DIRITTO D'AUTORE E CONTENUTI
Ogni tanto degli amici mi mandano una clip condivisa da disco_bambino, che io nemmeno guardo perché conosco a memoria tutti i video degli artisti italiani più conosciuti pubblicati su YouTube da anni, oltre al fatto che già li conoscevo perché ho visto la TV per tutti gli anni '80 e '90. Allora, molti di questi video, già pubblicarli per la prima volta è una violazione del diritto d'autore, accettata perché diventano contenuti culturali che qualcuno ha registrato dal televisore, conservato e praticamente inediti. Sulle reti private potrebbe essere anche l'unico materiale, ma se parliamo di trasmissioni RAI, lì la cosa è un po' diversa, c'è un archivio pubblico, con tanto consultabile gratuitamente. Lo scaricare il materiale già pubblicato per metterlo sulla propria galleria è anche sfruttamento, perché lo usi come contenuto, che per contratto con il social dovrebbe essere originale o dovresti possederne i diritti.
Contenuti di cui non si rispetta il formato, gli si mette il proprio logo, ce ne si impossessa proprio. Anni fa ci si lamentava che in TV i film non erano come al cinema, adesso è peggio, ma va bene. Poi si compravano le cassette duplicate al mercato, adesso invece si va da Giuseppe Savoni, ma come si va da altri, perché pagine simili ce ne sono diverse. Parlo di questa solo perché oltre ad essere condivisa dagli amici mi viene proposta frequentemente anche dal social stesso favoreggiando la violazione dei diritti.
Nessuno mette in dubbio che si sia riusciti a concentrare un pubblico, molto banalmente secondo me, ma cosa si propone? Essendo materiale già pubblicato qual'è l'apporto culturale che ne si ha nella società? Nullo. Comprare uno dei nunerosi libri sulla canzone italiana può essere più impegnativo che guardarsi un video sui social, senza descrizione, senza nulla. C'è da dire che ormai non conoscere certi classici della musica popolare è molto tipo non sapere chi ha scritto Cenerentola, ma siamo a questi livelli, c'è bisogno di chi lo ribadisce.
Potrei capire se ad interessarsi siano dei giovanissimi, ma qui ci troviamo proprio su un mercato che già conosce la proposta e diventa una questione sociale.
Per curiosità sono andato a vedere che volume di utenti movimenta una pagina come questa e troviamo 90 mila followers su IG, con 79 che seguono anche i miei contenuti, e già questo fa riflettere.
Su Spotify abbiamo invece 1041 seguaci con 2011 sulla playlist più seguita, ma cosa c'è in questa playlist? Due ore di brani commerciali ancora frequentemente trasmessi da molte radio, presenti praticamente ovunque.
Se vogliamo considerare i contenuti commerciali prodotti per il mercato popolare dei documenti di antropologia culturale credo che come minimo ne si debba rispettare la forma e il contesto di origine, ma evidentemente per tanti è più importante crearsi un pubblico che acculturarlo ed ecco che l'ovvio diventa un elemento in cui riconoscersi