Kent Haruf, Le nostre anime di notte
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Kent Haruf, Le nostre anime di notte

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" Quando sono andata a vivere in Giappone, qualche anno dopo aver sposato a Parigi il suo secondogenito, Misa ha avuto la pazienza, durante gli otto mesi in cui ho abitato in casa sua, di passare ore a parlare con me, che mi esprimevo in un giapponese rudimentale imparato su un paio di testi. Se ho potuto fare rapidi progressi in questa lingua e arrivare a sostenere una semplice conversazione nel giro di qualche settimana, lo devo a lei. In nessun posto al mondo sono mai stata accolta con tanta benevolenza, con tanta sollecitudine, come in quella vecchia casa di legno e di carta intorno alla quale, in autunno, una siepe dalle bacche gialle emanava un profumo intenso, simile a quello dei fiori d’arancio, che ancor oggi, per me, è l’odore stesso della serenità. "
Antonietta Pastore, Nel Giappone delle donne, Giulio Einaudi, 2004. [Libro elettronico]
Come si supera il lutto per un genitore ancora vivo?
Già, perché per sentirsi orfani non serve la morte fisica dei genitori, a volte è sufficiente rendersi conto di quanto siano tossici, di quanto ci abbiano messo i bastoni fra le ruote per tutta la vita invece di sostenerci e amarci, di quanto siamo dovuti crescere senza di loro anche se ci vivevamo insieme.
Mi manca quando pensavo che mia madre fosse solo una cogliona superficiale ma che mi voleva bene, peccato che una manipolatrice seriale patologica non provi affetto per nessuno. Vivevo nell'illusione di avere un genitore, come quando credevo che i dissidi con mio padre dipendessero solo dal più classico dei conflitti generazionali, mentre era solo mancanza di stima nei miei confronti, mancanza di fiducia e giudizio pesantemente negativo su tutta la mia persona. Non faceva l'avvocato del diavolo, quando andavo entusiasta a parlargli di un mio progetto, non mi metteva in guardia sui rischi e le difficoltà facendomi sentire sostenuto e appoggiato, no, stava solo tirando fuori tutta la sfiducia nella mia capacità di fare le cose, soprattutto se le cose non erano quelle che rientravano nel suo stretto strettissimo modo di vedere il mondo, e lo faceva con violenza, in maniera aggressiva, urlandomi contro con il viso deformato dalla rabbia.
Per gaslighting generazionale si intende la retorica dell'anziano come figura angelica, fragile e custode della saggezza; è una narrazione costruita a tavolino che cozza violentemente con la realtà dei fatti, specialmente online.
È una forma di romanticismo forzato che serve a coprire una gerontocrazia che non ha nessuna intenzione di lasciare spazio alle nuove generazioni, né nel mondo reale né in quello digitale.
Chi descrive gli anziani come "fragili e gentili" ignora che, a livello sociale e digitale, sono la categoria più aggressiva. Sono loro a detenere il potere economico, a occupare i posti decisivi e a usare i social per insultare i giovani (il famoso "ai miei tempi" o "voi non volete lavorare").
Definirsi "fragili" è diventata una strategia per rendersi intoccabili. Se un attivista risponde con durezza a un commento reazionario di un settantenne, l'attivista passa per "bullo" e l'anziano per "vittima indifesa". È un trucco retorico per evitare il confronto alla pari.
La realtà che viviamo sui social è l'esatto opposto di quella narrazione: vediamo persone che usano la loro posizione di privilegio per segnalare in massa chi lotta per i propri diritti, facendoli bannare "in due nanosecondi".
Hanno trasformato l'attivismo in una questione di "modi". Se esprimi rabbia o urgenza, vieni bannato perché "non sei gentile". La gentilezza è diventata il paravento dietro cui la gerontocrazia nasconde la propria intolleranza.
I social hanno dato in mano ai reazionari un'arma nucleare. Se un gruppo di persone che non accetta il cambiamento si mette d'accordo, può far sparire mesi di lavoro di un attivista in un pomeriggio, e le piattaforme (che vogliono solo "tranquillità" per i loro inserzionisti) assecondano sempre chi urla alla violazione delle linee guida.
È un momento di stallo totale. La piazza pubblica è diventata tossica e chiusa, e gli spazi alternativi sono spesso troppo frammentati per fare massa critica.

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Più invecchio anch’io, più mi accorgo che l’infanzia e la vecchiaia non solo si ricongiungono, ma sono i due stati più profondi in cui ci è dato vivere. In essi si rivela la vera essenza di un individuo, prima o dopo gli sforzi, le aspirazioni, le ambizioni della vita. […] Gli occhi del fanciullo e quelli del vecchio guardano con il tranquillo candore di chi non è ancora entrato nel ballo mascherato oppure ne è già uscito. E tutto l’intervallo sembra un vano tumulto, un’agitazione a vuoto, un inutile caos per il quale ci si chiede perchè si è dovuto passare.
Marguerite Yourcenar
Leggendo un articolo questa mattina facevo una considerazione.
Quando ricchi, personaggi famosi di cinema e TV, politici rampanti o in declino... (o anche giovani rampolli delle stesse categorie) vogliono lasciare qualcosa che li faccia ricordare, costituiscono un ente, una Ong o altro di simile a sfondo animalista. E iniziano a spammare l'universo criato (come diceva il genio di Camilleri) di loro foto con cani gatti e piccoli di zanzara da salvare.
Mai, e dico mai, che detti personaggi si ricordino di anziani, bambini, dell'istruzione, della sanità ecc. Tranne quando fa figo 'sposare' una qualche causa politica. Allora escono dalla gabbia del proprio cane e fanno una passeggiata in corteo.
Col chihuahua in braccio.
Una 50enne, che allatta i figli, con il seno di fuori, in mezzo al ristorante, pieno di persone, la si può definire solo: 𝘮𝘢𝘥𝘳𝘦 𝘤𝘩𝘦 𝘴𝘪 𝘱𝘳𝘦𝘯𝘥𝘦 𝘤𝘶𝘳𝘢, 𝘤𝘰𝘯 𝘢𝘮𝘰𝘳𝘦, 𝘥𝘦𝘪 𝘱𝘳𝘰𝘱𝘳𝘪 𝘧𝘪𝘨𝘭𝘪.