Friedrich Hölderlin, “Lacrime” (Tutte le liriche, Mondadori)

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Friedrich Hölderlin, “Lacrime” (Tutte le liriche, Mondadori)

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they will remember us: i promise.
essere stato così spesso così vicino
“...dei morti e di coloro per noi
perduti come morti.
A volte ci parlano nei sogni;
a volte la mente assorta li avverte.
E con la loro eco per un attimo tornano
echi della prima poesia di nostra vita-
come musica remota che nella notte svanisce.”
“Non sarebbe durato a lungo. Me lo dice
la mia annosa esperienza. Ma troppo precipitoso
fu forse il destino a porvi fine.
Fugace fu la vita felice.
Ma come furono intensi gli odori,
su che letto sublime ci adagiammo
e a quali piaceri domammo i nostri corpi.
Un eco del piacere di quei giorni,
un’ eco di quei giorni, mi raggiunse,
un po’ dell’ ardore di noi due giovani:
una lettera presi ancora tra le mani,
la lessi e la rilessi finché la luce si spense.
Malinconico uscii sul balcone-
uscii per distrarmi guardando almeno
un po’ dell’ amata città,
un po’ del movimento delle strade e dei negozi.”
“Chi desidera rinvigorire lo spirito
deve liberarsi del rispetto e della sottomissione.
Delle regole, alcune le conserverà
ma per lo più trasgredirà
sia le regole che le consuetudini e uscirà
dalla via usuale e carente.
Imparerà molte cose dai piaceri.
Non avrà paura dell’ azione distruttiva:
metà della casa deve essere demolita.
In questo modo farà virtuosi passi avanti nella sapienza.”
C. Kavafis
[...] oggi decadono, e vanno scomparendo sempre più, tutte le cose che potremmo vivere. E ciò che le discaccia e le rimpiazza, è un'ansia amorfa. Amorfo agire, in una scorza chiuso, che pur si fenderà, cedendo buona, come quell'ansia erompa, adulta, al sole entro il profilo di una nuova forma. Ché pur sotto le ruote e sotto i magli il nostro cuore intrepido persiste, come la lingua, di tra i denti chiusa, séguita mossa ad intonare il canto. E, dunque, canta all'Angelo la lode del mondo in cui tu vivi. Ma non osar cantargli l'Indicibile! Invano sfoggeresti innanzi a Lui l'estasi de' tuoi sensi innamorati. Nell'universo che gli spazia intorno, e ch'egli gode con più accesi sensi, un novizio sei tu...Mostragli invece, solo le cose semplici, plasmate di progenie in progenie, che ci stanno presso le mani e dentro gli occhi, ormai, siccome un nostro posseduto bene. Digli le cose: e indugerà stupito, come ti avvenne d'indugiare a Roma per rimirar l'industria del cordaio; o, lungo il Nilo, l'arte prodigiosa che traduce nell'anfora l'argilla. Mostragli come in terra una cosa può essere felice, ed innocente, e nostra; come persino il pianto doloroso si arrende in gioia a divenir figura [...]
Rainer Maria Rilke, Nona elegia da "Elegie duinesi"
Come il sole in centro
Come camminare sotto il sole
In pieno centro
In quei giorni
In pieno inverno
E cambi strada per sentire il caldo in viso
Come quando tutto crollava
E cambiando strada
Ti ho incrociata in centro
La prima volta che mi hai sorriso
E adesso guarda
Mi sveglio col tuo sorriso ogni mattina
Ormai da un anno
E come il sole in centro illumini la stanza
Anche quando si fa buio
E con la notte arriva l’ansia
Ma non mi divora
Se ti ho sotto le lenzuola

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E sul mio petto ancora vivo piombò la parola di pietra. Non fa nulla, vi ero pronta, in qualche modo ne verrò a capo. Oggi ho da fare molte cose: occorre sino in fondo uccidere la memoria, occorre che l’anima impietrisca, occorre imparare di nuovo a vivere. […]
Anna Achmatova, “La corsa del tempo. Liriche e poemi”, “La sentenza ”.
Viviamo, mia Lesbia, e amiamo, e le critiche dei vecchi troppo severi valutiamole un soldo. I soli possono tramontare e tornare: noi, una volta che è tramontata la breve luce, dobbiamo dormire una eterna notte. Dammi mille baci, dammene cento, poi altri mille, poi altri cento, poi altri mille senza interruzione, poi cento. Poi, quando avremo sommato molte migliaia, li confonderemo per non sapere quanti sono o perché nessuna persona malevola possa gettarci il malocchio, sapendo che esistono tanti baci.
Vivamus, mea Lesbia, atque amemus - Catullo
Odio e amo