C’è un’inquietudine che non abita soltanto il pensiero,
ma scende lenta nella carne che respira ansimante,
come se mente e corpo parlassero la stessa lingua tesa.
Un dolore indissolubile, dannato e strano, ma vero.
È un’ansia che non grida, è una presenza sottile, costante,
che si posa sulle cose e le colora di un’ombra anticipata,
si tratta di uno stato di agitazione che spostando anche una virgola
di questo delirio sveglia l’intero condominio.
Il futuro non è attesa ma presagio.
Arriva prima di arrivare,
come se sapesse già minacciare.
Chi riesce a salvarmi da questo disagio?
E i pensieri inermi e instancabili si rincorrono,
senza tregua, domande che non cercano risposte ma conferma.
Un gesto, un passo, una porta che si apre diventano confini…
Instabili, insormontabili, infiniti e anche l’ordinario trema.



















