Novità pensionistiche 2027/28
Ecco una sintesi chiara e strutturata delle novità pensionistiche per il biennio 2027-2028. 14 – Monografie – GUIDA SINTETICA ALLE PENSIONI 2027-2028Download

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Novità pensionistiche 2027/28
Ecco una sintesi chiara e strutturata delle novità pensionistiche per il biennio 2027-2028. 14 – Monografie – GUIDA SINTETICA ALLE PENSIONI 2027-2028Download

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Poste Italiane, pensioni in pagamento da sabato 2 maggio
Poste Italiane comunica che in tutti gli 89 uffici postali della Città metropolitana di Sassari le pensioni del mese di maggio saranno in pagamento a partire da sabato 2. Sempre a partire da sabato 2 le pensioni di maggio saranno disponibili anche per i titolari di un Libretto di Risparmio, di un Conto BancoPosta o di una Postepay Evolution che abbiano scelto l’accredito. I possessori di Carta di…
Diciamo NO alla Fornero e chiediamo di andare in pensione a 65 anni! FIRMA LA PETIZIONE
Avevano promesso che avrebbero cancellato la famigerata Legge Fornero, qualora avessero vinto le elezioni!
"Immorale e ingiusta"! Aveva tuonato Matteo Salvini, assicurando ai lavoratori italiani una pensione più umana, più vicino al merito e alla fatica, piuttosto che al camposanto! Era il 25 agosto 2022, a Capitello, provincia di Salerno. Salvini, in piena campagna elettorale, si impegnava solennemente: "Tra un anno ci rivediamo: se non avrò cancellato la Fornero, sarete titolati a spernacchiarmi"! >>> GUARDA IL VIDEO
Tre anni e mezzo dopo, la realtà è di tutt’altro segno, addirittura peggiorata: Si va in pensione a 67 anni e tre mesi, e con assegni che spesso non arrivano neppure a garantire una vecchiaia dignitosa.
È un film già visto: si continua a promettere prima delle elezioni ciò che poi, una volta al governo, non si mantiene, sperando che l’elettorato dimentichi in fretta.
Ma gli italiani, soprattutto quelli che hanno votato il centrodestra perchè hanno creduto che Meloni & Soci avrebbero riportato le pensioni su binari più umani, non dimenticano. Forse non cederanno agli “spernacchiamenti” di Salvini, ma certamente andranno ad ingrossare le fila di quel 50 per cento di elettori che non va più a votare!
Ma gli “spernacchiamenti”, non riguardano solo Salvini. Riguardano un’intera classe dirigente che confonde i comizi con i contratti, i diritti acquisiti con gli slogan elettorali, e la fiducia con un credito a fondo perduto, perché le promesse mancate fanno perdere voti, e questo governo, in materia di pensioni, ne perderà parecchi.
Milioni di lavoratori si sentono traditi due volte: prima da una legge che li obbliga a lavorare fino a un’età sempre più alta, poi da chi aveva promesso di liberarli da quella gabbia e invece ha finito per rinforzarla. La delusione si trasforma in disillusione, e la politica perde ancora un pezzo della sua credibilità.
Abbiamo appena lanciato la petizione
"NO alla Legge Fornero. In Pensione a 65 anni"
Fai sentire anche tu la tua voce: FIRMA LA PETIZIONE
L'stituto aveva chiesto 34.000 euro, cioè la restituzione di un anno di pensione. L'uomo aveva incassato 300 euro
Aveva fatto la comparsa per due giorni sul set del film 'Ferrari', opera del regista Michael Mann dedicato al 'Drake' di Maranello, incassando 300 euro lordi di rimborso spese. Per quella modica cifra, legata al cameo cinematografico, si era visto chiedere, dall'Inps, la restituzione di 34.000 euro.
Protagonista della vicenda un pensionato 64enne modenese. La Corte d'Appello di Bologna ha poi respinto il ricorso presentato dall'Inps nei suoi confronti.
pensionati di tutto il mondo unitevi
Poste Italiane, da lunedì in pagamento le pensioni di febbraio
Poste Italiane comunica che in tutti i 442 uffici postali della Sardegna le pensioni del mese di febbraio saranno in pagamento a partire da lunedì 2. Sempre a partire da lunedì 2 le pensioni di febbraio saranno disponibili anche per i titolari di un Libretto di Risparmio, di un Conto BancoPosta o di una Postepay Evolution che abbiano scelto l’accredito. I possessori di Carta di Debito associate a…

