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L' islamizzazione dei pro PAL di 2 generazione con la collaborazione attiva e il sostegno politico dei pro PAL nostrani legati ad ambienti di sinistra, universitari, centri sociali, circoli politici, Landini! Ha avuto inizio il paese è in pericolo.
Chissà se si intuisce quand'è il momento di una guerra civile per salvare il salvabile prima del tracollo. Io personalmente non saprei ma credo che ogni momento sia buono per schiaffeggiare un cattivo.
Amo l'eleganza. E intendo la cura delle parole, l'amore per il silenzio, l'attesa del momento sacro. Le persone eleganti camminano in silenzio, chiedono il permesso e sono rispettose. Tutto ciò che questi pro islam italiani e non , non sono
La Tradizione è la conservazione del fuoco e NON l’adorazione di queste cenere ceneri.
Ci accusarono di difendere "posizioni perdute" rispondemmo che non era un motivo sufficiente per noi, per abbandonarle, per tutti gli altri Benedetta sia l'indifferenza altrui.
Il perfetto movente per il disvalore della propria condotta e l'alibi di una mancata colpevolezza.
Tutto profuma di Medioriente in questa nuova sinistra radical e non più troppo chic che ha riscoperto perfino anarchici e brigatisti invitan
Le elezioni a Venezia con finale in arabo e invocazioni ad Allah. Il giovane jihadista tunisino di Firenze, con finale al carcere minorile e caccia ai complici e alla loro furia islamista, pronti com'erano a organizzare un attentato sempre invocando Allah. I prodi eroi, per me antieroi, della Flotilla trasformata da Pd e M5s in testimonial di quello che è da ormai un decennio un progetto targato Hamas che ha come obiettivo concentrare l'attenzione sul regime terroristico di Gaza, trasformandolo in vittima, propaganda riuscita così bene da averci fatto cascare milioni di persone e persino il governo di Israele. Tutto profuma di Medioriente in questa nuova sinistra radical e non più troppo chic che ha riscoperto perfino anarchici e brigatisti invitandoli nelle scuole e schierandoli in piazza e alle urne del referendum, senza mai un dubbio su raccolte di fondi ed esponenti filopalestinesi finiti poi dentro indagini o in carcere con accuse di sostegno al terrorismo di Hamas. Ma a sinistra si finge di non sapere perché, pur seguendo ormai pedissequamente (scusate l'espressione di quando c'era lui) le tracce ben segnate di Francia e Gran Bretagna dove ormai i partiti islamisti si sono affrancati perfino dalle loro navi madri laburiste e brillano, si fa per dire, di luce propria. L'unica volta in cui è vietato parlare di islamismo è a Modena. Lì non si può. È razzismo. E invece è proprio il contrario.
Come ci insegna la storia dei nostri cugini d'oltralpe e d'oltremanica dove il legame fra radicalizzazione politica e violenza è storicizzato. Solo che non lo vogliamo vedere. Perché ce lo disse Oriana Fallaci. Ma forse era una donna, come quelle di un tempo, e quindi in quella cultura non contava poi molto.
🤣😂
Oddio, ma è la faccia di Dolores Ibárruri, La Pasionaria (morta nel 1989), che sembra Chavela Vargas che canta su un brano à la Camarón de la Isla con un testo propal di grande forza emotiva, per quanto facilone...
Insomma, è l'IA...
Un brano da brividi.
In molti sensi.
No pasarán, no pasarán...
Ma intanto tanto è già passato!
Ed esiste anche un sequel con Salvador Allende e Víctor Jara alla chitarra.
Son cose...
Sempre più complicato distinguere il limite tra la realtà e la finzione e capire cosa ci sta facendo emozionare, commuovere o incavolare.
Così va il mondo, e dobbiamo stare al passo, anche per diffondere senso critico e capacità di analisi.

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Dedicato alle capre antisemite.
LA VERITA' SUGLI EBREI IN ERETZ ISRAEL, O PALESTINA
Di Indro Montanelli
Nel 1876, assai prima dunque della nascita del sionismo, vivevano a Gerusalemme 25.000 persone, delle quali 12.000, quasi la metà, erano ebrei, 7500 musulmani e 5500 cristiani. Nel 1905 gli abitanti erano saliti a 60.000. Di questi 40.000 erano ebrei, 7000 musulmani e 13.000 cristiani. Nel 1931 su 90.000 abitanti, gli ebrei erano 51.000, i musulmani 20.000 e i cristiani 19.000. Nel 1948, alla vigilia della nascita dello Stato ebraico, la popolazione di Gerusalemme era quasi raddoppiata: 165.000 persone, di cui 100.000 ebrei, 40.000 musulmani e 25.000 cristiani. La presenza ebraica a Gerusalemme ha sempre costituito il nucleo etnico numericamente più forte. Di nessun altro popolo Gerusalemme è mai stata capitale. E’ quindi una leggenda l’affermazione che gli ebrei siano stati assenti da Gerusalemme per quasi venti secoli o che costituissero una insignificante percentuale della popolazione.
Prima che scoppiasse la seconda guerra mondiale, il nazismo in Germania già perseguitava i suoi 500.000 cittadini ebrei. Le disperate richieste di quegli ebrei di essere accolti nei paesi democratici al fine di evitare quello che già si profilava chiaramente come il loro tragico destino, vennero respinte.
