Mi chiamo Davide. Ho quarantadue anni e tradisco mia moglie perché non mi lascia.
Lo so che suona assurdo. Lo so che sono io il mostro.
Sono sposato con Anna da diciotto anni. Lei è perfetta. Troppo perfetta.
Non urla mai. Non si lamenta mai. Non chiede mai niente.
Qualunque cosa io faccia, lei resta.
E questo mi sta uccidendo.
La prima volta è successo cinque anni fa.
Convegno di lavoro a Roma. Alcol. Una collega. Una stanza d'albergo.
Mi sono svegliato la mattina dopo con il senso di colpa che mi mangiava vivo.
Sono tornato a casa. Anna era in cucina, preparava la cena.
"Ciao amore, com'è andato?"
Non ce l'ho fatta. Ho confessato tutto. Lì, in piedi, con la valigia ancora in mano.
"Anna, devo dirti una cosa. Ho fatto una cazzata. Ieri sera... c'era una donna. È successo. Mi dispiace. Mi dispiace tantissimo."
Lei ha spento il gas. Si è voltata.
"Va bene. Succede. L'importante è che tu me l'abbia detto."
"Anna, hai capito? Sono andato a letto con un'altra."
"Ho capito. E ti perdono."
"Così? Senza urlarmi contro? Senza chiedermi niente?"
"A cosa servirebbe urlare? È successo. Ora andiamo avanti."
Quella sera abbiamo mangiato in silenzio.
Io mi aspettavo lacrime, piatti rotti, borse preparate.
Lei ha lavato i piatti, si è messa il pigiama, si è infilata nel letto accanto a me.
Da quel giorno qualcosa si è rotto in me.
Volevo che reagisse. Volevo che mi urlasse contro. Volevo che mi dicesse "vai via, non ti voglio più vedere".
Invece ogni sera era lì. Con la cena pronta. Con il sorriso gentile. Con quella calma che mi faceva impazzire.
Un anno dopo. Un'altra donna. Un'altra confessione.
"Anna, è successo di nuovo."
Lei stava piegando il bucato.
"Non so! Qualcosa! Che sono uno stronzo! Che mi odi! Che te ne vai!"
"Non ti odio. E non me ne vado."
"Lo so. Ma ti amo lo stesso."
Ho sbattuto la porta. Sono uscito. Ho camminato per ore.
Quando sono tornato, era addormentata sul divano, con la televisione accesa.
Mi sono seduto accanto a lei e ho pianto.
Ma non è cambiato niente.
Sono andato da uno psicologo.
"Dottore, io tradisco mia moglie."
"Non reagisce. Mi perdona. Sempre."
"E questo la fa soffrire?"
"Dovrebbe. Ma non so. Non me lo dice mai."
"Mi sento... in trappola. So di poter fare qualsiasi cosa e lei ci sarà sempre. Non c'è conseguenza. Non c'è limite. È come se non contasse niente."
Lo psicologo mi ha guardato a lungo.
"Lei tradisce per essere punito."
"Lei tradisce perché vuole che sua moglie la lasci. Ma lei non la lascerà mai. Quindi lei continua. È un circolo."
"No. È infelice. E non ha il coraggio di andarsene."
Io non voglio stare con Anna. Non da anni.
Ma non riesco a lasciarla.
Perché lei è brava. È gentile. È tutto quello che una moglie dovrebbe essere.
Come fai a lasciare una persona così? Come spieghi che la lasci proprio perché è troppo brava?
Tutti mi direbbero che sono un ingrato. Un bastardo. Un folle.
Allora resto. E tradisco.
Tradisco sperando che prima o poi lei dica basta.
Tradisco sperando che prima o poi abbia abbastanza rispetto di sé stessa da mandarmi a fanculo.
Tre mesi fa ho iniziato una relazione seria.
Si chiama Giulia. Trentasei anni. Divorziata. Forte. Diretta.
La vedo due volte a settimana. Le dico che lascerò mia moglie.
Anna lo sa. Ovviamente lo sa.
Una sera è squillato il telefono mentre ero nella doccia.
Quando sono uscito, era seduta sul letto con il telefono in mano.
Il cuore mi è esploso nel petto.
"Mi ha chiesto quando le lasci. Le ho detto che non lo so."
"Io... io posso spiegare—"
"Non c'è niente da spiegare. Hai una relazione. Lo so."
"Cosa fai? Perché non te ne vai?"
Lei mi ha guardato con quegli occhi calmi, troppo calmi.
"Perché sono tua moglie. Ho fatto una promessa. Nel bene e nel male."
"Ma questo è il MALE, Anna! Questo è il peggio!"
Ho preso il cuscino e l'ho tirato contro il muro.
"NON È AMORE QUESTO! L'amore ha dignità! L'amore ha limiti! Tu non hai limiti!"
Lei è rimasta seduta. Immobile.
"Forse hai ragione," ha detto. "Ma non so essere diversa."
Giulia mi ha lasciato due settimane fa.
"Non posso più, Davide. Aspetto che tu lasci tua moglie da tre mesi. Ma non lo farai mai."
"No. Perché tu non vuoi lasciarla. Tu vuoi che sia lei a lasciarti. Ma lei non lo farà mai. E io non posso essere l'altra per sempre."
Anna era in cucina. Preparava la cena.
"Ciao amore. Tortellini?"
Mi sono seduto al tavolo.
Questa donna. Mia moglie. Diciotto anni insieme.
E mi sono reso conto che non la conosco.
Non so cosa prova davvero. Non so se soffre. Non so se piange quando non ci sono.
Non so se mi ama davvero o se semplicemente ha troppa paura di stare da sola.
"Anna," ho detto. "Dobbiamo parlare."
"Da anni non sono felice."
Lei ha smesso di mescolare la pasta. Ha appoggiato il mestolo.
"No," ha detto piano. "No, non sono felice."
Si è voltata. Per la prima volta in diciotto anni, aveva le lacrime agli occhi.
"Di tutto. Di stare da sola. Di ricominciare. Di ammettere che ho sprecato diciotto anni con un uomo che non mi vuole."
"E poi... se ti lascio, devo ammettere che non sono bastata. Che non ero abbastanza. Che ho fallito."
"Tu non hai fallito. Io—"
"Tu mi hai tradita sette volte. E io sono rimasta. Sai cosa significa? Significa che ho zero rispetto di me stessa. Significa che non so chi sono senza di te. Significa che sono così rotta che preferisco essere tradita piuttosto che essere sola."
Si è seduta sul pavimento della cucina e ha pianto.
Non ci siamo lasciati quella sera.
Nella stessa casa. Nello stesso letto.
Adesso almeno parliamo. Delle cose vere.
Lei mi ha detto che da anni va in terapia. Che sta cercando di trovare il coraggio.
Io le ho detto che non la tradirò più. Non perché sono diventato buono. Ma perché ho capito che tradire non serve a niente.
Siamo due codardi che si tengono per mano nel buio.
Mi chiamo Davide. Ho quarantadue anni.
Tradisco mia moglie perché non riesco a lasciarla.
E lei resta perché non riesce a lasciarmi.
Paura di guardarsi allo specchio e ammettere che abbiamo sprecato gli anni migliori della nostra vita in una prigione che abbiamo costruito insieme.
Che lo sappiamo entrambi.
Ma continuiamo a cenare insieme.
A fingere che un giorno tutto questo avrà senso.
Siamo solo due persone che non hanno il coraggio di amarsi davvero.
E nemmeno quello di lasciarsi andare.
(Fonte: Diario di un ipocondriaco)