Il cantico del su1cid@
È passato molto tempo.
Avrei dovuto farmi sentire.
Stavolta non farò tardi.
Costruisco piccole cose: lacci nuovi, sistemo il colletto della giacca.
Mi prendo il mio tempo: per scrivere, per capire se va bene.
Sto ancora imparando a non sparire dentro i colori.
Cammino, mi fermo a contare le rose.
Alzo gli occhi e ascolto le nuvole.
Forse si può imparare, forse non è un segreto.
Respiro l’aria fresca, non fredda.
Le correnti, la folla. In qualche modo.
Supero le rovine, papaveri sui corpi dei soldati.
La camicia, la casa. La strada è lunga, ma posso farcela.
Sono io a tenermi insieme, anche quando non lo so.
Il sole inonda la strada e l’erba danza, cullata dal vento.
Vedo una sagoma in lontananza.
Non ho più gli occhi di una volta, ma vado avanti.
Fa male, fa paura, ma continuo a muovermi.
Mi vedo riflesso nell’acqua.
Guardo le mie mani: si muovono in modo diverso.
È passato molto tempo.
Si alza il vento.
Guardo il mare, una vela bianca, le onde, i gabbiani.














