Uno dei problemi più difficili per gli storici è stabilire in quale momento cominciò ad esistere una comunità cristiana a Roma e come vi si era impiantata. Dobbiamo dire che non è possibile stabilire ciò con certezza. Comunque, gli studiosi ipotizzano che vi fossero degli aristocratici a Roma convertiti al cristianesimo sin dalla prima metà del I secolo.
Dopo l’incendio di Roma, numerosi cristiani residenti nell’Urbe vennero accusati di essere i colpevoli dell’incendio. Come tutti gli studiosi sanno, l’identificazione di un capro espiatorio è sempre utile ai governanti. Pertanto, alcuni adepti del cristianesimo affrontarono la pena capitale sotto varie forme. In quel tragico momento tanto Pietro quanto Paolo, giunti a Roma in momenti e per ragioni differenti, portarono il loro conforto ai cristiani residenti a Roma. Pietro e Paolo vennero arrestati e poi giustiziati entrambi, probabilmente nel 68.
Appare evidente, simile a quella di cospirazione politica, che quella scatenata da Nerone fu la prima persecuzione contro i cristiani. Tacito la commenta riprendendo varie tradizioni precedenti e associando l’accusa di orge sessuali a quella di cospirazione politica, come era già accaduto a proposito dei baccanali. Il suo testo, che scagiona gli ebrei da molte accuse abitualmente lanciate contro di loro, non distingue tuttavia ancora tra ebrei e cristiani.
Quando si incominciò a comprendere che i giudei erano una cosa diversa dai cristiani, la nascita dell’anticristianesimo provocò presso i romani un immediato declino del loro tradizionale antigiudaismo. Addirittura divenne frequente, per quanto non generale, il fenomeno di alleanze o per lo meno di convergenze tra pagani ed ebrei, uniti dall’odio o dall’antipatia nei confronti dei cristiani. Tra l’altro, il carattere eversivo che pesava oramai sui cristiani dopo il 64 spingeva di per sé, ed ancora di più, gli ebrei a una rigorosa presa di distanze dai cristiani.
Il fatto che i cristiani fossero diversi dagli ebrei apparve gradualmente agli occhi del mondo pagano. Ciò non causò la nascita di una nuova religione solo a partire dalla vittoria delle tesi di Paolo (secondo le quali nelle comunità cristiane si dovevano accettare anche i non ebrei), ma anche perché le reciproche polemiche tra le due religioni, oltre a essere causa di disordini, provocarono la nascita di una letteratura apologetica che evidenziava con chiarezza i confini tra le due religioni. La polemica mostra come, da una parte, gli ebrei cercassero di difendersi dal proselitismo cristiano; dall’altra, i cristiani cercassero di difendersi dalle infamanti leggende fatte circolare nei loro confronti. Tra l’altro, gli ebrei elaborarono tutta una serie di racconti che tendevano a negare la divinità di Cristo, attribuendogli una nascita impura e vergognosa.
Per quanto riguarda le voci che narravano di riti criminali e abominevoli segretamente compiuti dai cristiani, si trattava di calunnie che avevano colpito, secondo modalità più o meno analoghe, i culti stranieri e misterici provenienti dall’Oriente. La tragedia che aveva colpito i cristiani dopo l’incendio di Roma produsse conseguenze immediate e remote opposte. Vi furono infatti cristiani che decisero di soffrire per il Cristo, considerandolo indispensabile alla natura stessa della religione cristiana. Come pure vi furono cristiani che, condizionati dalla persecuzione, scelsero la via della prudenza e della dissimulazione.
Comunque sia, la lealtà rispetto all’impero era tra i cristiani molto diffusa, naturale e comune. Infatti è certo che la grande maggioranza dei cristiani che erano cittadini romani si sentivano con sicurezza tali e non vedevano nella loro religione niente che si opponesse a tale qualifica, anche se erano consapevoli di doversi tenere lontani da quelle occasioni nelle quali cittadinanza e culto religioso pagano in qualche modo si associavano. Tra l’altro, dobbiamo dire che tali occasioni erano molte in una società nella quale si era soliti sacralizzare ogni oggetto e ogni aspetto della vita, soprattutto pubblica. Ciò avrebbe costituito per i cristiani cittadini dell’impero un ostacolo costante sino alle leggi di Costantino nel 300, che legittimarono la loro astensione da atti pubblici di culto idolatrico.
