C’è un momento, che non sai nemmeno descrivere bene, in cui ti svegli. Non nel senso fisico, non quando suona la sveglia e tiri via le coperte con fastidio, ma quando ti accorgi che qualcosa è cambiato. O forse non è cambiato proprio niente e sei solo tu che non ce la fai più. A fingere. A sorridere. A reggere il copione. A raccontare la vita come se stessi seguendo un copione scritto da altri, come se ogni tuo respiro dovesse avere il tono giusto per non disturbare nessuno.
Io quel momento l’ho sentito dentro come un piccolo terremoto. All’inizio lieve. Poi ha iniziato a sgretolare le pareti che avevo costruito attorno a me per anni. Pareti fatte di "va tutto bene", "tanto cosa vuoi che sia", "lo faccio per non creare problemi" e la più pericolosa di tutte "meglio essere accettata che essere me stessa".
Per troppo tempo ho vissuto come se dovessi piacere. Non a me, a loro. A "loro" chi? A tutti e a nessuno. A quelli che guardano, che giudicano, che parlano. Che dicono "sei troppo", "sei troppo poco", "sei cambiata", "non sei più quella di prima". Quelli che si nutrono delle apparenze e si dimenticano che dietro a ogni gesto, a ogni scelta, c’è una storia invisibile che non hanno mai voluto ascoltare davvero.
Per anni ho pensato che il problema fossi io. Che se gli altri mi lasciavano, allora voleva dire che non ero abbastanza. Che se mi parlavano con freddezza, era colpa del mio carattere. Che se qualcosa andava storto, era perché ero difettosa. E così ho continuato a recitare. A sorridere quando dentro mi spegnevo, ad annuire mentre la mia voce urlava silenziosa.
Ma poi ho capito. Ho capito che nessuno ti ringrazia per aver messo da parte te stessa. Che nessuno ti salva, se non ti salvi da sola. Che puoi anche piacere a tutti, ma se non piaci a te stessa, non hai nulla.
"Sto provando a ricordarmi che questa vita è mia", mi ripeto ogni giorno. Anche quando la voce trema. Anche quando il giudizio degli altri arriva come uno schiaffo in pieno viso. Anche quando mi ritrovo sola, senza applausi, senza platea, ma con il cuore un po’ più libero.
E se qualcuno guarda e non capisce... va bene così.