Nel lato sinistro del capitello, il consigliere e giurista di Federico II, Pier delle Vigne, mentre nel lato destro abbiamo il secondo giurista più vicino all'imperatore, Taddeo da Sessa, e nel centro, un anziano dalla lunga barba ed il volto malinconico o dolente, identificabile come il pontefice Onorio III, magister regis dell'infante Federico, oppure il terzo più importante consigliere di quest'ultimo, il gran maestro teutonico Ermanno de Salza.
Cattedrale di Santa Maria della Purificazione, Termoli (CB), prima metà del XIII secolo (1225-1235), secondo capitello del lato sinistro della facciata principale.
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“ L’Italia è uno dei pochi paesi la cui identità moderna si è costruita intorno al fatto d’essere stata ripetutamente invasa. L’Inghilterra si vanta di non aver mai più subito un’invasione straniera dopo il 1066. Da noi, dopo quella data, ci sono state l’invasione dei Normanni, le calate di Federico Barbarossa e dei suoi successori, l’invasione di Carlo d’Angiò, quella di Carlo VIII, ripetute invasioni francesi e asburgiche fino a Napoleone e oltre, e poi l’invasione austriaca fermata sul Piave, quella nazista dopo l’8 settembre, e infine quella degli Alleati: l’ultima, finora, e una di quelle accolte con più sollievo da gran parte della popolazione. Le invasioni in Italia sono ossatura di manuali scolastici e spunto di riflessione storiografica, tanto che un fortunato libro di Girolamo Arnaldi s’intitola proprio L’Italia e i suoi invasori, e rilegge tutta la storia della Penisola attraverso questa peculiare prospettiva. Terra di conquista dunque, l’Italia, ma anche di reazione e di resistenza, dove la lagnanza sulla debolezza d’un paese femmineo e sempre pronto a farsi sottomettere si alterna con l’orgogliosa chiamata alle armi contro lo straniero. Nel Risorgimento nasce e si divulga una visione della storia nazionale tutta costruita intorno a vacui – e per lo più inventati – episodi di resistenza isolata all’invasore straniero, da Pier Capponi a Ettore Fieramosca, da Francesco Ferrucci a Balilla. L’applicazione al passato dello schema risorgimentale “italiani vs stranieri” comporta di necessità l’introduzione della nuova figura del traditore, che tale, ovviamente, non era nella logica del suo tempo. Così, nel racconto della disfida di Barletta diventa infame traditore quel Grajano d’Asti che combatte nelle file francesi, cancellando il fatto che Asti era all’epoca, e da un bel pezzo, possedimento degli Orléans e fedelissima ai suoi principi; diventa traditore e sinonimo di fellonia il Maramaldo, e addirittura austriaco l’occupante di Genova contro cui fischia il sasso di Balilla, Botta Adorno, a onta del fatto che quel generale era al servizio sabaudo oltre che imperiale e, soprattutto, di nascita era genovese. Tutte mistificazioni consolatorie, dunque; ma non del tutto inani, giacché in epoca risorgimentale suonavano comunque premessa a una fiera stagione di riscatto nazionale contro gli eredi degli antichi invasori. “
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Calabria dalle note British. Brillante popeline tenace. Ispirato ai Normanni e i loro abili artigiani, che introdussero un tipo di imbarcazione innovativa e versatile che determinò il loro grande successo nelle invasioni. Calabria from British notes. Tenacious poplin bright. Ispiration by the Normans and their skilled craftsmen, they introduced a type of innovative vessel that brought their big success in the invasions. Available on 👉🏻 http://www.santillo1970.com/prodotto/jutland-even/ #menswear #tailoring #handmade #handmadeshirt #craftmanship #stripeshirt #collar #luxury #jutland #expressionofart #maestry #art #artisan #passion #research #turin #rome #milan #shopnow #normanni #onepiececollar #oldmethod #photography #madeinitaly #details #artigianatoitaliano #magnagrecia #calabria #lands (presso Santillo Headquarters)
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CAMPANIA FELIX LE RADICI CASERTANE
La Storia della Contea di Caserta: Tra Longobardi,
Normanni, Svevi e Angioini
- - - - - - - - - - di #NunzianteRusciano
Caserta, una città che oggi risplende per la sua storia e il suo patrimonio culturale, affonda le sue radici in un passato ricco di trasformazioni politiche e sociali. A partire dall’860, la zona inizia a svilupparsi come centro di rilievo, con la nascita di Casertavecchia, un piccolo borgo che rappresentava il nucleo amministrativo di un principato longobardo, quello di Capua. Questo primo insediamento si inserisce in una più ampia struttura politica che caratterizza il sud Italia nel periodo medievale, quando il dominio longobardo si alterna a nuove influenze straniere, tra cui quella normanna che segnerà una svolta decisiva nella storia della Contea di Caserta.
