“Com’è stato, in quel momento?”
“Quando te l’ha detto, Davide. Quando hai capito di essere stato tradito… qui.”
Il Dottor Cuore gli appoggiò una mano sul petto.
Le pupille di Davide si dilatarono appena. Le dita si mossero senza uno scopo preciso, il mento tremò. Fu un tremore breve, ma visibile.
“Non sapevo se mettermi a ridere o urlare. Alla fine sono rimasto fermo. Zitto. Credo stessi solo cercando di capire...”
Fece una pausa, lo sguardo perso da qualche parte.
“È stato come se avessi perso la cosa più preziosa che avevo. Senza nemmeno accorgermene. Come quando cerchi qualcosa che eri sicuro di aver lasciato lì… e invece non c’è più.”
“Credevo in noi. Davvero. Pensavo che avremmo costruito qualcosa… qualcosa che durasse per sempre.”
“E invece mi sono ritrovato a chiedermi se meritavo una cosa del genere. Perché non è stato solo un tradimento… è stato altro.”
“Come fai a stare con qualcuno per così tanto tempo senza esserci davvero?”
Il Dottor Cuore rimase in silenzio. Il battito, sotto la mano, era più veloce.
Davide lasciò uscire un respiro leggero, quasi stanco.
“Adesso però sto facendo una cosa diversa.”
Un accenno di lucidità gli attraversò la voce.
“Sto scegliendo. Le persone, il tempo, le energie. Non voglio più lasciare che le cose succedano e basta.”
Si passò una mano tra i capelli.
“Sto lavorando su di me, sulla mia crescita. Mi sto dedicando alle mie cose, ai miei hobby, al mio lavoro, a tutto ciò che mi fa stare bene. Sto costruendo la mia pace.”
“E ho capito una cosa… le persone non devono capitare. Vanno scelte.”
Abbassò lo sguardo, ma senza chiudere gli occhi.
“E per qualcosa di vero… bisogna essere pronti. Io ci sto arrivando.”