Rispetto a quando ero più giovane, indosso meno felpe, mi piace svegliarmi presto la mattina e apprezzo di più i quartieri residenziali. Insomma, non posso negare che la distanza tra l’anarchismo giovanile e il piccolo borghesismo della mezza età si sia assottigliata. Eppure, tra le cose rimaste invariate, c’è quel senso di angoscia, quella nausea, quella sofferenza che provo ogni volta che passo, per fortuna da lontano, nei pressi di un carcere. Non riuscirò mai a comprendere appieno il motivo della loro esistenza, e continuerò a empatizzare, senza eccezioni, sia con chi è rinchiuso sia con chi sorveglia. Chissà se fra una decina d’anni alla vista delle sbarre sentirò ancora sicurezza o nausea