“ Sam Martin era tornato da Mobile con una negra che aveva comprato là, e questa negra aveva due bambini, e quando era arrivato a casa lui s’era ubriacato per festeggiare e poi aveva cominciato a preoccuparsi, perché quello che l’aveva venduta gli aveva detto che era una negra che cercava di scappare, e di stare bene attento, e così Sam Martin ubriaco com’era si ficcò in testa di marchiarla sulla guancia, come si faceva una volta, visto che era una negra nuova, lì da noi, e nessuno la conosceva, e così lui preparò un ferro rovente e cercò di farle una M sulla guancia, M come Martin, ma non gli venne mica tanto bene, perché quella negra strillava e si divincolava, e si vede che non l’aveva legata tanto stretta, e così la M non si leggeva mica tanto, e poi due o tre giorni dopo quella negra scappò davvero, lei e i suoi due bambini, con tutto che aveva i ferri ai piedi, e bisognò partire a cercarla nella palude di Okawauga, che lei s’era buttata da quella parte, e non so com’è che non ci affogarono tutti quanti, lei e i bambini, ma alla fine la ritrovammo, e uno dei cani del capitano Holmes la azzannò a un piede, che poi perse due dita, di quel piede, e il dottor Yancey voleva tagliarglielo addirittura, che diceva che altrimenti andava in cancrena, ma Sam Martin disse di no, che non le lasciava tagliare nessun piede, e piuttosto voleva vederla crepare, e alla fine ebbe ragione lui, e insomma quella negra, che si chiamava Betsy, credo, ci lasciò solo due dita, o forse tre, ma per il resto li riportammo a casa più o meno intieri, tutti e tre, lei e i mocciosi; e il capitano Holmes era venuto apposta con i suoi mastini, che erano famosi per ritrovare i negri fuggitivi, soprattutto nella palude, uno più di tutti, che si chiamava Spot, perché aveva una macchia bianca proprio in mezzo agli occhi, ed era uno dei mastini più famosi della contea, e li portava al guinzaglio proprio questo Ben, che nessun altro sapeva tenerli fermi come lui; e lì nella notte, perché mi pare che la negra era scappata alla sera subito dopo il tramonto, e la ritrovammo solo al mattino dopo, mezzi morti di fame e di freddo, lei e i bambini, be’, dico, mentre battevamo la palude con le torce, ogni tanto partiva una fucilata, magari solo per avvertire gli altri di non allontanarsi, e rimanere tutti vicini, che lì in quella palude, al buio, è pericoloso perdersi, e chissà come una di quelle fucilate beccò proprio quel negro, Ben, lì al braccio, che non si seppe mai chi l’aveva tirata, e così restò storpio, e la mano sinistra non la muoveva. “
Alessandro Barbero, Alabama, Sellerio (Collana La memoria n° 1195), Palermo, 2021¹; pp. 213-214.