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ROMA. La sinistra e le pensioni
di TITO BOERI Ai vertici del Partito Democratico c’è chi ritiene che il modo migliore per contrastare il populismo sia ingaggiare una sfida con l’avversario su chi fa più promesse che non potrà mantenere. Non ci si rende conto che, così facendo, si rida credibilità a chi ha già abbondantemente perso la faccia. Una mozione presentata dal capogruppo alla Camera per il Partito democratico, Chiara…
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Dal 3 gennaio le pensioni in pagamento anche nella Città Metropolitana di Sassari
Poste Italiane comunica che in tutti gli 89 uffici postali della Città Metropolitana di Sassari le pensioni del mese di gennaio saranno in pagamento a partire da sabato 3 e, alla stessa data, le pensioni di gennaio saranno disponibili anche per i titolari di un Libretto di Risparmio, di un Conto BancoPosta o di una Postepay Evolution che abbiano scelto l’accredito. I possessori di Carta di Debito…
Pensioni. Che fine ha fatto la ‘proposta Durigon’?
Da qualche tempo il dibattito sulle pensioni sembra essersi dissolto nel silenzio generale. Governo, opposizioni, sindacati e media sembrano impegnati altrove. Nel frattempo, la Legge Fornero rimane intatta, come una gigantesca muraglia mai davvero scalfita da anni di slogan, promesse e misure-tampone che hanno prodotto più confusione che cambiamento strutturale. Non è una novità: il sistema previdenziale italiano, perennemente in bilico tra sostenibilità finanziaria e giustizia sociale, viene affrontato quasi sempre in chiave emergenziale, senza visione di lungo respiro.
In questo contesto è caduta nell’oblio anche la ‘proposta Durigon’.
Per settimane e addirittura per mesi si è parlato con insistenza di una specie di mini riforma delle pensioni che avrebbe portato molti contribuenti a poter lasciare il lavoro a 64 anni. La misura era quella proposta da Claudio Durigon, sottosegretario al Lavoro con delega alla previdenza, e sembrava quella giusta. Perché parliamo al passato? Perché nel testo della legge di Bilancio niente è stato prodotto al riguardo. Ma davvero niente, neppure una virgola. Perché non solo non c’è traccia di questa misura. Ma non c’è traccia nemmeno di altre misure che avrebbero dovuto favorire i pensionamenti anticipati.
Claudio Durigon aveva avanzato una proposta che prevedeva, su base volontaria, la possibilità di utilizzare parte del proprio TFR per accedere alla pensione a 64 anni con 25 anni di contributi. Un’idea nata come via intermedia tra quota 103, Opzione Donna e gli altri strumenti che già conosciamo, pensata per dare una risposta a chi non vuole o non può permettersi di aspettare i 67 anni e 3 mesi previsti dalla vigente normativa.
La proposta aveva suscitato reazioni contrastanti.
Da un lato, sembrava la conferma di una tendenza crescente: scaricare sempre più sul lavoratore il rischio e il costo dell’anticipo pensionistico. Il TFR, dopotutto, nasce come risparmio differito, una sorta di paracadute economico pensato per sostenere fasi delicate della vita lavorativa e del pensionamento. Utilizzarlo come leva obbligata per anticipare l’uscita rischia di svuotare proprio quel margine di sicurezza, trasformando un diritto in una scelta dettata dalla necessità.
Dall’altro lato, molti avevano visto nella proposta una luce in fondo al tunnel, un tentativo di riconoscere un dato di realtà: ci sono lavoratori che non ce la fanno ad arrivare a 67 anni e il sistema pubblico, così com’è, non è in grado di rispondere in modo adeguato. Per questi cittadini, la possibilità di scegliere poteva rappresentare un’opportunità concreta, soprattutto se abbinata a garanzie e correttivi che evitano di ritrovarsi con assegni troppo bassi.
Il punto non è se la proposta Durigon sia giusta o sbagliata. Il punto è che è sparita dal dibattito pubblico senza alcuna spiegazione chiara. Questo silenzio è il vero problema: è il segno che la questione pensionistica viene trattata come terreno scivoloso da evitare, non come una priorità da affrontare.
La riforma delle pensioni non può essere una bandiera elettorale né un tema da riaccendere in campagna elettorale, solo quando serve consenso. Occorrono scelte trasparenti, sostenibili e giuste. Servono tavoli veri con sindacati e parti sociali.
Il dibattito va riaperto. Non per resuscitare slogan, ma per fare finalmente politica: decidere in che paese vogliamo vivere e in che paese vogliamo invecchiare. Perché la Legge Fornero non è un destino inevitabile. È una scelta della politica e del governo. E come tutte le scelte può essere cambiata, migliorata, integrata. Basta volerlo davvero.