"Quando fai l'elenco di tutte le persone che ami, spero non ti dimentichi di te stesso"
- Charlie Mackesy
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"Quando fai l'elenco di tutte le persone che ami, spero non ti dimentichi di te stesso"
- Charlie Mackesy

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Art Request :)
Svanisce il giorno, ma resta la scia, un’impronta invisibile nell’aria chiara, non è voce, non è passo, né nostalgia, è un segreto che la pelle dichiara.
Note di testa, fresche come il mattino, un soffio di agrumi e di libertà, che danza nell’aria, fiero e divino, sfiorando i sensi con casta rarità.
Poi giunge il cuore, caldo e profondo, gelsomino in fiore e rose d’oriente, l’anima nuda che abbraccia il mondo, vibra nel petto, dolcemente ardente.
E nel finale, dove il tempo si arrende, muschio e ambra firmano il destino, un’eco vellutata che il cuor comprende, come un ricordo che si fa cammino.
Non è solo aroma, non è vanità, è la memoria d’una carezza data, l’essenza pura della tua verità una donna che passa, e resta ammirata.
- Flavia N.
Ci sono anime, che io chiamo anime erranti perché qui, in questo mondo non troveranno mai niente che le appaghi, ma non per superbia, ma forse, e dico forse, perché è talmente grande il loro vuoto che non c’è niente di così immenso che possa colmarlo. Esse nascono per un altrove, fosse anche lo spazio siderale più profondo ma non in questa realtà che altro non è che un mero passaggio. Charles Baudelaire, “Anime erranti”
Ioan Muntean - fost-ai lele (7)
Sursă: Ioan Muntean – fost-ai lele (7) – Cronopediada grup – Cronopedia Maraton Panorama Literară 2024, ianuarie 07. (poezie, cyberpoem) ciclul „fost-ai lele” fost-ai lele (7) cyberpoem suprarealist fost-ai lele foc aprins pe o creastă de argint mi-ai aprins inima-n vis cu un zâmbet cristalin fost-ai lele floare rară crescută pe o stâncă-n soare mi-ai parfumat sufletul amară cu o mireasmă de…
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Ioan Muntean - dragobetele năvalnic
Sursă: Ioan Muntean – dragobetele năvalnic – Cronopediada grup – Cronopedia Maraton Panorama Literară 2024, februarie 23. (poezie, cyberpoem) ciclul „fost-ai lele” dragobetele năvalnic #cyberpoem simbolist într-un petec de vis ascuns sub lumina stelară poveștile vechi se rostesc într-o atmosferă rară dragostea ca un zefir dansează printre astre iar cerul se umple de minuni fiori de iubire…
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“vieni, usciamo
tempo è di Rifiorire.”
-Gabriele D’Annunzio, Consolazione.
“ Nei miei parti letterari, l'esiguità del contenuto si accompagnava a un'assoluta dimenticanza delle convenienze. Una parte di essi, con gran gioia dei benpensanti, non vide mai la luce. Essi venivano ritagliati dalle riviste dalla forbice del censore, e servirono di pretesto per citarmi in giudizio per infrazione di due articoli del codice allo stesso tempo: per il tentativo di sovvertire l'ordine esistente e per pornografia. Il mio processo si sarebbe dovuto celebrare nel marzo del 1917, ma alla fine di febbraio il popolo si sollevò intervenendo in mio favore, dette alle fiamme l'atto di accusa, e insieme con esso l'edificio stesso del tribunale distrettuale. A quel tempo Aleksej Maksimoviè abitava sulla prospettiva Kronverskij. Gli portavo tutto quello che scrivevo, e allora io scrivevo un racconto al giorno (piú tardi mi avvenne di abbandonare un tale sistema, per andare a finire all'estremo opposto). Gorkij leggeva tutto, respingeva tutto ed esigeva che continuassi. Finalmente ci stancammo tutti e due, e un giorno Gorkij mi disse con la sua sorda voce di basso: — È ormai assolutamente chiaro che voi, amico mio, non capite proprio niente, ma in molti casi tirate a indovinare... Sarà bene quindi che ve ne andiate un po' fra la gente... E il giorno seguente mi svegliai corrispondente di un giornale non ancora nato, con in tasca duecento rubli d'indennità di trasferta. Il giornale non vide mai la luce, ma l'indennità di trasferta mi fece comodo. La mia missione durò sette anni, percorsi tanta strada e fui testimone di tante lotte. Sette anni piú tardi, quando mi rimandarono a casa, compii il secondo tentativo per pubblicare i miei racconti, e ricevetti da Gorkij il seguente biglietto: « Prego, si può cominciare... » E di nuovo, appassionata e costante, la sua mano riprese a trascinarmi. L'esigenza di aumentare continuamente e a qualsiasi costo il numero delle cose belle e utili su questa terra, veniva comunicata da Gorkij a migliaia di persone che lui stesso aveva saputo scovare ed educare, e per mezzo di esse quell'esigenza veniva comunicata a tutta l'umanità. Egli era posseduto da un'inaudita, infinita passione per la creazione umana, passione che in lui non s'indeboliva mai, neppure per un istante. Gorkij soffriva quando una persona, da cui egli si aspettava molto, si dimostrava sterile; e invece si stropicciava felice le mani e strizzava l'occhio al mondo, al cielo e alla terra quando da una scintilla si levava una fiammata... “
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Brano tratto da L’inizio (1938), testo raccolto in:
Isaak Babel’, L’armata a cavallo. Racconti di Odessa. Racconti vari editi e inediti, (traduzione di Gianlorenzo Pacini), Istituto Geografico De Agostini (collana Capolavori della narrativa), 1982; pp. 331-32.