La libertà comincia quando capisci che "Non voglio" è una valida ragione anche senza dare una spiegazione.
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La libertà comincia quando capisci che "Non voglio" è una valida ragione anche senza dare una spiegazione.

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Da EMERGENCY.
“La guerra è scoppiata, è in corso, ha ucciso e uccide.
Durerà anche quando militari e strateghi avranno stabilito di considerarla, dal loro punto di vista, finita.
Durerà nei lutti dei sopravvissuti, nei corpi mutilati di molti di loro.
Durerà nelle esplosioni di ordigni rimasti attivi sul terreno.
Sappiamo che molti sono favorevoli a questa guerra.
Vogliamo che anche quelli che sono contrari abbiano voce.
Per farlo useremo un pezzo di stoffa bianco: appeso alla borsetta o alla ventiquattrore, attaccato alla porta di casa o al balcone, legato al guinzaglio del cane, all'antenna della macchina, al passeggino del bambino, alla cartella di scuola...
Uno straccio di pace.
E se saremo in tanti ad averlo, non potranno dire che l'Italia intera ha scelto la guerra come strumento di risoluzione dei conflitti.
Emergency chiede l'adesione di singoli cittadini, ma anche comuni, parrocchie, associazioni, scuole e di quanti condividono questa posizione.
Diffondere questo messaggio è un modo per iniziare.”
Emergency
ADERIAMO TUTTI!!!!!
jessica therese, from ‘a different kind of heartbreak’
Ci sono momenti nella vita in cui ci si ritrova a guardare indietro e a vedere, con una chiarezza nuova, tutto ciò che si è dato e tutto ciò che non è mai tornato indietro. È un dolore particolare, silenzioso, che nasce non tanto dai soldi o dal tempo spesi, ma dalla scoperta che quel dare era un gesto sincero che l’altra persona non ha saputo, o voluto, onorare. Mi accorgo ora di quanto abbia investito, emotivamente e economicamente, in relazioni che credevo reciproche. Ho aperto la mia casa, ho offerto cene, donato appunti e quaderni, ho condiviso momenti, presenza, disponibilità. E per molto tempo ho aspettato un ricambio, un gesto, un segnale che dicesse: "Anch’io ci tengo". Quel gesto non è mai arrivato. E quel silenzio, col passare del tempo, ha iniziato a pesare. Ma il dolore non nasce solo dall’assenza di gesti concreti. Nasce da ciò che non ho ricevuto, da quelle piccole cose che per me significavano molto: le foto e i video che non mi sono mai stati mandati, anche quando richiesti. Come se io, in quei momenti, non fossi davvero parte del quadro. Fa male pensare a tutto ciò che è andato perso per sempre. Dalla foto di gruppo della laurea di Fede all'Astragalo (aprile 2019), il Natale 2014 a casa di Curzio con la sua famiglia, un frammento di vita condivisa di cui non ho più traccia, il video del nostro cortometraggio nel 2011, un pezzo di creatività e di storia comune che sarebbe stato bello conservare. E tanto tanto altro... il diciottesimo compleanno della Eri al Gatto Nero, le foto della Targa nel 2017, il diciottesimo compleanno di Leonardo nel settembre 2013... Queste mancanze mi ricordano che non tutto ciò che viviamo viene custodito da chi abbiamo accanto. Alcune persone attraversano la nostra vita come se noi fossimo una presenza accessoria, e non si rendono conto che ogni foto, ogni video, ogni piccolo gesto è un modo per dire: "Questo momento l’ho vissuto anche con te, e voglio che tu ne abbia memoria". Il dolore che sento oggi è il dolore di un’asimmetria: io ho dato ricordi, tempo, cura, presenza. Dall’altra parte, non ho ricevuto la stessa attenzione né la stessa volontà di preservare ciò che abbiamo condiviso. E questo mi fa capire molto, sia su di loro, sia su di me. Ma questo dolore è anche un insegnamento. Mi mostra che devo proteggere di più ciò che considero prezioso, e che non posso continuare a investire dove non c’è reciprocità. Mi ricorda che la generosità è un valore, ma che va accompagnata da confini sani. Mi dice, con dolcezza ma con fermezza, che merito persone che si accorgano di me, che ricambino, che custodiscano i momenti condivisi come faccio io. Quello che ho perso non lo recupererò più: né i soldi, né le attenzioni, né i ricordi. Nel frattempo la memoria svanirà.
