Vorrei che inventassero delle cuffiette per ascoltare la musica sott’acqua

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Vorrei che inventassero delle cuffiette per ascoltare la musica sott’acqua

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hiroinaru
Your Name (2016) Directed by Makoto Shinkai

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Se solo vedessi attraverso
A volte chiudo gli occhi e sotto le palpebre vedo scorrere così tanti frammenti della mia vita importanti come in un filmino
Primi di Marzo
Da leggere lentamente 7.03.2022
Oggi dovevo andare a lezione ma c’è sciopero degli autobus, la mia aula di letteratura è dall’altra parte della città e mentre aspetto con le cuffiette mi rendo conto che non arriverò in tempo. Per fortuna il professore registra tutte le lezioni. Ascolto la musica consapevole che il mio telefono si scaricherà fino a spegnersi, ma questo non mi preoccupa, anzi sembra darmi un senso di sollievo
Arriva un altro autobus che non è il mio. Però il sole è alto e oggi sembra quasi primavera, decido di salire, ho in mente qualcosa. Da sola cammino e l’aria fredda di Marzo mi fa screpolare le labbra, mentre il sole mi brucia il viso.
I Giardini sono calmi, le margherite si fanno spazio timidamente tra gli steli d’erba verde acceso. Piccoli gruppi di ragazzi chiacchierano a bassa voce e una coppia di vecchietti si ferma sul ponte di fronte al laghetto. Li guardo da lontano. Hanno i capelli bianchi lucenti e non si curano del tempo, si tengono per mano. Osservano un punto, qualcosa che io non riesco a vedere.
Non mi fanno tenerezza, non provo compassione per la loro età, sanno qualcosa in più di me e sembrano orgogliosi di saperlo. Camminano leggeri, proseguono oltre il ponte, e io li invidio. Prendo il loro posto e cerco di guardare nella stessa direzione. Vorrei tanto capire
Nel frattempo è partita Coming back to life, l’intro è molto lungo e prima che la voce inizi a cantare c’è una parte musicale eterea, non sai che direzione prenderanno le note, anche se conosci quei sei minuti a memoria. Mi sdraio per terra, mi sfilo la giacca e mi ricordo di avere un maglione nuovo addosso di un colore vivido che di solito non uso mai. Mi ero dimenticata di aver scelto questo stamattina. Qualcuno interrompe il mio stupore, un ragazzo controluce in piedi mi chiede un accendino in inglese e aggiunge qualcosa sul bel contrasto tra il mio maglione e il colore dei miei capelli. Io non sento molto, ho ancora una cuffietta nell’orecchio destro. Controllo bene nella borsa e intanto penso al fatto che nella vita incontriamo un sacco di persone senza sapere chi siano o cosa pensino o quale sia la loro storia, se abbiano una storia, se stiano bene, se siano persone che hanno dentro qualcosa. Rispondo di no, niente accendino. La figura in ombra di cui non conosco il volto se ne va e io mi alzo per dirigermi allo chalet, Semir Zeki mi aspetta, sa che devo riportarlo indietro fra due giorni.
Ed ecco che la voce velata e profonda di David Gilmour parte: “Where were you when I was burn and broken? While the days slipped by from my window watching.. And where were you when I was hurt and I was helpless?..”
Più tardi alle ultime luci del tramonto riaccendendo il telefono ho scoperto che il prof non c’era per un imprevisto e nemmeno la lezione

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this song ... is THE song
selemesha

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marbles made for touching light
Budapest, Hungary, photo by Sam Ellis