Ci sono cambiamenti che nascono dalle leggi, ma prendono forma attraverso le persone.
In Colombia, il lavoro condiviso tra istituzioni, comunità indigene e organizzazioni femminili ha contribuito a costruire un nuovo percorso di prevenzione e tutela.
Un passo che guarda al futuro, mettendo al centro la dignità, la salute e il diritto di ogni bambina a crescere libera da pratiche che ne compromettono il benessere.
🔗Scopri di più nel nostro articolo: https://www.mezzopieno.org/2026/la-colombia-abolisce-le-mutilazioni-genitali-femminili-primo-paese-sudamericano/
Anya is live and ready to show you everything. Watch her strip, dance, and perform exclusive shows just for you. Interact in real-time and make your fantasies come true.
✓ Live Streaming✓ Interactive Chat✓ Private Shows✓ HD Quality✓ Free Actions
Free to watch • No registration required • HD streaming
Quando un infortunio non colpisce solo il corpo: perché assicurarsi bene è indispensabile per chi fa sport
19 giugno 2026
Alex Ghibellini - Wealth Planner
La vicenda dello sciatore svizzero Marco Kohler mostra con chiarezza un punto spesso sottovalutato: nello sport, il rischio non riguarda soltanto la salute fisica. Riguarda anche il reddito, la stabilità economica, la continuità professionale e la possibilità concreta di ripartire dopo un incidente.
Kohler, specialista di discesa libera e Super-G, ha subito negli ultimi anni una serie pesante di infortuni, fino alla rottura di entrambi i legamenti crociati. Il problema, però, non è solo chirurgico o riabilitativo. Secondo Blick, mentre il recupero fisico procede in modo promettente, lo sciatore ha dovuto affrontare anche la perdita del suo principale sponsor, con una conseguenza immediata: una parte rilevante del suo reddito è venuta meno di colpo.
È qui che il caso sportivo diventa una lezione generale.
Molti pensano che il tema assicurativo riguardi soprattutto gli atleti professionisti, perché vivono del proprio corpo, delle prestazioni, degli sponsor e dei risultati. È vero, ma è solo una parte del problema. Anche uno sportivo dilettante, un libero professionista, un imprenditore, un genitore attivo o una persona che pratica sport nel tempo libero può trovarsi improvvisamente esposta a conseguenze economiche importanti dopo un infortunio.
Una frattura, una lesione articolare, un trauma al ginocchio o alla spalla possono significare settimane o mesi di inattività. Per chi lavora come dipendente, questo può tradursi in riduzioni di reddito, assenze prolungate o limitazioni funzionali. Per chi è indipendente, può significare fatturato azzerato, clienti persi, costi fissi che continuano a correre e nessuna entrata sufficiente a coprirli. Per chi ha famiglia, mutuo, affitto o impegni finanziari, il problema diventa ancora più concreto.
Assicurarsi adeguatamente non significa avere una polizza qualsiasi. Significa costruire una protezione coerente con il proprio profilo di rischio.
Per uno sportivo, professionista o dilettante, occorre valutare almeno quattro aree: copertura infortuni, perdita di guadagno, invalidità e responsabilità civile. La copertura sanitaria o infortuni serve a gestire le spese mediche e riabilitative. La perdita di guadagno protegge il reddito quando non si può lavorare. La copertura per invalidità diventa essenziale nei casi più gravi, quando il danno compromette stabilmente la capacità lavorativa. La responsabilità civile tutela invece quando, praticando sport, si causa un danno ad altri.
Il punto decisivo è che il rischio sportivo deve essere letto insieme alla situazione personale. Non basta chiedersi quale sport si pratica. Bisogna chiedersi da cosa dipende il proprio reddito, quante riserve finanziarie sono disponibili, quali obblighi economici esistono, quanto tempo si potrebbe restare senza lavorare e quali conseguenze avrebbe un’invalidità parziale o permanente.
Il caso Kohler è particolarmente significativo perché mostra un doppio livello di fragilità: da un lato il corpo dell’atleta, dall’altro la struttura economica che sostiene la sua attività. Nel professionismo, la perdita di sponsor può essere devastante. Nella vita comune, l’equivalente può essere la perdita di clienti, l’interruzione dell’attività, la riduzione dello stipendio o l’impossibilità di svolgere mansioni essenziali.
La prevenzione assicurativa serve proprio a evitare che un evento fisico diventi anche una crisi patrimoniale.
Chi pratica sport tende spesso ad accettare il rischio come parte dell’attività. È comprensibile. Lo sport comporta movimento, intensità, competizione, imprevisto. Ma accettare il rischio fisico non significa dover accettare anche l’improvvisazione economica. Al contrario, più si è esposti fisicamente, più diventa razionale proteggere con precisione il proprio reddito e la propria capacità futura di produrlo.
