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HEYYYYYYYY GIRLIE WHATS UPPPPPPPPPP
HELLOO PAPI JUMPSCARE??
im doing great mootie hwhhshd dyeing my hair rn while drafting up a new fic how are youuu 🥹
Slitta la firma del contratto che consente le lezioni da casa. Proteste degli studenti a Bologna e Milano: così non è scuola. Domani incontro ministro sindacati
QUESTI DOVREBBERO EDUCARE I VOSTRI FIGLII AL SENSO CIVICO...
Le grandi frasi fatte sul reintrodurre educazione civica a scuola, ve le ricordate?
In un momento critico per la scuola quando tutti dovrebbero esser disposti a far qualche sacrificio pee un bene più grande (cosi me l’hanno raccontata sempre) interviene il sindacato... ma dai... ma dai... ma dai...
Prato, la maestra Francesca legge i libri ai bimbi nel parco. E il sindacato l’attacca: «Fa passare le colleghe per vagabonde»
Un caso l’iniziativa dell’insegnante di una scuola materna. Ma centinaia di genitori insorgono e la difendono: «Un atto di disobbedienza civile»
Tutto vero.
Quando fare il proprio dovere è "un atto di disobbedienza civile".
Il SIM Guardia di Finanza....
Da oggi anche su Tumblr...

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Sartre ha ragione a insistere su questo punto: prima dello sciopero l'operaio francese è spontaneamente razzista, non si fida degli immigrati, ma una volta che l'azione è avviata queste ostilità scompaiono e prevale la solidarietà (sia pure in modo parziale e per un periodo limitato). E' chiaro allora che la divisione razzista rimpiazza la divisione di classe solo quando c'è una profonda assenza di mobilitazione, o quando manca una percezione di sé come facente parte di un gruppo sociale mobilitato, o solidale perché può mobilitarsi insieme. Un gruppo, quindi, mentalmente mobilitato in permanenza. Dal momento che la sinistra ha distrutto nel gruppo la mobilitazione come orizzonte di percezione di sé, il gruppo si ricostruisce attorno a un altro principio, nazionale questa volta: la definizione di sé come occupante "legittimo" di un territorio di cui ci si sente spodestati, da cui ci si sente cacciati; come il quartiere in cui si abita, che viene così a sostituire il posto di lavoro e la condizione sociale nella definizione di se stessi e del proprio rapporto con gli altri.
Didier Eribon, Ritorno a Reims, Bompiani 2017.
Giovanni Iozzoli
ma voi, voi fanti sbrindellati della manifattura, voi che vi sentite formiche ignote e anonime, voi che siete grati al padrone se vi fa lavorare, voi che vi percepite come sommatoria di debolezze e solitudini, ma vi rendete conto, benedetti colleghi o compagni (o quel cazzo che siete), vi rendete conto che la ricchezza, oggi, ora, adesso, la state producendo voi? Ma lo capite che senza le vostre mani, la vostra testa, i vostri saperi professionali ricchi o standardizzati, senza la vostra attitudine a sgobbare per poco, senza la vostra perdurante buona condotta (che in fabbrica, a differenza della galera, non porta sconti di pena, semmai il contrario), lo capite o no che senza di voi non ci sarebbe produzione, non ci sarebbe Pil, non ci sarebbe Def, non ci sarebbero acronimi puntigliosi, statistiche, dividendi agli azionisti e compensi ai manager, niente di niente di niente? Senza la vostra ineluttabile fedeltà fiscale non esisterebbero risorse per pagare ospedali e scuole e ponti (che crollano), perché pagate tutto voi, con i mille prelievi tentacolari che avvolgono le vostre pidocchiose buste paga – lo sapete o no? E l’export, il Made in Italy, l’eccellenza italiana, le fiere a Pechino, gli scaffali stracolmi di merci che traboccano minacciose e ci sommergono? Ma chi la produce tutta questa roba? E non solo voi, anche i ragazzi che adesso stanno nell’ufficio progettazione e non possono venire giù, e forse non parteciperanno mai ad un’assemblea con voi; e le “signorine della contabilità” (i vecchi le chiamano ancora così le impiegate), e anche quelle che puliscono i cessi, che sono le più strategiche di tutti – vorrei vedere a lavorare senza di loro (cessi e cooperazione produttiva: buona traccia d’indagine neo-operaista). E anche i vostri colleghi in Cina o in Germania, anche loro sono come voi (ma qua bisogna fermarsi, la rivelazione completa del Segreto sarebbe troppo destabilizzante). Ma lo capite o no che siete voi ad avere in mano le chiavi del negozio, che ogni mattina tirate su la serranda e tenete in piedi questo baraccone, con generosa munificenza verso parassiti e imboscati che risiedono nell’attico? Lo capite che stringete in pugno questo paese, senza neanche sospettarlo? Vi rendete conto che siete ridotti come un elefante che ha paura dei topolini? Vi terrorizzano con le liste di cassintegrazione, le lettere di contestazioni, le rate del mutuo, gli sfratti, le minacce di delocalizzare, le bugie della pubblicità che serve a farvi sentire esattamente come vi sentite – dei roditori che girano sulla ruota inafferrabile del consumista perfetto, raggiungendo solo più alti gradi di frustrazione; e vi costringono a indebitarvi, per poi farvi sentire in colpa per i vostri irredimibili debiti, così da poter spremere da voi ogni residuo pezzettino di solvibilità. Non siete deboli. Non lo siete mai stati. È incredibile, ma è così, ragazzi. (*)
L'abitudine logora, anche in presenza di bellezza, perché se ci siamo abituati a degli schemi, anche il bello può essere fuori tempo massimo.
a.