Domanda: Io ho sempre pensato che il pensiero dell'uomo sia, in senso lato, limitato, perché limitato al nostro sistema, al nostro mondo, per cui non c'è niente che possiamo pensare, per quanto fantasioso possa essere, che non esiste comunque. Esiste, ma non lo sappiamo, non lo vediamo. Quindi c'è una specie di assenza, un'assenza che però, paradossalmente, è l'assenza di qualcosa che c'è, che non sappiamo, che non vediamo. Io ho sempre ricevuto, in particolare da L'infinito, ma anche da Il sabato del villaggio, l'impressione che Leopardi volesse esorcizzare proprio questa assenza, cioè questa non conoscenza di qualcosa che c'è, che può essere, e il suo volersi distaccare in qualche modo fosse proprio il tentativo di riuscire a governare questa assenza. [...]
Risposta (Franco Cassano): [...] Quello che dico semplicemente è che la vita è fatta anche di attese e di ricordi. Non viviamo mai nella sospensione, quindi questa dimensione dell'immaginazione, che ci fa ricordare Silvia e che ci fa aspettare, sono costanti nel nostro presente. Questo mi sembra, al di là di come poi Leopardi cerca di governare questo progetto, [...].
Poi, se mi si consente di strumentalizzare, c'è un punto di questa dialettica del rapporto tra immaginazione, verità e scienza. [...] Io ho a suo tempo approfondito il problema della cosmologia del Big Bang. Ancora oggi, su tutte le riviste si mostrano con molta enfasi, diciamo, alcuni esperimenti circa l'individuazione di qualche indizio dell'esistenza della cosiddetta massa oscura. Cioè la grande ipotesi cosmologica, che noi diamo per scontata, è ricca di immaginazione in modo incredibile, perché, in buona misura, ipotizza che, per poter reggere quella ipotesi, alcuni equilibri gravitazionali possano essere garantiti solo dall'esistenza di una massa oscura, che non possiamo vedere, ma che ci deve essere.
L'immaginazione nella produzione scientifica ha sempre avuto un ruolo molto rilevante. Vorrei evitare che noi inconsicamente lavorassimo su una contrapposizione tra una scienza tutta quanta sperimentale e una immaginazione tutta arbitrarietà e fantasia: i livelli di intenzione sono tanti e sono molto rilevanti. Questo, poi, tutta la filosofia della scienza più recente lo dice. Per cui, da questo punto di vista, stante il fatto che l'immaginazione ci può fare terribili scherzi, quello che cerco di fare è ridurre lo scarto tra l'una e l'altra, far capire che si può passare dall'una all'altra parte del confine, che non bisogna avere troppa paura dell'immaginazione, che certe volte comunica bene col sapere verace, lo aiuta. Chi sa poi se è verace quel sapere, ma questo è un altro problema.
da R. Bodei, Oltre la siepe: Leopardi e l'immaginazione, in Leopardi e la filosofia