CANI, FALCHI, TIGRI E TRAFFICANTI | Mauro Bossi S.I.
Uno zoo clandestino nella Bassa Padana, con decine di animali esotici, forse a copertura di un traffico di droga. Trafficanti che smistano scimmie e uccelli dall’Africa e dall’Asia verso i mercati clandestini europei. Organizzazioni criminali che allevano cuccioli di beagle nell’Europa dell’est per commercializzarli nel nostro Paese, sorvolando su ogni norma sanitaria. Persone facoltose che si ritrovano in ristoranti clandestini, organizzati per l’occasione, a consumare a caro prezzo bushmeat, cioè carne di specie esotiche o anche protette. Ma anche bracconieri che fanno strage di passeriformi per preservare la tradizione della polenta e osei in Lombardia e Veneto, mentre altri sparano ai rapaci migratori sullo stretto di Messina, in obbedienza a superstizioni ancestrali.
Potemmo definire Cani, falchi, tigri e trafficanti. Storie di crimini contro gli animali e di persone che li combattono di Ermanno Giudici, una detective story, la prima, a nostra conoscenza, ambientata nel mondo delle zoomafie. Un libro che si legge come un romanzo giallo, ma fatto di storie reali, riportate con dovizia di particolari. Ma è interessante soprattutto la riflessione che gli autori ci portano a svolgere, mostrando come questi fenomeni criminali non potrebbero accadere se non esistesse un’ampia fascia grigia fra legalità e illegalità, fondata su una cultura che vede gli animali come oggetti da collezionismo, intrattenimento e consumo, senza riguardo alle esigenze etologiche delle varie specie, spesso in nome di una passione non sempre ben formata e informata.
Perché tante persone, che svolgono un lavoro onesto e non hanno alcuna abitudine criminale, sono tuttavia disposte a procurarsi costose razze canine o animali esotici, senza indagare sulla loro provenienza e senza considerare i rischi connessi, sia per il benessere degli animali, sia per la nostra salute?
Il libro è anche la storia di un cammino compiuto dalle nostre istituzioni e dalla legislazione italiana: se fino a pochi decenni fa la detenzione di fauna esotica era praticamente libera – al punto che un ristorante di Milano poteva esibire per i propri clienti un leone in gabbia – oggi disponiamo di una normativa più rigorosa. Su questo punto emerge un’altra difficoltà: quella, da parte della Magistratura, di interpretare correttamente la legge e di riconoscere i danni agli animali sulla base di evidenze scientifiche, evitando assoluzioni che non rendono ragione alla giustizia.
Anche la fatica di applicare la legge è testimonianza di un percorso complesso che, come società, dobbiamo percorrere insieme, non solo rispettando la normativa vigente, ma soprattutto creando una cultura che riconosca a ogni essere vivente il diritto a una vita degna e conforme alla propria natura.
















