Sono arrabbiata, incazzata nera direi.
Tutti mi dicono che è normale e che è più che legittimo il fatto che lo sia, ma che devo essere paziente, che devo aspettare, che con il tempo avrò la mia giustizia.
Il tempo, gran bella cazzata.
Più il tempo passa più io sto male, più la mia rabbia aumenta, sono sempre più nervosa, perché più passa il tempo e più la cosa affievolisce per gli altri. Gli altri dimenticano, io resto fissa lì a quelle mani tra le mie gambe, a quelle dita tra le mie labbra, a quel respiro sul mio collo. Sono nera di rabbia, nera come i lividi che mi ha lasciato, lividi neri, scuri, che adesso sono guariti in realtà però io li vedo ancora ogni tanto, quando la rabbia mi arriva alla testa, quando avrei voglia di spaccare tutto perché mi sta tutto troppo stretto, perché tutto mi soffoca come quando lui mi stava sopra.
Provate voi a stare calmi, ad essere pazienti, a non esplodere quando continuano ad accendervi la miccia.
“Andrà tutto bene” continuano a ripetermelo come se fosse la soluzione a tutto, ma no non andrà bene, per niente, non per me, ho cercato di ripetermelo, di scriverlo sui margini di un quaderno solo per cercare di fissarmelo in mente, per cercare di convincermi, ma appena riesco a crearmi delle convinzioni, appena trovo quel minimo di stabilità cade un sassolino e da lì scivola via tutto l’equilibrio che avevo cercato di crearmi, tre mesi così in questo loop tutto uguale, fatto di appigli, delusioni, illusioni, denti stretti.
Ma è tutto inutile lo so, non importa quanto tutti mi dicano sia forte, non lo sono, sono debole, faccio finta di esserlo, ma sono la più debole. Bastano due piccoli occhi scuri a farmi bloccare, un monopattino, una frase, anche un soffio di vento sul collo e io mi pietrifico, e divento piccola piccola, come quando mi perdevo al supermercato per cercare i cereali, rincorro un ideale, cerco la forza tra i miei scaffali e appena penso di averla trovata noto che è troppo in alto e io sono solo una bambina e non posso arrivarci, così mi guardò intorno ma non c’è nessuno, e mi sento ancora più piccola. Il problema è che adesso non arriverà mia mamma o mio papà mezzi esasperati o mezzi divertiti perché tutte le volte sanno di trovarmi lì, non avrò nessuno che potrà aiutarmi a raggiungere i miei cereali, sono sola nel supermercato, le vedo le persone che cercano in tutti i modi di entrare e aiutarmi, ma non possono perché è anche più grande di loro, così continuo a sentirmi sempre più piccola davanti a quello scaffale così alto che non potrò mai raggiungere, potrei uscire e far finta di averli mangiati tutti i cereali ma non potrò mai raggiungerli.
















