INCROCI
Sull’onda della bellissima lezione-incontro che Tullio Pericoli ha tenuto nell’ambito del Festival Scarabocchi, a Novara nello scorso fine settimana, ho pensato di acquistare questo gustoso e minuscolo libretto, edito da Adelphi nel 2019, che mi ero perso al momento della sua uscita e non nascondo che la tentazione di avere una dedica dall’autore nella prima pagina ha contribuito al suo acquisto. Ebbene, nonostante l’esilità del libro, non sono poche le scoperte che ho fatto sugli incontri del grande disegnatore marchigiano al suo arrivo nella Milano degli anni Sessanta. Basta scorrere velocemente le pagine per rendersi conto dell’importanza dei nomi della cultura italiana con cui ha collaborato Pericoli. “A latere” viene anche da ri/pensare al concetto di “egemonia culturale” che tanto tormenta la sgangherata destra italiana, ma il discorso diventerebbe tedioso e inutilmente polemico. Cesare Zavattini, Lucio Mastronardi, Eugenio Montale, Andrea Zanzotto, Fausto Melotti, Elvio Facchinelli, Giorgio Bocca, Umberto Eco, Emanuele Pirella, Piero Ottone, ma anche Giovanni Testori, Livio Garzanti, ed altri ancora, hanno avuto rapporti di lavoro e di amicizia con Tullio Pericoli. Si tratta di brevi istantanee su episodi, conversazioni, collaborazioni, incontri negli anni più intensi e fecondi per la cultura italiana che il giovane e speranzoso disegnatore, approdato a Milano per una collaborazione con il quotidiano “Il Giorno” prima e poi con tante altre testate, ha avuto durante quel periodo della sua vita. Molto toccante la testimonianza dell’incontro con Lucio Mastronardi, autore di uno dei primi e dimenticati libri sul mondo della scuola con il suo indimenticabile e purtroppo dimenticato “Il maestro di Vigevano”: impossibile non ricordare le parole di Pericoli a questo proposito: “…Le domeniche pomeriggio cominciai a frequentare Vigevano e a passare le ore con lui, seduti al bar della piazza a chiacchierare. Mi raccontava storie di alunni, di maestre, di direttori didattici, di consigli di classe. Ne era straziato…” Molto più goderecci gli incontri con Giorgio Bocca con cene e cenette nella sua casa di via Bagutta a Milano e alle uscite verso le Langhe per comprare il Barolo da Mascarello, simili a quelli con il più enigmatico Umberto Eco, anch’egli piemontese trapiantato a Milano come Bocca. Insomma un libro gustoso di aneddoti che riportano in vita quegli anni e quegli ambienti milanesi che sono stati la scenografia naturale di una cultura italiana di grande o grandissima levatura.














