TICKET OF NO RETURN
Correvo dietro a questo film da diversi anni, anzi dal momento della sua uscita nel lontanissimo 1979, poiché ne avevo letto su una delle tante riviste che leggevo in quell’epoca remota, “Scena” una rivista di teatro ma le cui incursioni su altre arti era piuttosto frequente. Il film della regista Ulrike Ottinger è un film che oggi potremmo definire (sempre che non sia anche questo fuori tempo massimo), politicamente scorretto, poiché sembra essere, ed in un certo senso è, l’elogio della dipendenza da alcol, anzi l’elogio dell’alcolismo al femminile. Si potrebbe pensare ad un cascame del femminismo esasperato, ma non è così. Una fascinosa donna senza nome decide di trascorrere il resto dei suoi giorni dedicandosi all’alcol e vagabondando in una Berlino (la più bella dopo quella de “Il cielo sopra Berlino” di Wim Wenders), cupa e assai poco attrattiva vagando tra casinò, bar, Imbiss, teatri, periferie con l’unico scopo di stordirsi di alcol con il (poco) recondito scopo di porre fine al passaggio in questa vita che come la definiva il poeta il poeta Léon-Paul Fargue, sembra essere “le cabaret diunèant”. Ad interpretare la protagonista è Tabea Blumenschein che è anche la produttrice del film. Gli abiti che indossa sembrano poi raccontare una storia a sé così come i commenti filosofico-moraleggianti delle tre donne che intersecano la protagonista e sembrano dovere molto al teatro didattico di Brecht e all’agit-prop tedesco. Cameo di eccezionale bellezza, quello di Nina Hagen nelle vesti di una torbida cantante a metà tra cabaret e liederismo. Il film è programmato sulla piattaforma Mubi ed è una vera rarità.

