Nel luglio 1938, i rappresentanti di trentuno paesi democratici s’incontrarono a Evian, in Francia, per decidere la risposta da dare agli ebrei tedeschi. Ebbene, nel corso di quella Conferenza, la risposta fu che nessuno poteva e voleva farsi carico di tanti profughi. Dal canto suo la Gran Bretagna, potenza mandataria della Palestina, venendo meno al solenne impegno assunto verso gli ebrei nel 1917 di creare una National Home ebraica in Palestina, nel 1939 chiudeva la porta proprio agli ebrei con il suo Libro Bianco, nel vano tentativo d’ingraziarsi gli arabi.
E’ stata questa doppia chiusura a condannare a morte prima gli ebrei tedeschi e poi, via via che la Germania nazista occupava l’Europa, gli ebrei austriaci, cechi, polacchi, francesi, russi, italiani, e così via. Il costo per gli ebrei d’Europa, che contavano allora una popolazione di dieci milioni, fu di sei milioni di assassinati, inclusi un milione e mezzo di bambini. Appena finita la seconda guerra mondiale i 5/600.000 ebrei superstiti, in massima parte originari dell’Europa orientale, si trovarono senza più famiglia, senza amici, senza casa, senza poter rientrare nei loro paesi, dove l’antisemitismo divampava (in Polonia ci furono sanguinosi pogrom persino dopo la guerra, e nell’Unione Sovietica Stalin dava l’avvio a una feroce campagna antiebraica).
Tra il 1945 e il 1948 nessun paese occidentale, Gran Bretagna e Stati Uniti in testa, volle accogliere neanche uno di quel mezzo milione di ebrei “displaced persons”, come venivano definiti dalla burocrazia alleata. La Palestina, malgrado la Gran Bretagna e il suo Libro Bianco, sempre in vigore anche dopo la fine della seconda guerra mondiale, non fu quindi una scelta, ma l’unica speranza, cioè quella del “ritorno” a una patria, all’antica patria, una patria dove da tempo si era già formata una infrastruttura ebraica.
Nel passato la vita degli ebrei nei paesi islamici e negli stessi paesi arabi è stata nell’insieme sopportabile. Di serie B, ma sopportabile. Gli arabi hanno incominciato a sviluppare in Palestina un odio “politico” nei confronti degli ebrei pochi anni dopo l’inizio, nel 1920, del Mandato britannico. L’odio, sapientemente fomentato dai capi arabi, primo tra i quali il Gran Muftì di Gerusalemme (che durante la seconda guerra mondiale avrebbe raccolto volontari per formare una divisione SS araba andata poi a combattere a fianco dei tedeschi contro l’Unione Sovietica), doveva culminare, dopo molti altri gravi fatti di sangue antiebraici, nella strage perpetrata a Hebron nel 1928 contro l’inerme, antica comunità religiosa ebraica.
Chiunque abbia viaggiato e vissuto nei paesi arabi durante le guerre del 1947-1973, sa che l’intera coalizione araba (Egitto, Siria, Iraq e Giordania) con il sostegno dei paesi arabi moderati, avevano un solo scopo che non veniva tenuto celato: il compito non era dare una patria ai palestinesi. Era cancellare ed annientare lo Stato di Israele. Le tragiche vicende che hanno successivamente tormentato il popolo palestinese sono state sempre per mano araba. Due i fatti impossibili da dimenticare: lo sterminio dei palestinesi in Giordania per mano di re Hussein e delle sue artiglierie, dove, solo il primo giorno del terribile “Settembre Nero” si contarono 5.000 morti; le stragi nel Libano, dove i palestinesi sono stati assediati ed attaccati, distrutti e costretti alla fuga dai miliziani sciiti di “Amal” e dai siriani.
Così scriveva Montanelli: “Che i profughi palestinesi siano delle povere vittime, non c’è dubbio. Ma lo sono degli Stati Arabi, non d’Israele. Quanto ai loro diritti sulla casa dei padri, non ne hanno nessuno perché i loro padri erano dei senzatetto. Il tetto apparteneva solo a una piccola categoria di sceicchi, che se lo vendettero allegramente e di loro propria scelta. Oggi, ubriacato da una propaganda di stampo razzista e nazionalsocialista, lo sciagurato fedain scarica su Israele l’odio che dovrebbe rivolgere contro coloro che lo mandarono allo sbaraglio. E il suo pietoso caso, in un modo o nell’altro, bisognerà pure risolverlo. Ma non ci si venga a dire che i responsabili di questa sua miseranda condizione sono gli «usurpatori» ebrei. Questo è storicamente, politicamente e giuridicamente falso.”
(Dal «Corriere della Sera», Indro Montanelli, 16 settembre 1972).
Il documento infame di Sinwar
Recuperato un documento a Gaza scritto a mano da Sinwar, l’artefice del massacro del 7 ottobre. Il documento in questione è un memo di sei pagine scritto a mano da Yahya Sinwar, datato 24 agosto 2022, recuperato dalle forze israeliane in un complesso sotterraneo legato al fratello Mohammed Sinwar a Khan Younis. È stato digitalizzato e analizzato dal Meir Amit Intelligence and Terrorism…
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