. La sua vicenda è stata ricostruita in modo esemplare da Salvatore Lucente sul Manifesto (link nel primo commento), ma molto deve essere ancora scoperto.
Paul Neeraj il 10 aprile è arrivato al Ruggi in condizioni disperate dopo un primo tentativo di ricovero all’ospedale di Nola. Era incosciente, aveva le gambe in cancrena e una sovrainfezione che gli aveva devastato gran parte degli organi interni. Per due settimane i medici hanno fatto l’impossibile, tra camera iperbarica e trasfusioni, ma la setticemia aveva letteralmente mangiato la carne di Paul Neeraj fino all’osso e venerdì 24 il lavoratore è morto. In attesa dell’autopsia l’ipotesi dominante è che i gravissimi danni fisici siano stati causati dal contatto prolungato con sostanze chimiche e dall’inalazione dei loro vapori. Sostanze in uso in agricoltura e negli allevamenti ma anche nelle tante aziende tessili che punteggiano il territorio.
Saranno le indagini a ricostruire l’odissea italiana del lavoratore e, auspicabilmente, a individuare gli sfruttatori. Sulla possibilità che paghino per i loro crimini nutriamo più di un dubbio. La legge, soprattutto in questa fase storica, è arcigna con i poveracci e piena di scappatoie per i sedicenti imprenditori. E l'ultimo dei pensieri di questo governo è la tutela dei lavoratori. Tanto meno se immigrati.
#paulneeraj #mortidilavoro #lavoronero