Ma quello che guadagno è qualcosa di più importante: la capacità di riconoscere chi vale il mio tempo e chi invece non è in grado di darmi ciò che merito. E questa consapevolezza, oggi, diventa la mia forza.
Le foto di gruppo non sono proprietà privata. Se non le condividi, soprattutto quando vengono richieste, stai solo raccontando i tuoi complessi. Ed io, ahimè, sono circondata di persone complessate che non mi hanno condiviso un sacco di foto dove sarei presente anche io.
Per ciò che riguarda i comportamenti di genere in questa società, ormai non condivido con gli uomini alcun tipo di dialogo, tuttavia visto che recentemente una donna si è alterata con me perché senza dialogo allora la società che fine fa? Ho colto l’occasione per rispondere a uno dei tanti e chiarire che con l’ottusità puoi spenderci una vita intera, ma la sola cosa che raggiungi è lo spreco della stessa. Ognuno si senta libero di impiegare il suo cammino come crede, io ho scelto una strada verticale, anziché dimorare in un letamaio che non ha alcuna percezione di se stesso, né vuole schiodarsi da lì (sia chiaro che non è una valutazione fatta dopo una sola analisi).
Premessa doverosa perché in questo post cancellerò tutti i commenti di scontro o che dimostrano analfabetismo funzionale.
L’uomo in questione esordisce sotto un video esplicativo, per niente offensivo e molto lineare sulla condizione attuale delle donne e sul perché ormai sono così arrabbiate, intolleranti o schierate.
Il dialogo che segue fa capire che il video non l’ha ascoltato, o come la prassi, crede che “ascolto” significa avere le orecchie pulite, non capire cosa si sente; sembrandomi la solita bella mascherina ho proseguito per avere più risposte da riportare nel blog.
Riassumo le fasi tipiche con cui queste persone fanno di tutto per rifiutare e difendere soltanto il loro ego fasullo insieme al letamaio descritto sopra.
Confronto, a patto che fate come piace a me
Ricevo risposte, le ignoro e insisto nel fingere apertura
Pongo altri quesiti per mostrare che voglio ragionare sull'argomento
Continuo a ignorare tutte le risposte
Rispondo all'unica cosa che mi tira fuori da tutto il resto
Torno al punto di partenza perché siete voi il problema.
Risultato: dimostra di suo pugno (solo che nemmeno se ne rende conto) che ciò che viene espresso nel video e nel primo commento è vero.
Traduzione: sono falsamente preoccupato di odio e di separazione, in realtà non mi frega un cazzo, voglio solo dirvi che siete esagerate e a me dà fastidio.
Tutto schematico e prevedibile, come fanno sempre i fasulli.
Come lui tantissimi. Per questo non si deve più ragionare coi muri, semmai con le menti in grado di mettere in dubbio le proprie convinzioni. Salvo che tu non sia in questa vita per azione di martire, l’unico tuo comportamento deve essere volto a staccarti dagli inetti e sostenere un cambio di società sano (non parlo di femminismo).

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♠️_Le donne che rifiutano l'idea di una lotta costante per il valore
sono quelle che fluiscono senza sforzo nel proprio potere.
Sanno che ricevere non è una battaglia,
ma una danza aggraziata con la vita,
un dono che si permettono di accettare senza vergogna o esitazione.🖤🌹
©️Licaonia Lupe
Minare dall'interno un esame? In qualche modo l'ho fatto anch’io.
Nel 1984. In un liceo della provincia di Napoli.
Un tema-fiume, un orale irriverente e la voglia di mettere in discussione tutto.
Oggi leggo dei ragazzi che rifiutano i colloqui e mi rivedo in loro.
Vi racconto, sul mio blog, la mia storia di maturando. E anche un pezzo di scuola italiana.
ai ragazzi che rifiutano il colloquio agli Esami di Stato nel 2025 al mio esame del 1984: storia di disagi giovanili e istituzioni poco disp
mi rifiuto di sacrificare la mia pace solo per mantenere qualcuno nella mia vita