Mi sveglio alle 6 col culo del gatto in piena faccia. Ha visto qualcosa sul comodino. Scopro poi che quel senso di pesantezza che sentivo sulla pancia, tipo caponata non digerita, è il piede di figlio n. 2. Sto sveglio e penso nell'ordine: alla morte, a una tipa che forse, a una cosa che devo scrivere subito, a un poliziotto coglione che mi scrive su facebook e non so cosa voglia. Leggo nella penombra sei pagine de La linea d'ombra di Conrad e mi riaddormento. La sveglia suona alle 8.31. Caffé, computer, telelavoro. Alle 9 figlio n. 1 e n. 2 sono svegli e si stanno picchiando. Li ignoro. Mattinata terribile. Telefonate, mail, due feriti. Il capo mi chiama mentre sono sul water. Dei figli perdo le tracce fino all'una. Avete fame? Preparo il pranzo. Pasta, sugo pronto, il pane non c'è. Io caffé doppio, loro non so. Alle due e mezzo la giornata ha una svolta. Dico: PARTITA. Loro due contro di me. In cortile. Partita combattutissima, falli, gatti che passano. Vinco 12 a 11 e figlio n.2 s'incazza come una scimmia, perché dice che l'ultimo gol non vale: ho fatto gol col portiere per terra. Ma che cazzo di regola è? Sono sempre in terra i portieri. Gli dico che per imparare a vincere bisogna prima imparare a perdere, ma non so se capisce. È duro, durissimo, tutto sua madre. Comunque esulto il minimo sindacale. 12 a 11. Ma vieni!!! Sono stanco, sudato, lavoro, dormicchio. Il pomeriggio corre veloce. Compiti arrivati via WhatsApp intervallati da Switch. Poi la cena.