Dal deserto la pioggia metallica.

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Marco Soldi "Veleni" Julia 63 Original Cover Art (2003) Source
Un medico di base della città pugliese ci parla della situazione della sua città , tra i miasmi dell'Ilva e la malagestione dell'epidemia.
Qui la sofferenza è di casa..
tofana agg. f. [dal nome di Giulia Tofana, una spacciatrice di veleni del 17° secolo]. – Acqua t., nome di un antico veleno, sinon. di acqua o acquetta di Perugia (v. acquetta).
L'acqua tofana (conosciuta anche come acqua toffana, acqua tufania, acqua tufanica, acqua perugina, acquetta, acqua di Napoli, manna di San Nicola) era un liquido velenoso ampiamente utilizzato a Napoli, Roma e Perugia.
Storia
Durante il XVII secolo, Giulia Tofana (o Toffana), una cortigiana nonché fattucchiera, originaria di Palermo, elaborò nel 1640 la ricetta di una pozione incolore, insapore e inodore, che fece la sua fortuna. La donna infatti divenne ricchissima, producendo il veleno su vasta scala e vendendolo a quanti erano insoddisfatti del coniuge e volevano "diventare vedovi", in un'epoca in cui il divorzio non era ancora riconosciuto legalmente.
La composizione chimica
Gli ingredienti della miscela sono noti, ma non se ne conoscono le esatte dosi. Fondamentalmente, l'acqua tofana conteneva arsenico e piombo; è probabile che contenesse anche belladonna. Un'opinione più scientifica potrebbe essere quella del medico di Carlo VI d'Austria, che descriveva il contenuto dell'acqua tofana come una soluzione di anidride arseniosa in acqua distillata aromatica, addizionata con alcoolato di cantaridi.
La scoperta della formula in parte fu empirica: Giulia Tofana aveva fatto bollire, in una pentola sigillata, dell'acqua con una miscela di anidride arseniosa, limatura di piombo e antimonio, ottenendo un liquido trasparente e privo di odore e sapore. L'anidride arseniosa, secondo le deduzioni del medico di Carlo VI, in acqua creava un ambiente acido e consentiva lo scioglimento sia del piombo che dell'antimonio, dando luogo ad una soluzione contenente un sale di arsenico e piombo ad altissimo tasso di tossicità .
Commercializzazione
L'assenza di sapore e odore faceva di questa miscela il veleno ideale da propinare con cibi o bevande all'ignara vittima. Il prodotto veniva venduto a volte come cosmetico, a volte come oggetto di devozione nei confronti di San Nicola (quando veniva imbottigliato in fialette recanti l'immagine del santo). In ogni caso, la vendita del veleno era sempre accompagnata dalle istruzioni per l'uso, allo scopo di evitare avvelenamenti accidentali.

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Dolce come l'amore, letale come il tradimento, impietosa come la morte, velenosa come solo io so essere.
Lucrezia Beha
Una casettina dei veleni, pronta per uccidere chi si vuole, travestita da libro. Questo gioiello risale al '600, un epoca in cui i veleni andavano estremamente di moda in Europa e non solo.
Chi non vuole avere a che fare con le persone, "per non avere problemi", "perché la gente fa schifo", "perché ho già dato", e via dicendo, si trova a confrontarsi con persone che probabilmente sono tre volte più dispettose, conflittuali e rompi palle rispetto alla norma.
Una mente sana comincerà a chiedersi perché, una mente disfunzionale penserà che aveva ragione: le persone vanno tenute lontane (rafforzando una mentalità viziosa che gli confermerà quello che crede).
Al di là del fatto che attiri spesso quello che vuoi evitare, proprio perché impieghi tantissime energie per tenerti a distanza e dunque solleciti esattamente quel flusso, vale la pena riflettere sul motivo per cui sei determinato a non avere a che fare con la gente in un mondo dove tutto è relazione.
Inoltre, anche tralasciando che più vuoi evitarle più te ne stai occupando, sappi che se sei nato con alcuni archetipi "predisposti" per i rapporti interpersonali, puoi scappare dove ti pare e convincerti di vivere in un mondo parallelo, ma la tua vita avrà la tendenza a portartene a quintali.