A volte basterebbe solo un abbraccio per stare meglio.

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A volte basterebbe solo un abbraccio per stare meglio.

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Vivere
Mi siedo su questo sasso all'ombra di questo albero, guardo il fiume verde verdissimo scorrere verso destra, ne sento l'odore, ne sento il suono. Decido di immergervi i piedi. La me bambina è felice, scalpita di gioia. Si toglie le scarpe, i calzini, immerge i piedi nell'acqua fresca, poco alla volta perché rabbrividisce, è emozionata, pensa La prima volta che bagno i piedi in un fiume! L'acqua scorre, la bagna, la accarezza, la raffredda, sente il freddo nelle ossa delle dita. Sorride, felice. La prima volta che bagno i piedi nel fiume, pensa ancora. Poco dopo scrolla un po' la sabbia e rimette i calzini. Che birbanteria! Una cosa così non la fanno le brave bimbe, loro si puliscono, si asciugano e dopo rimettono i calzini. È proprio una sporcacciona. Non so se provare tenerezza o ribrezzo per questa bambina. D'altronde è felice. D'altronde sono felice. Ho mal di testa ma sono felice. Ho bagnato per la prima volta i piedi nel fiume. In un paio d'anni, soprattutto nell'ultimo anno, sto facendo cose che in passato vedevo così lontane e inaccessibili, quasi un sogno – quando bastava semplicemente andare via da dove ero. Scrollo la sabbia dalla pianta del piede, mi accorgo di averla nonostante tutto appiccicata un po' ovunque. Così mi piace, intendo vivere così con la cinghia un po' allentata, senza dover per forza stare all'interno di una sequenza di azioni. Ci vedo una carica erotica. La vedo in questi piedi sporchi di terra, nelle mie cosce nude anche se non dovrebbero – canonicamente intendo –, nella pelle fredda e bagnata dall'acqua del fiume, nei pantaloncini sporchi di terra nei miei polsi liberi dalla chiave dell'hotel e dallo smartwatch. È questo che si prova ad essere leggermente più liberi? Si riaccende da sola, quasi automaticamente, la libido. Eppure questa giornata non è iniziata nel migliore dei modi: una notte passata a sognare situazioni nervose, un risveglio agitato, con una pressione al petto, mi guardo allo specchio mentre sono in ascensore e penso: Puoi fare la fashion quanto vuoi, rimani comunque una cessa e lì subito mi dico Che bel modo di iniziare la giornata.
Non faccio che ripetermi Devo disconfermare questi pensieri, devi disconfermare questi pensieri come se fosse un mantra. Ad ogni pensiero negativo penso che devo evitare di ricaderci. Allora bagno di nuovo i piedi nel fiume e ripenso a quella bambina. Devo disconfermare questi pensieri.
Qualcuno mi sorride e io ho già apparecchiato la tavola per i prossimi dieci anni.
Mi affeziono in un attimo, in modo quasi imbarazzante. Mi basta una conversazione fatta bene o un modo simile di vedere le cose e sono già lì che consegno le chiavi di casa, senza nemmeno controllare se l'altra persona ha davvero intenzione di entrare.
Mi innamoro del potenziale, dell’idea di qualcuno, e finisco per caricarlo di aspettative che nessuno ha mai chiesto di portare.
Poi però, quando la gente se ne va, perché la gente spesso è solo di passaggio, io resto lì a chiedermi come sia possibile sentirmi così svuotato da qualcuno che conoscevo a malapena.
È stancante vivere così. È stancante scambiare ogni piccolo gesto di gentilezza per un legame eterno e ritrovarsi puntualmente con le mani vuote.
Dovrei imparare a dosarmi, a non dare tutto il pacchetto completo al primo che passa. Ma alla fine torno sempre lì: con il cuore in mano e la speranza, un po' stupida, che stavolta non vada in frantumi.
<3

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La mente cura il corpo, il corpo cura la mente.
Promemoria.
Quando prendo la moto la domenica mattina e ho voglia di aprire il gas con cattiveria non è mai un buon segno. Scalpito, ho bisogno di scappare via. Questa primavera preme da tutte le parti e non trova vie libere, non ha ancora la temperatura giusta. La vecchia spina che ho conficcata torna a farsi sentire, fa movimenti millimetrici che riecheggiano in tutto il corpo, mi fanno sbandare. Vorrei indietro la me del prima di tutto, del veleno sparso, delle ferite, delle delusioni, della fatica immensa che ora faccio a crederci, della voce che mi dice che tutto andrà sempre a puttane.
Per mestiere scrivo in codice, passo giornate intere a cercare errori che non fanno girare le cose come dovrebbero, a mettere in ordine tutti i comandi, a controllare, a razionalizzare, a efficientare. Sono capacissima di farlo, ho gli strumenti, le conoscenze, le armi. Eppure. Eppure quando si tratta di cercare virgole, apici, asterischi e stringhe difettose dentro di me si accende una spia da low battery, vado in sovraccarico e tutto si confonde. Sento forte e chiara l'incapacità di intervenire dove c'è da correggere, raddrizzare, implementare. Tutto è un grumo indistinto di inizio e fine, di tutto quello che c'è nel mezzo.
La vita è fatta di fatica, di scelte e di coraggio, di responsabilità e di rischi, questo l'ho capito. Quello che ancora non ho capito è come ci si addormenta la sera, come si spengono i pensieri, come si ascolta il silenzio e come si scavalcano i muri senza farsi spezzare le gambe. Nessuno me lo ha mai insegnato e io non ho ancora trovato tutti i libri giusti per impararlo.