Intanto, già nell’anno nel quale gli apostoli Pietro e Paolo vennero martirizzati, le chiese cristiane si erano moltiplicate, anche se i componenti della maggior parte di esse, a quel che sembra, erano poco numerosi. Bisogna anche tenere presente il fatto che le chiese cristiane erano presenti quasi esclusivamente, tra il I e il IV secolo, in ambiente urbano. Anzi, i cristiani erano presenti soprattutto nelle città più grandi dell’impero romano, centri che toccavano o superavano i 30.000 abitanti.
Molti studiosi sostengono che il segreto della diffusione del cristianesimo risiedeva soprattutto nella speranza di una vita futura beata, una esistenza dopo la morte o addirittura una risurrezione fisica. Tuttavia tutto ciò sembra poco convincente: infatti molti erano i culti orfici, iniziatici, ermetici e misterici che promettevano varie forme di sopravvivenza o di salvezza dell’anima dopo la morte fisica. E di fatto le comunità cristiane, oltre a promettere ciò, offrivano concretamente aiuto e sostegno ai meno abbienti o ai miseri per affrontare e alleviare gli aspetti più duri e spietati di una vita individuale e collettiva che, specialmente a partire dalla II metà del II secolo, era diventata sempre più difficile e problematica a causa di crisi economiche, carestie e crescente insicurezza. Indubbiamente la solidarietà dei cristiani tra loro e la carità anche nei confronti di quelli che non appartenevano alle loro comunità furono importantissimi fattori di conversione.
Attorno al secondo quarto del II secolo d.C. la fisionomia gerarchica di ciascuna chiesa appariva ben delineata. Tuttavia il collegamento tra le varie comunità restava molto problematico e si presentava quindi difficile la definizione di un insieme uniforme di riti e di credenze. Comunque, al di là delle calunnie, la fedeltà e la lealtà dei componenti delle differenti chiese nei confronti dell’autorità imperiale era fuori discussione. A riguardo nessuna ambiguità era possibile. Di conseguenza, a rigor di logica, i cristiani non costituivano un pericolo per l’impero romano. Ma nonostante ciò, varie forme di sospetto e di disagio cominciavano a serpeggiare con crescente insistenza tra i funzionari dell’impero romano.
Nel 113 Plinio il Giovane inviava, in termini peraltro piuttosto moderati, un rapporto all’imperatore Traiano comunicandogli che esisteva una presenza di comunità cristiane nella sua provincia, ovvero la Bitinia. Plinio il Giovane parlava della superstizione che caratterizzava la nuova religione, nonché del contagio che tali superstiziose credenze potevano provocare, ed inoltre Plinio si mostrava piuttosto perplesso davanti al persistente rifiuto dei cristiani di riconoscere la divinità dell’imperatore. Tuttavia Plinio difendeva i cristiani dalle accuse più infamanti come quelle di incesto, orge e cannibalismo. Dallo scambio di lettere tra l’imperatore e il governatore apprendiamo che i cristiani si rifiutavano di sacrificare all’immagine dell’imperatore ed invocare gli dei, cosa che gli avrebbe evitato numerosi problemi. Plinio metteva anche in evidenza che non mancavano i cristiani che si lasciavano condizionare e abiuravano mostrando molta debolezza. Rispondendo a Plinio, Traiano prescriveva che si perseguitassero i cristiani solo in caso di una precisa denuncia o di una loro colpevole ostinazione.
Comunque sia, ai cristiani non era riconosciuto il diritto di riunirsi pubblicamente, cosicché le loro assemblee erano per forza di cose segrete, fatto che aumentava i sospetti e favoriva l’incontrollato circolare di voci prive di fondamento. La più insistente di tali voci accusava i cristiani addirittura di bere il sangue dei neonati. Tale accusa, fortemente assurda e calunniosa, con tutta probabilità nacque da una interpretazione superficiale e priva di senso del rito eucaristico.
Concludiamo il nostro discorso mettendo in evidenza che l’aggravarsi e il diffondersi di queste ed altre dicerie fu direttamente proporzionale al crescente successo del cristianesimo, che determinò lo sviluppo di un nuovo genere letterario: l’apologetica.
Prof. Giovanni Pellegrino