Ocean
Warren Ellis e Chris Sprouse
Ed. Magic Press, 2007
Ho letto questa miniserie di Ellis ambientata dalle parti di Giove e non ho potuto fare a meno di affiancarla alla recente sequenza di Nathan Never in conclusione il mese prossimo con il suo quarto albo. Mi riservo un'analisi più accurata dell'albo Bonelli in altra sede dedicata, però per cominciare a parlare di Ocean condivido alcune sensazioni nate dal confronto di due stili narrativi molto diversi.
Mentre nella mini di Nathan si leggono tantissimi lunghi testi esplicativi alla ricerca di rendere più chiara possibile una vicenda ricolma di dettagli e incastri con le vicende dell'Agente Alfa (che rendono la miniserie di difficile digestione per i non appassionati), Ellis ritaglia la vicenda poco per volta, in modo asciutto, ma arioso rendendo la spaziosità del cosmo e dell'oceano alieno, anche grazie ai disegni puliti di Sprouse e a una colorazione asettica e efficace.
In "Operazione Giove" della Bonelli gli autori ci offrono una marea di informazioni per tessere una trama sempre più arzigogolata e complessa, costruendo una mitologia aliena ispirata ai recenti capisaldi cinematografici come Interstellar, Ad Astra, The Martian eccetera, con una spolverata di giochi di potere tra i vari dirigenti terresti: chiaro che lo scopo sia gettare quei semi per ulteriori sviluppi di cui Ellis non ha la necessità di preoccuparsi. Ma è così che la storia di quest'ultimo si guadagna davvero un respiro cinematografico, è costruita per iniziare e finire in 6 albi (raccolti in volume) e in poche pagine e altrettante battute riesce a tratteggiare le personalità di protagonisti e comparse, abbozzarne il passato, criticare la china che sta prendendo la società contemporanea ritraendone uno scenario possibile di come potrà essere fra cento anni. Emblematica la compagnia privata Doors (sic!) che dopo aver lavorato ai massimi livelli in ambito informatico, decide di lanciarsi nell'esplorazione spaziale con mezzi e risorse ben superiori a quelli della NASA, ma sicuramente meno vincoli etici (nell'epoca dei Bezos, Musk e Branson sembra piuttosto realistico e le allusioni al trattamento dei dipendenti richiama alla mente una realtà distopica, ma che potrebbero benissimo essere sperimentata da Amazon sui suoi prossimi dipendenti).
In entrambi i testi appaiono gli alieni e si spiega il loro legame con il genere umano, ma mentre la minaccia di Ocean aleggia per tutto l'albo incutendo quel timore che proviamo quando ci tuffiamo in mare aperto e ci ritroviamo incapaci di sondarne dimensioni e profondità, la scelta di VIgna è quella di scrivere una sorta di Antico Testamento di ispirazione Marvel, annodando razze e speciazioni alla maniera di Celestiali, Inumani e Devianti e dettagliando con forse troppa cura genealogie e discendenze.
Paradossalmente dopo migliaia di pagine, lo stesso Nathan, per non parlare dell'Agente Alfa o di Darver risultano meno tridimensionali e profondamente vivi e complessi rispetto al detective Kane. In poche tavole, sparse all'interno del volume per non appesantire con lunghe spiegazioni, si conosce tutto quello che serve dell'inedito protagonista: il rapporto col padre, l'idiosincrasia per le armi, la passione per i voli extra-orbitali che potranno tornare utili, le capacità di mediazione e di ingaggio che lo rendono un po' un supereroe, il carattere cinico costruito forse più come difesa da un mondo che non comprende fino in fondo piuttosto che come forma di aridità emotiva. Un mondo e un'esperienza di vita di cui non vediamo molto, ma Eliis ci fa percepire come abbiano permesso a Kane di sviluppare la giusta maturità per vivere pienamente, anche con i suoi traumi e le sue paure.
I comprimari di Ocean hanno ancora meno spazio di esposizione eppure Ellis trova i modo di mostrarne qualità, fragilità e vizi anche con una vena ironica che alleggerisce la tensione mantenendo viva la sensazione che qualcosa possa succedere da un momento all'altro.
La tecnologia di "Operazione Giove" mostra come al solito le contraddizioni del futuro di Nathan Never dove elettrodomestici antidiluviani si affiancano ad astronavi che raggiungono il pianeta rosso in una settimana (chiaro, dopo qualche giorno di preparazione fisica con strumenti totalmente inadeguati, ma solo se siete giovani e inesperti scienziati specializzati in tutt'altri campi che non sono mai andati neanche sulla Luna!). Anche Ellis attinge alla fantascienza tecnologica pre-esistenti, dalla crioconservazione agli Stargate, ma la rende "vera", realistica e credibile.
Cinematografici mi paiono anche i disegni di Sprouse, un po' alla Hitch, con un'espressività forse un tantino troppo british, dove tutti i personaggi tendono a essere un po' algidi e con una gestualità rigida, ma anche in questo caso molto in linea con la produzione seriale televisiva e questo rimando aiuta il lettore a dinamizzare le scene e a riempire gli spazi tra le vignette, sceneggiate in modo brillante. Kane in particolare è una statua di sale sia nelle effusioni, che nella sorpresa o nell'omicidio, ma questa scelta ancora una volta sembra funzionale a offrire un'aura di superomismo al personaggio che si relaziona con chicchessia con una sorta di paternalistica bonomia e un egocentrismo che lo separa empaticamente dal mondo esterno. Sono più "umani" i componenti dell'equipaggio della navicella spaziale, lontani dalla Terra da tempo, ma colmi di passione, curiosità, frustrazione: in una parola vivi.
Al termine anche Kane, che in qualche modo ricorda Nathan per lo stesso amore per il passato, per i ricordi, per il pianeta natale, riesce a sorride, quando finalmente rimette i piedi nella acque terrestri, mentre l'alieno urla la sua rabbia in una enfatica espressione del volto che si illumina tra le macerie di un mondo che è stato e che potrebbe essere di nuovo.