Ho molte cose che mi legavano a Francesco Guccini, come tutti o quasi quelli della mia generazione e adesso che la direttrice di questa test

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Ho molte cose che mi legavano a Francesco Guccini, come tutti o quasi quelli della mia generazione e adesso che la direttrice di questa test

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Il primo ricordo di lui è dentro un salone del Convitto Carlo Alberto di Novara che noi studenti del liceo artistico di avevamo occupato alla fine degli anni Settanta. Cantò al Salone Borsa di Novara per tre sere di fila e un pomeriggio per noi. In realtà lo avevo ascoltato per la prima volta dal vivo qualche anno prima ma quell'incontro fu molto di più che assistere ad un concerto. Lui veniva a suonare per noi studenti, anzi per noi studenti comunisti, estremisti, anarchici. Le sue canzoni erano il nostro pane quotidiano, le sue parole il nostro credo. Dubito che ci sarà sempre un Bertoncelli o un prete a dire la loro come in quegli anni, così come dubito che ci sarà sempre uno come lui a ricordarcelo ...
A proposito di tassare gli ultraricchi: "...Mi rendo perfettamente conto che già l'uso di questo rafforzativo suoni un po' puerile, o tritamente giornalistico, ma rispetto allo stile mi sta piú a cuore la sostanza di chiarire subito un aspetto: non stiamo affatto parlando di voi e di me, lettori benestanti con stipendio, casa di proprietà e vacanze assicurate. Ma neanche di quel sottoinsieme di piú fortunați che hanno anche la casa al mare e il macchinone. È fondamentale sgombrare immediatamente il campo da questo drammatico malinteso che una classe politica afasica, quando non schiettamente in mala fede, ha alimentato per anni. La patrimoniale per l'Italia cui penso io, e a cui pensano tutte le persone sane di mente che si sono occupate di definirla, è una minuscola tassa supplementare: dall'ı al 3 per cento. Che riguarderebbe pochissime persone: circa 50.000 multimilionari, lo 0,1 per cento della popolazione, nell'esempio che preferisco. E che, a fronte di un lievissimo aggravio per questa microscopica minoranza, potrebbe portare oltre 13 miliardi di euro all'anno in piú alla fiscalità generale. Ovvero piú di metà della finanziaria rocambolescamente messa insieme dal governo Meloni nel 2024..."
(Riccardo Staglianò, "Tassare i milionari" - Einaudi)
La degradazione dell'ambiente non è un "problema" ma un "a priori" per usare un termine kantiano che viene prima di qualsiasi altro problema. Se salviamo l'ambiente salviamo la possibilità stessa di avere problemi e la speranza di risolverli, se non lo facciamo non avremo più i problemi e tantomeno le soluzioni. Forse non è ancora chiaro a tutti.
"... In Inghilterra nell'Ottocento sono nate diverse scuole di maggiordomi. Tra gli insegnamenti più difficili c'era la pulitura degli argenti. Ora questo mestiere non è più di moda e gli argenti sono, per chi ancora li possiede, tra gli oggetti divenuti obsoleti. A parte alcuni collezionisti e pochissime famiglie, che vedono ancora attraverso di loro quel che resta dei fasti del passato, sono sconosciuti ai più. Nella loro semplice materialità, però, chi li ha fabbricati aveva calcolato che le modanature ornamentali avrebbero subito col tempo delle modificazioni. L'argento è un materiale lucente che si opacizza e annerisce a contatto con l'aria nel tempo. Ovviamente va pulito, perché le sue caratteristiche non si perdano completamente, ma il segreto di questa operazione è quello di lasciare nelle scanalature gli annerimenti del tempo. Ovvero pulire solo la superficie, senza toccare le "rughe" degli oggetti. Non si tratta dunque di riportarli alla limpidezza che avevano quando furono prodotti, ma di permettere che il tempo lasci le tracce del suo passaggio. La caffettiera, la teiera, il candelabro non saranno mai più gli stessi, perché la polvere vi si è depositata sopra, e lo sforzo è quello di proteggerla. Chi li ha forgiati voleva che il riverbero della luce si posasse differentemente negli anfratti e sulle superfici, dando loro una maggiore plasticità. Gli annerimenti permettono di leggere meglio il disegno, forniscono ombre alle ombre, le rafforzano. La bravura dei maggiordomi, il massimo riconoscimento dell'insegnamento, era quello di capire dove fermarsi..."
(Roberto Peregalli, "I luoghi e la polvere. Sulla bellezza dell'inperfezione" - La nave di Teseo")