Un’adeguata pianificazione assicurativa non elimina l’infortunio. Non riduce il dolore, non accelera automaticamente la riabilitazione e non garantisce il ritorno alla performance. Però può impedire che, nel momento più fragile, la persona debba affrontare contemporaneamente anche il crollo delle entrate, l’incertezza finanziaria e la pressione di rientrare prima del tempo.
Questo vale per il campione di Coppa del Mondo, ma anche per chi gioca a calcio nel fine settimana, scia durante l’inverno, va in bicicletta, corre, pratica arti marziali, tennis, arrampicata, equitazione o qualsiasi altra attività con un rischio fisico superiore alla media.
Assicurarsi bene non è un atto di paura. È un atto di lucidità.
Lo sport insegna disciplina, preparazione e gestione del rischio. La stessa logica dovrebbe valere fuori dal campo, dalla pista o dalla palestra. Allenarsi, proteggersi tecnicamente e curare il corpo è fondamentale. Ma proteggere il proprio reddito, la propria famiglia e la propria autonomia economica è parte della stessa responsabilità.
Un infortunio può arrivare in un secondo. Le sue conseguenze possono durare anni. La differenza tra un incidente gestibile e una crisi personale spesso dipende da ciò che è stato pianificato molto tempo prima.
Protege en España los derechos de menores extranjeros: pasos
Si tienes un menor extranjero bajo tu cuidado y te preguntas si sus derechos están realmente a salvo en España, respira: no estás solo. Te doy un mapa claro y urgente con los pasos, plazos y modelos para registro, tutela, escolarización y todo lo que toca mover ya.
La llegada de un menor solo o con documentación incompleta exige acción inmediata. No responder en horas puede complicar salud, escolarización y trámites. Además puede aumentar el riesgo de medidas tardías o de expulsión.
Resumen del proceso
1. Garantizar salud y seguridad en las primeras 48 horas. 2. Notificar a Servicios Sociales y solicitar tutela en 7 días. 3. Reunir documentos y abrir vías de residencia o recursos en 30 días.
La lista anterior permite actuar con rapidez y evitar la pérdida de vías.
Actúe ahora, la urgencia marca la diferencia real.
Objetivo rápido
Proteger al menor, lograr acceso a salud y escuela, y abrir expediente de tutela.
Prioridades inmediatas
Prioridad 1: atención médica y notificación a la policía o a Servicios Sociales.
Resultado esperado
En pocas semanas el menor debe estar en centro de acogida o con tutor provisional.
El menor debe tener acceso a escolarización pública desde el inicio.
Paso 1: actuación inmediata
Actuar en las primeras 48 horas garantiza la seguridad física. También permite inscribir los partes médicos y policiales.
Salud y seguridad
Solicite atención médica en cualquier centro de salud. La falta de tarjeta no impide la asistencia urgente.
Conserve el parte médico y pida copia firmada. Esos documentos sirven como prueba para el registro y la escolarización.
Notificar a servicios sociales
Contacte con los Servicios Sociales del municipio o la comunidad autónoma. Informe a la Fiscalía de Menores si existe riesgo.
Sigue leyendo y descubre los formularios y plazos que pueden marcar la diferencia...
Puedes leer el análisis completo sobre protege en españa los derechos de en el artículo original.
È sempre molto difficile e confuso il confine tra giusto e sbagliato. Il paradosso è che, ciò che può essere la cosa giusta per me, potrebbe essere sbagliata per l'altro. Oppure, come nel mio caso, la tutela mia, può ledere la mia o altrui persona più di quanto, invece, l'errore possa salvarci. Così, mi trovo nel limbo di dover prendere una decisione, chiara, netta, decisa e in tempi piuttosto stretti, con il rischio di fare danni, sia che io scelga una direzione o la sua opposta.
Anya is live and ready to show you everything. Watch her strip, dance, and perform exclusive shows just for you. Interact in real-time and make your fantasies come true.
✓ Live Streaming✓ Interactive Chat✓ Private Shows✓ HD Quality✓ Free Actions
Free to watch • No registration required • HD streaming
El sesgo del magistrado de la tutela a favor de Uribe
Opinión de Cecilia Orozco Tascón, 23/09/2025
Ocho meses antes de ser elegido magistrado de la Corte Suprema, en su Sala Penal, Diego Eugenio Corredor exhibía, sin asomo de equilibrio, sus preferencias políticas. En un elocuente mensaje publicado en su cuenta de la red social X, decía: “Que (sic) buena la intervención q acabamos de oír del señor presidente y sus ministros. Es un reto para todo el país encontrándose al mando de un gran equipo. Que (sic) #GrandeMiPresidenteDuque” (ver). En realidad, esa posición del futuro togado Corredor no era novedosa: reiteraba su cercanía con la administración uribista del cuatrienio 2018–2022. A inicios de la misma, le había expresado sus efusivas felicitaciones al comentarista Juan Lozano por un escrito favorable a Duque y, unas semanas más tarde, aplaudió al propio presidente, enviándole su espaldarazo con mención a una cadena radial cercana al mandatario: “@BluRadioCo @IvanDuque Muy bien Presidente (sic)…”. Corredor Beltrán dejó rastros de su fervor partidista por la dupla Uribe-Duque desde la época de la campaña que llevaría a este último a la Presidencia. Es así como, en octubre de 2017, reaccionó a uno de los discursos en que el candidato elogiaba al recién fallecido Fabio Echeverri Correa, gran gurú de los gobiernos uribistas. Entonces, el futuro magistrado de la Suprema dejó constancia de la emoción empalagosa que lo embargaba: “Uribe le debe su Presidencia y los aciertos q tuvo en su primer período, a este personaje (Echeverri) quien fue de gran carácter, valía y honestidad” (ver).
