Della notte fra il 12 e il 13 maggio 2017. Ho fatto un sogno strano: questo aveva un incipit, come quelli dei libri di narrativa, che dopo la breve introduzione rimangono eventi separati dal filone principale fino a quando, ad un certo punto, comincia a palesarsi una relazione. Ho sognato che la popolazione marziana era stata sterminata da una belva nera, un mastino molto simile alle descrizioni dell'horror di Poe, quel cane dal pelo scuro, con gli occhi in fiamme, che feroce scorrazza aggredendo e uccidendo. Il mio sogno riguarda però più specificamente me, J, I, G e pochi altri volti sfocati. Rammento del sogno che seguivamo come un percorso, insieme, osservando sereni le meraviglie marziane che erano rimaste dopo la probabile estinzione di questi ultimi (alla fine sembrava più un'ambientazione tipo Hobbit dell'universo di Tolkien, però più di stampo modernista). Il percorso di cui ho accennato sopra era più come il percorso lasciato nell'erba da un grande numero di persone che nel corso del tempo ci cammini, si vedeva la terra sotto, più come un solco. Anche la roccia era consumata, scavata da quello che sembrava il passaggio di infiniti pedoni. Seguendolo siamo passati per casette, campi di grano, vigneti. Per giungere, infine, presso il recinto della belva. Al che ce la siamo letteralmente data a gambe, ripercorrendo in fuga il percorso a ritroso, raccogliendo monili e oggetti dalla splendida fattura (in realtà in un sgabuzzino c'era anche un mobiletto pieno di DVD!). Il sogno termina diluendosi, poco per volta, con questi sopracitati come ultimi istanti