La conquista normanna del sud Italia, a partire dall'XI secolo, non solo alterò gli equilibri politici esistenti, ma diede vita a una nuova organizzazione feudale che cambiò radicalmente la gestione del territorio. Il concetto di “Contea”, prima utilizzato in maniera esclusivamente amministrativa, si trasformò in una vera e propria entità territoriale, una rete di feudi che, pur non essendo necessariamente contigui, si diffondevano a macchia di leopardo. Questo nuovo sistema venne consolidato sotto il regno di Ruggiero II, che, tra il 1130 e il 1154, riuscì a riunificare la Sicilia e le terre italiane del sud sotto il suo dominio.
Nel contesto di questa riorganizzazione territoriale, la Contea di Caserta venne istituita ufficialmente dopo il 1150, ma non prima di un lungo processo che la vide nascere da un’organizzazione feudale ancora in fase embrionale. Non esistevano documentazioni ufficiali che confermassero l’esistenza della Contea nel 1150, e la prima menzione di un conte di Caserta appare solo nel 1159, con il nome di Roberto de Lauro, il quale venne nominato dal re Ruggiero II.
Roberto de Lauro, appartenente alla famiglia Sanseverino, fu il primo conte normanno di Caserta. La sua ascesa al potere rappresenta uno degli snodi fondamentali per comprendere la storia della Contea. Discendente da Troisio, un nobile che si era stabilito nel sud Italia nel 1045 con Roberto il Guiscardo, Roberto de Lauro ereditò un vasto patrimonio feudale che includeva feudi strategicamente posizionati nella regione di Aversa, nonché una certa influenza all’interno della corte normanna. La sua nomina a conte di Caserta non fu solo una questione di ereditarietà, ma una chiara dimostrazione del potere delle famiglie nobiliari che, attraverso alleanze e fedeltà ai sovrani, riuscivano a garantirsi territori di grande prestigio.
La Contea di Caserta divenne così uno dei feudi più importanti sotto il dominio normanno, e Roberto de Lauro ne mantenne il controllo per molti anni, stabilendo una forte presenza nella politica dinastica del sud Italia, nonché un’importante alleanza con la corte normanna. La sua morte, nel 1183, segnò l’inizio di un periodo turbolento per la Contea, che passò sotto il controllo del figlio Guglielmo.
Guglielmo de Lauro, come suo padre, non solo consolidò il potere della sua famiglia sulla Contea di Caserta, ma divenne anche un attore principale nelle complesse lotte dinastiche che segnarono il regno di Sicilia durante il periodo di successione alla morte di re Guglielmo II d'Altavilla. Le alleanze politiche si alternavano in base alle mutevoli circostanze internazionali, e Guglielmo si trovò a scegliere tra la fedeltà all’imperatore Enrico VI e le pressioni provenienti dal papato. Il suo ruolo durante le guerre tra Tancredi e Enrico VI, nonché durante la lotta per la successione al trono di Sicilia, ne fa una figura centrale nella storia medievale del Meridione.
La sua morte nel 1199 segnò la fine di un’epoca, ma la Contea non perse il suo significato. Anzi, essa passò a suo figlio Roberto, che, purtroppo, non riuscì a mantenere lo stesso vigore politico del padre. Nel 1223, a causa delle sue azioni contro l’imperatore Federico II di Svevia, fu arrestato, segnando così l'inizio di una fase di instabilità per la Contea.
Con l’arrivo degli Svevi, la Contea di Caserta perse gran parte della sua autonomia e importanza militare, trasformandosi in un semplice titolo onorifico all'interno della gerarchia feudale. La famiglia dei Della Ratta, che prese il controllo della Contea nel XIII secolo, rappresenta un momento di transizione che segna la fine dell’epoca normanna. Quando Carlo d'Angiò, re di Napoli, smembrò la Contea nel 1269, il territorio di Caserta perse definitivamente la sua funzione militare, rimanendo una mera proprietà feudale. Tuttavia, la famiglia Della Ratta mantenne il titolo fino al 1511, quando, dopo la morte dell'ultima esponente della famiglia, il titolo passò agli Acquaviva.
Il trasferimento della residenza feudale da Casertavecchia alla pianura, nel villaggio di Torre, segna un altro punto cruciale di questa evoluzione. La città, che per secoli era stata il cuore pulsante della Contea, subì un cambiamento radicale nella sua struttura e nel suo ruolo all'interno del territorio.
La storia della Contea di Caserta è un affascinante intreccio di politica, guerre, alleanze e tradizioni nobiliari che ne fanno un esempio emblematico della transizione tra epoche storiche e delle complesse dinamiche feudali nel sud Italia. Non solo come simbolo di un potere territoriale, ma anche come testimonianza di come le contese dinastiche abbiano influenzato profondamente la storia delle regioni meridionali, la Contea di Caserta continua a essere una delle pagine più significative della storia medievale d'Italia.