No solo los trinos definen las tendencias y personalidad de un usuario de X. Igualmente significativas son las notas ajenas que se copian en la cuenta de cada quien. Las “republicaciones” del togado Diego Corredor –autor del fallo de tutela que ordena la libertad del expresidente condenado, Álvaro Uribe Vélez, mientras se ratifica o anula su condena– también son reveladoras: una rápida revisión de sus “reposteos” amplía la comprensión sobre sus convicciones y preferencias. Por ejemplo, apenas a un mes de ser elegido en la Corte (nov./20), Corredor repitió un trino de su adorado Duque en que este daba parte de un éxito de su gobierno: “Agradecemos al Congreso de la República la aprobación de la reforma al Sistema General de Regalías…” (ver); replicó otro del mismo presidente: “Seguimos obteniendo resultados en lucha contra el narcotráfico…”. Estos no son sus únicos “retrinos”.
El futuro magistrado citaba, con regularidad, las frases de los personajes de la derecha y ultraderecha uribista-duquista del momento: María del Rosario Guerra, Juan Carlos Pinzón, Jonathan Malagón, Carolina Arbeláez, Federico Gutiérrez. Y hasta calcaba los mensajes de un portal tristemente célebre por ser una caverna de difamaciones que planta calumnias e injurias en medio de la más absoluta impunidad. Otra réplica que Corredor puso en su cuenta es bien llamativa vista con ojos de hoy: se trata del trino de una columnista conocida por sus odios: “Ojalá @petrogustavo nunca sea Presidente (sic) de este país…”.
El registro de este mensaje es de septiembre de 2020. A comienzos de noviembre de ese año, Diego Corredor fue elegido en la Suprema. Empezó a ejercer sus funciones de máximo juzgador penal y, sin embargo, la maña de “retrinar” no se le quitó. Un año después de trabajar en el Palacio de Justicia, el 23 de octubre de 2021, el susodicho magistrado compartió en su sitio X, la felicitación de Enrique Peñalosa a Duque por la captura de alias Otoniel, jefe del clan del Golfo: “felicitaciones a nuestra Policía, nuestro Ejército y al presidente Duque por la captura de este criminal…”. Simultáneamente, Corredor le puso un click a “me gusta” en la publicación de un video con las imágenes de la captura del delincuente. Semanas más tarde, la revisión judicial de la polémica extradición de “Otoniel”, uno de los criminales con mayor número de verdades por contarle a la justicia, llegó al despacho de nuestro expresivo hombre de la toga. Los abogados de alias Otoniel pidieron apartar a Corredor de la decisión, por falta de neutralidad (ver). La recusación no prosperó, pero es claro que las actuaciones de un juez, sea el proceso o el reo que sea, deben estar presididas por la imparcialidad. Por eso y frente a lo expuesto, es legítimo interrogarse sobre la distancia real del togado Corredor frente a una causa (extradición de “Otoniel”) en la que Duque tenía tantos intereses de silenciamiento. Con mayor razón, cualquier ciudadano debe preguntarse si este magistrado de amores políticos e ideológicos tan definidos, solo aplicó sus conocimientos y su posición jurídica cuando garantizó la libertad del condenado Uribe mediante tutela, a pesar de que este mecanismo no debe utilizarse como vía alterna a sentencias y acciones judiciales, tal como lo han debatido las propias cortes. Y, desde luego, cabe la duda sobre la posibilidad de que sus argumentos se hayan mezclado con sus sentimientos, dándole gusto a su corazón uribista que lo habría impulsado a fallar como le agradaría a su “#GrandeMiPresidenteDuque”.
Conservazione e tutela della Reggia borbonica di Portici: una giornata di studi un patrimoni culturale inestimabile
PORTICI | CITTÀ METROPOLITANA DI NAPOL I – Nella Reggia borbonica, sede del Dipartimento d’Agraria dell’Università Federico II, venerdì 20 giugno dalle ore 9.30, si terrà la giornata di studi Ricerche restauri e prospettive, a cura di Mariano Nuzzo e Serena Borea
I saluti…