Proust, di agiata famiglia ebraica, omosessuale, sofferente di asma, visse in una situazione di perenne sofferenza fisica, che egli stesso così descriveva in una lettera a Louise de Mornand dell'agosto del 1905: «Io conduco una vita favolosa: mi alzo verso le 11 di sera, quando mi alzo; ciò che mi consola del fatto che voi non siate più a Parigi è che se voi vi foste non vi vedrei mai. Sempre in pericolo di una crisi improvvisa, io non posso fissare alcun appuntamento. Alla fin fine è una vita piacevole. Ma io lavoro». Un lavoro di creazione letteraria (la 'Recherche', naturalmente), ma anche di produzione epistolare continua, cui Proust accenna costantemente - e a cui tiene evidentemente molto - così da lamentare in una lettera del 19 maggio 1922 di soffrire tanto da non poter scrivere «una sola lettera» e pregare il 29 luglio 1903 il conte Georges de Lauris di «strappare subito» la lettera che gli aveva inviato relativa all'affaire Dreyfus, perché egli «arrossirebbe troppo se qualcuno potesse leggerla». Cosa che, interpretando pienamente la reale intenzione del mittente, il destinatario non volle fare e non fece.
Armando Petrucci, Scrivere lettere. Una storia plurimillenaria, Laterza, 2008¹; pp. 160-61.
