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MATRIMONIO DI GRUPPO
Il film del 1973 della leggendaria regista Stephanie Rothman, pioniera del cinema femminista e Indi, propone una commedia apertamente femminista girato con grazia, ironia e una certa dosa di sagacia nell’affrontare un tema tabù che non è la trasgressiva ma prevedibile esperienza dello scambio di coppie, bensì proprio il tema del “matrimonio allargato” nato in principio da una normale crisi di coppia tra la giovane Chris e il suo compagno Sander. L’intraprendenza e l’insoddisfazione della donna porterà la coppia a far conoscenza con altri partner di due coppie e al tentativo di unire in una sorta di matrimonio collettivo tre coppie che tuttavia scoprono in fondo di voler conservare gli stessi vincoli di fedeltà e aiuto reciproco propri di un matrimonio monogamo. Sceneggiato candidamente da Richard Walter e da Paul Rapp e dalla stessa Rothman, il film ha tutto il sapore delle trasgressioni utopiche e virginalmente ingenue degli anni Settanta a partire dall’idea di totale libertà e di assoluta uguaglianza. Ad unirsi in matrimonio, oltre a Chris, Elain, Judy con Sander, Dennis e Phil (non necessariamente in quest’ordine), saranno anche una coppia gay dei sei amici, Rodney e Randy. Luogo del matrimonio? La California, va da sé. Alla fine della cerimonia verranno tutti arrestati, ma il messaggio del libero amore non si fermerà se ancora oggi si lotta duramente e gioiosamente in tutto il mondo per affermarlo. Una copia di “Group Marriage”, questo il titolo in lingua originale, è conservata negli archivi del MoMa di New York. Il film è proposto in questi giorni dalla piattaforma MUBI.
La strage di Bologna (come tante altre) fu compiuta dai neofascisti il 2 agosto 1980, non da altri. Chi dimentica è stupido (o è fascista).
Geografia della destra
EX-LIBRIS
Followers di poca fede, pensavate davvero che con i "primi caldi" avrei ceduto le armi nella catalogazione della mia biblioteca? In realtà presumo che i miei followers non si strappino i capelli nel caso non sono tempestivamente informati di quel che faccio o non faccio, ma la domanda retorica era un modo come un altro per riprendere un discorso interrotto (più che altro con me stesso). Ebbene l’estate infuocata che ci tocca vivere, mi ha fatto propendere per la ripresa della fatica di Sisifo che ho intrapreso. Ed ecco spuntare uno di quei libri che sono un po’ il sale delle biblioteche grandi e piccole, non già le opere capitali o i capolavori delle letterature di mezzo mondo, ma questi piccoli scrigni di poesia minuta, di bellezza miniaturizzata. Gabriella Giandelli è una illustratrice raffinata, discreta, quelle per cui la bellezza va scovata e può essere scovata ovunque. Un po’ come i volumi della mia biblioteca…
FACES
Per rompere il tedio della stagione estiva, non c'è niente di meglio che impegnare mente e occhi su qualcosa di sostanzioso ed inconsueto come il film del 1968 intitolato "Faces" di John Cassvetes che ho potuto vedere grazie alla solita piattaforma MUBI. Un film vigoroso e frenetico, come dicono le note di accompagnamento, che getta lo spettatore nel cuore di una notte alcolica, frenetica ed emotiva fatta di sproloqui febbrili e terribili rancori di un gruppo di uomini e donne e in particolare di Richard, uomo di mezza età che si accompagna ad una donna più giovane e che coglie la moglie in flagranza di tradimento, anch'essa con un giovane uomo. Film cerebrale, aspro e urlato, girato con camera a mano in 16 millimetri e in uno spietato b/n. Come tutte le vere opere dell'ingegno umano può dare sollievo dalla calura insopportabile oppure esacerbarne l'insopportabile fastidio. Io propendo per la prima tesi, naturalmente...

