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Pubblicazione di Faxtet.
Estratto del brano 'Segreta', scritto a Tarroni e Leotta. Il cd è stato pubblicato da Mobydick nella Collana “Carta da Musica”, testi e poesie (e un racconto) di Guido Leotta. http://faxtet.tumblr.com/
Daniela Raimondi, poetessa, una vita in bilico tra Sardegna e Gran Bretagna, nei suoi versi racconta una mitologia privata, fatta di suoni e di immagini essenziali. Ascoltiamo la sua voce, accompagnata dalle note del quintetto bluejazz dei Faxtet. Questa puntata è dedicata alla memoria di Guido Leotta, editore, poeta e musicista faentino. > La puntata completa
Le stelle cadono e io non voglio Metti che poi finiscano (Guido Leotta)
Mobydick e Faxtet ringraziano tutti per il "mare" di affetto dimostrato dedicando a Guido un attimo, un pensiero o anche solo un brindisi...
__________________________ Immagine di Alberto Zannoni

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È il 16 di luglio del 1990 quando il Faxtet, nell’ambito di una rassegna che abbina la poesia alla musica, debutta in una piazzetta di Cervia.
Si tratta di un trio alquanto anomalo (Guido Leotta, sax e flauto; Andrea Bacchilega, batteria; Marco Assirelli, chitarra elettrica) e magari avventato eppure assai grintoso, e già fortemente autoironico.
Nessun brano originale, in repertorio, ma spruzzate di blues e di jazz che i tre non avevano il modo di proporre con la formazione “maggiore” che all’epoca li vedeva spesso sul palco assieme: Pharaons Rhythm’n Blues Band & Revue.
Nell’estate del 1991 - e fin da quello che fu il loro secondo concerto - salì sul palco Alessandro Valentini, trombettista impegnato con Pharaons, messo fuori causa per alcuni mesi da un brutto incidente automobilistico, che scalpitava – all’interno dell’imbragatura gessosa – in attesa di buttarsi a capofitto nell’avventura dell’ex trio, ora quintetto grazie all’ingresso del bassista Carlo Mauro. Il quale però già alla fine della stagione salutò la comitiva per dedicarsi al blues più “tradizionale”.
Faxtet, invece, aveva messo in cantiere brani che si collocavano a metà strada tra la musica del diavolo e il jazz melodico (un seppur vago punto di riferimento? La produzione Blue Note degli anni ’60).
[E la storia continua...]

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Il giornalista bolognese Gianni Gherardi recensisce 'Blue Notebook'
Blue Notebook: nuovi complici per i jazzofili
Il suono del linguaggio, la suggestione delle parole, l’emozione del ritmo ... Il rapporto tra poesia e jazz è sempre stato di odio e amore, una sorta di “né con te, né senza te” che però, quando è riuscito a toccare le giuste corde, ha dato risultati affascinanti. Le poesie jazz di Willem M. Roggeman rappresentano un viaggio là dove pochi in tempi recenti hanno osato; un viaggio di e con i miti che hanno fatto grande il jazz del secondo dopoguerra, musicisti che sono complici e amici notturni con cui condividere scorribande di ogni genere. Ed ecco che in questo libro-cd Gillespie, Monk, Webster, Dolphy, Ellington, Parker, Blakey, la Holiday diventano i complici di Roggeman, ma anche nostri. E soprattutto del Faxtet.
La formazione faentina di bluejazz è da tempo quella che meglio si adatta a progetti “interdisciplinari” (come testimonia – tra gli altri della loro produzione - l’ottimo Allucinèscion) e anche in questo caso colpisce la modalità di adesione a una sfida in cui i rischi del revival e della mera citazione sono dietro l’angolo. E invece emerge subito la freschezza dei brani, che rende l’ascolto decisamente agevole, nell’assecondare le liriche, così come il percorso compositivo non è mai ripiegato sulla semplice calligrafia boppistica ma capace di trovare nuovi stilemi sonori.
Gioca un ruolo determinante la perfetta struttura delle sette composizioni, merito di eccellenti individualità, in questo accostarsi “con riguardo” alla poesia di Roggeman. Il risultato è eccitante per la capacità dei singoli solisti di entrare nelle pieghe di un lirismo, delle parole e della loro musica, coinvolgendo ed emozionando. I jazzofili hanno trovato nuovi complici.
Gianni Gherardi, giornalista, per Blue Notebook
Un estratto di'Fredom For Us', dall'album 'Selavì'. Il brano è dedicato alla scrittrice milanese Laurana Berra.
More: http://www.pinterest.com/pin/297870962824878061/
Lo spettacolo del 31 Ottobre al Ridotto di Faenza.

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Elena Bucci racconta il Faxtet
"Pensare a Faxtet significa evocare un fiume dai molti linguaggi talmente vivo che il suo tempo si declina sempre al presente: prima di tutto ecco salire la musica che si gonfia, che scivola, che si arrotola, che svapora, urla e si riposa e poi la mia voce che, liberandosi di me, vola con lei, con loro, lasciandomi stupefatta e felice delle giravolte che riusciamo a fare trascinando il pubblico nel vortice, con le scarpe che scivolano via, le gonne che svolazzano e la giacca infilata a metà. Saliamo tutti per aria e poi torniamo giù, spettinati, strapazzati e con gli occhi lucidi. Poi arrivano le immagini, le loro facce sorridenti sempre vere, la luce del tardo pomeriggio quando si preparano gli strumenti, i microfoni e le luci, il bicchiere del vino, la gente che aspetta e chiacchiera, le ultime cose da fare di corsa, il buio, volti assorti ora, sospesi i respiri. Via.
E poi si intrecciano tutte le parole dei testi e delle canzoni, quelle che ho letto nei libri densi, asciutti ed emozionanti di Guido, quelle che suono, quelle che trasformo, quelle che aggiungo, quelle che non dico ma che ricordo molto bene e fanno la tessitura del mio stare con loro, con voi, cari Faxtet. Ci sono anche le parole che non so scrivervi ora e che spero di parlarcantare insieme molto presto.
E accenno appena agli incontri belli che ho fatto attraverso di voi, via carta e dal vivo, scoprendo personaggi e scrittori che fanno la compagnia che serve più che mai nell’addentrarsi nella vita.
Ad ogni incontro, scandito dal ritmo sincopato della mia vita strampalata di curiosa e perfezionista in fuga, ho ritrovato il sapore della vostra pacifica e sapiente accoglienza che, salda, mi ha permesso di essere ispirata, libera e pazza al punto da sentirmi quasi a casa in questo mondo.
Grazie a Guidone il reggitore, grazie a quelli che ho sempre conosciuto e grazie ai nuovi, ai quali sono stata subito collegata dal medesimo brivido che mi ha unito agli altri. Grazie a Silvia che vigila.
Quando sono con loro in scena, sono del tutto viva e nuova, in cerca. Non so se canto, recito, scrivo o interpreto. Facciamo qualche salto acrobatico tra musica e teatro passando per qualche terra sconosciuta. Sono io e non più io, mi dimentico e mi ritrovo. Detta così sembra una favola. E invece è vero."
ELENA BUCCI Il blog Fan Club su Facebook La compagnia teatrale 'Le belle bandiere'