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che l'unico motivo di andare alla camera ardente di Maurizio Costanzo è quello di essere intervistato da un giornalista e ripreso e avere 2,5 secondi di fama.

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Buona befana belle
Buon anno, belli
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Ascolto Radio tre.
Agàpimu fidela protinì (Primo, fedele amore mio) | Ciuri ce Pedì
Testo popolare musicato da Salvatore Cotardo e cantato da Roberto Licci ed Emilia Ottaviano
https://youtu.be/52TAt-YAiDw?list=PLo9Jwy-G3G8mP-48mr_pHyPEboKHsQp_3
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VORREI FARVI IL SOLITO PIPPONE ESISTENZIALE
E dopo attenta scelta ho deciso che niente di meglio di un dialogo del film Bianca di nanni Moretti poteva fungere da incipit esplicativo:
- Io lo so che tipo è lei: ha il suo macellaio di fiducia, che le tiene i pezzi migliori… - Perché, c'è qualcosa di male? - E certo che c'è. Se ci vado io, poi mi prendo i pezzi peggiori!
Tutto nasce da un ricordo targato anni ‘80 dove, pischello di 11 o 12 anni, insieme ad alcuni amici presi il treno da Viareggio a Lucca per andare al Luna Park (sì… a quei tempi un bambino di 11 anni poteva prendere il treno senza che venissero allertati i carabinieri, i servizi sociali, Chi l’ha Visto e il Codacons) e tutti ci stupimmo del fatto che venimmo fatti sedere dal controllore su DELLE DURISSIME PANCHE DI LEGNO invece dei soliti sedili rosso polvere lercia.
Tornato a casa, mio padre mi spiegò che quelli erano i vagoni di TERZA CLASSE, aboliti nella seconda metà degli anni ‘50 ma di fatto equiparati a quelli di seconda classe (il controllore ci fece sedere lì perché in effetti avevamo già la faccia da disturbatori di pubblico trasporto).
Alla mia domanda su che differenza ci fosse tra la prima e la seconda classe, mio padre mi rispose ‘Che i sedili sono più morbidi e che, soprattutto, ci sono meno persone’.
Incassai la risposta, incamerando tale verità senza farmi troppe domande (funziona così nell’età dello sviluppo) ma anni dopo, quando un controllore mi fece cambiare vagone perché mi ero seduto per sbaglio in un posto di prima classe, mi resi conto che il mio errore era dettato dal fatto che i sedili erano perfettamente identici a quelli di seconda classe… e fu a quel punto che capii una verità deludente e a tratti disgustosa: la gente semplicemente pagava di più per non mescolarsi con quelli che non si potevano permettere di pagare di più.
Volevi andare al cinema ma avevi pochi soldi? A quei tempi andavi in platea a prenderti gli sputi dei ricconi che stavano lassù in galleria.
Volevi il gelato? La coppetta costava meno ma ti meritavi lo sguardo di pietà dei bambini ricchi cono-leccanti.
Oggi usiamo, senza riflettere sul suo significato, il termine ESCLUSIVO, riferito a un qualcosa di particolarmente affascinante ma non dimentichiamo che l’etimologia della parola ben descrive l’azione che facciamo quando compriamo o possediamo quel qualcosa…
ex+claudō - ‘chiudo fuori’, escludo.
IO CE L’HO E TU NO.
IO POSSO PERMETTERMELO E TU NO.
IO FACCIO PARTE DEL CLUB ESCLUSIVO DI QUELLI CHE CE L’HANNO
E ALLORA TI ESCLUDO PERCHÉ TU INVECE NO.
La nostra è una società basata sul PRIVILEGIO (non per niente privus+lex, legge per persone a parte, particolari) e a qualsiasi livello di tale società presumiamo istintivamente che una persona che abbia questo privilegio in qualche modo se lo sia meritato. O se non crediamo questo, ne diamo il merito alla loro fortuna e l’invidioso demerito alla nostra sfortuna.
In ogni caso vorremmo essere come loro, possidenti di tale privilegio esclusivo, e così desiderando ci guardiamo attorno (e per un solo attimo indietro) per rimirare i poveracci che abbiamo intenzione di escludere.
L’equilibrista si schianta giù dalla fune ma ho pagato il biglietto e lo spettacolo deve andare avanti?
No, diocane.
Se il cameriere è oberato di lavoro, io gli preparo i piatti impilati e le posate ammucchiate e se non è oberato di lavoro lo faccio lo stesso perché mi fornisce un servizio, non è il servo di un privilegiato che si può permettere di mangiare fuori e invece lui no.
Io non voglio puntualità e precisione a prescindere perché pago.
Io voglio puntualità e precisione perché ciò significa che le persone che mi forniscono un servizio puntuale e preciso sono state messe in condizioni di lavorare bene, serenamente e, soprattutto, ben retribuite, sia dai datori di lavoro che dai clienti.
Se le persone esigono perché pagano, si meritano di essere seppellite dall'immondizia raccolta da gente appesa ai camion con +40° e -15°, soffocati da un pezzo di pomodoro raccolto sotto al sole da schiavi pagati una manciata di euro al giorno e che gli venga un cagotto esplosivo pangalattico per il prossimo virus mutato su uno dei miliardi di polli e maiali allevati intensivamente perché così loro possono avere la fettina panata ogni giorno in tavola.
Io non voglio avere un bene o un servizio esclusivi…
Io voglio che TUTTI si possano permettere il mio stesso bene o servizio.
Io esigo INCLUSIVITÀ, non esclusività, perché il valore di una persona io non la misuro da come si comporta coi primi ma da come tratta gli ultimi.
E se pensate che questo sia il discorso retorico e scontato di un privilegiato, allora togliete il freno a mano e andatevene affanculo sgommando.

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Intense Moment
Poche volte
Clarice: Ah, pur troppo egli è vero: in questa vita per lo più o si pena, o si spera, e poche volte si gode.
C. Goldoni, Il servitore di due padroni [1753], in C. Goldoni, Commedie, Roma, G. E. L’Espresso - Repubblica, 2003