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Il nome giusto è credibile per il campo largo è uno solo: Franco Gabrielli (e non cominciamo con la storia che è stato capo della polizia perché il problema non è la polizia ma chi "comanda" la polizia).
Quando la prima notizia dei telegiornali è quella sulla nazionale di calcio e del suo allenatore, significa che anche i giornalisti inseguono gli italiani che il contatto con la realtà lo hanno già perso da un pezzo. Non ci sono guerre, non ci sono dittatori, non c'è cambiamento climatico, non ci sono sconvolgimenti economici, non ci sono ingiustizie che tengano, la testa (di troppi) degli italiani è vuota come un pallone.
Odissea di Christopher Nolan è certamente un bel film, ma… Ecco per una volta incominciamo dalla congiunzione avversativa, poiché cercare di
PROMEMORIA PER RAZZISTI CRONICI
“… Pur nuova legge impone oggi i sepolcri/
Fuor de’ guardi pietosi, e il nome a’ morti/
Contende. E senza tomba giace il tuo/
Sacerdote, o Talia, che a te cantando…”
Chissà cosa penserebbe Foscolo dell’ipotesi di realizzare un cimitero per le persone di fede islamica a Novara. A dire la verità non sono tanto curioso di sapere cosa ne penserebbe della questione, sarei curioso di sapere cosa penserebbe della gretta ignoranza di una buona parte dei miei concittadini, quelli che perdono tutte le occasioni per stare zitti e perseverano nell’esporre il loro “pensiero” per usare un termine piuttosto impegnativo. Il cimitero è il luogo ove riposano i morti ed i morti non hanno professato tutti lo stesso credo religioso. Come è noto ci sono cimiteri per i cristiani, ci sono per ebrei, ci sono per musulmani e così via. C’è chi disperde le ceneri dei defunti come i buddhisti, ci sono persino gli atei che sono ospitati al Camposanto anche se non credono affatto che quel campo sia santo. Ma per i razzisti questo discorso è troppo difficile, come è troppo difficile sapere che cristianesimo, ebraismo, ed Islam credono nello stesso Dio che chiamano però con nomi diversi e fanno riferimento a tradizioni e narrazioni leggermente diverse. Gesù, per i musulmani, era un profeta, come lo era Maometto. Mi verrebbe da consigliare a costoro la lettura di un volume curato da Sabrina Chialà ed edito, qualche anno fa dalla Fondazione Lorenzo Valla ed intitolato “Detti islamici di Gesù”. Il problema però non sta solo nel fatto che tra una paniscia e l’altra, il novarese, in generale, resta un crasso provinciale, il problema è che, anche chi detesta i musulmani, in realtà non solo non sa nulla dell’Islam, ma non sa nemmeno niente del Cristianesimo, non vuole le moschee o i cimiteri ma non va in chiesa e nemmeno al camposanto a visitare i suoi cari. Il nome della sinagoga di Praga deriva dal termine ebraico על תנאי, "al tenai" ovvero "ad una condizione" infatti secondo la tradizione, gli angeli avrebbero portato le pietre del Tempio di Gerusalemme a Praga “a condizione” appunto che un giorno venissero restituite quando il Tempio fosse stato ricostruito. Tutto è provvisorio su questa terra, cari razzisti novaresi, lo siete Voi, come lo sono i musulmani, lo sono le città, come lo sono i cimiteri. Non vi accapigliate troppo, finirete e finiremo tutti sotto un paio di metri di terra o dispersi come cenere al vento. Poi lassù in cielo sarà tutta un'altra storia ...
Vi lascio “ad imperituro ricordo” una poesia di Totò (che magari i “nuares” non capiranno, ma gli altri sì) che credo possa mettere d’accordo tutti (a parte gli ignoranti).
https://youtu.be/AZ8mrzSKzQs?is=Dh-v_sDJm1e5CepY
DAL MONDO DELLA FUTILITÀ
Succede che qualche soddisfazione arrivi dal mondo futile del calcio: quell’insopportabile gaglioffo di Trump fatto spostare dalla foto di gruppo dei vincitori, la bandiera palestinese sbandierata con orgoglio da Yamal (sempre in compagnia del delizioso fratellino nero come il carbone), persino la famiglia Reale spagnola, sobria, elegante, cordiale e poi Pedro Sanchez simpatico come Pertini, insomma Argentina-Fifa-Trump zero, Spagna-resto del mondo uno…

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PEBBLES
Da un po’ di tempo Mubi è diventata la mia piattaforma di riferimento per poter vedere finalmente, video, documentari, film fuori dai grandi circuiti di distribuzione e anche spesso fuori dalle bieche logiche puramente commerciali. Le scoperte in questi sette-otto mesi di abbonamento sono state tantissime e sembrano destinate a continuare grazie al loro catalogo che è davvero imponente. “Pebbles” di P.S. Vinothraj, film del 2021. Nel minuscolo e desolato villaggio di Ariattapatti nell’India meridionale, un padre alcolista, autoritario e violento intraprende un viaggio a piedi di tredici chilometri attraverso le terre aride della regione del Tamil Nadu per andare a riprendere la moglie fuggita in un villaggio vicino. Si tratta di un film estremamente realistico e crudo che oltre a mettere in luce la crisi famigliare di una società patriarcale, evidenzia la durezza e l’asprezza di un territorio provato da carestie e crisi climatiche. Non è un film per tutti, meglio parlarsi chiaro, come non lo sono quasi mai i film su Mubi, che privilegia la qualità, la ricerca e l’anticonformismo cinematografico.
Novara, Chiesa del Carmine. Anche se di riti diversi dai nostri, anche se di religioni diverse, le parole delle fedi che risuonano sul sagrato di una antica chiesa, sono un toccasana contro il vociare sguaiato dei social e della banalità della mondanità...