Alla partenza dalla frontiera di Figuid iniziò ad alzarsi un vento forte da ovest, di traverso alle moto, e scese anche il tramonto. Superammo Bechar lungo la strada che porta verso il sud dell'Algeria, verso la Bidon V che collega con la Mali. Il vento iniziò a trasformarsi in tempesta, non forte ma fastidiosa, fino al bivio per Taghit perché finalmente iniziavammo ad avere il vento dietro e quindi meno fastidioso. Dopo qualche chilometro guardai negli specchietti, ma non vidi più il mio socio e la sua moto. Mi fermai ad aspettarlo ma non arrivava e quindi girai la moto e andai a cercarlo. Dopo qualche km lo vidi fermo seduto sul ciglio della strada fumando una delle sue Paper des Mais, mi fermai davanti a lui con la moto e gli chiesi cosa era successo. Si alzò e si scateno' contro la sua povera moto prendendola a pedate e gridando: " Puttana...puttana !!!" Aveva tentato in tutte le maniere di accenderla, dopo che si era spenta, ma non c'era stato niente da fare. Spensi la moto e parcheggiai sul bordo della strada cercando di capire cosa era meglio fare. Dopo qualche minuto aggredii il mio socio scuotendolo perché si stava lasciando andare, ritirava fuori il suo pacchetto di Paper des Mais e ritirava fuori l'ennesima sigaretta. Lo convinsi che dovevamo accendere la moto a spinta perché stare lì nel nulla era insensato. Dopo diversi minuti di spinte forsennate, nel buio più assoluto, sulla pista che portava a Taghit, la Big si mise in moto e ripartimmo.
L'arrivo nell'oasi fu da film, entrammo nei locali dell'hotel sentendo gente che cantava una lagna maghrebina, ma che si zittirono appena varcammo la porta, come nei migliori Western, chiedemmo al portiere se era disponibile una camera per tre...eravamo gli unici ospiti...ci accompagnò al piano di sopra e dove mia moglie, dopo aver verificato attentamente le lenzuola e il bagno di ogni camera, ne escluse almeno tre, poi finalmente accettò l'ultima e ci preparammo ad andare a dormire, la giornata era stata lunga ed estenuante. La mattina mia moglie apri la finestra e lo spettacolo fu stupefacente. La grande Duna troneggiava a ridosso dell'oasi di Taghit e la giornata era splendida, fresca dopo la tempesta di sabbia, e non vedevo l'ora di scalarla e guardare l'immenso spettacolo del Grande Erg Occidentale che si estendeva per centinaia di km verso Est. Alla mattina incontrammo anche un gruppo di tedeschi che procedevano su un pullman 4x4, sulla cima della grande duna, una delle più alte dell'Erg che si sviluppa su tutto quello spazio immenso. Nel pomeriggio ci concentrammo sulla manutenzione dei mezzi e scoprimmo il motivo dei problemi di funzionamento dei Big. Sabbia nel filtro e conseguente blocco dell'aspirazione del carburatore. Stranamente la sabbia sollevata dalla tempesta non produsse nessun effetto sul GS e conclusi le operazioni in velocità. La sera didicata alle foto durante il tramonto, quando la sabbia del deserto diventa rossa per il chiarore del sole, momenti indimenticabili La mattina seguente partimmo in direzione sud superando Beni Abbes, Ksabi ed arrivando al mitico bivio che porta o verso la Transhariana o alla Bidon V, porta per il Mali, in direzione di Timimuon, oasi originaria di una guarnigione di meharisti sudanesi della Legione e che ha mantenuto per tanti anni, nelle case, lo stile di quella regione. L'oasi si affaccia su uno dei palmeti piu estesi del Sahara e ha mantenuto la caratteristica di irrigazione originaria fatta di chiuse con fori per la ridistrubuzione dell'acqua. Le temperature iniziarono ad essere elevate e non ci sentimmo di visitare l'oasi anche perché il giorno dopo saremmo dovuti arrivare fino a Gardhaia che per me e mia moglie rappresentava il ritorno al punto dove avevamo alzato bandiera bianca un paio di anni prima. Ci aspettavano 620 km di completo nulla costeggiando il Grande Erg. Incrociammo il bivio per In Salah, porta verso Tamanrasset e a nord superammo El Golea dove comprammo del pane spettacolare che divorando insieme all'ultima scatoletta di tonno e poi arrivammo alla nostra meta in tarda serata. Le temperature ora a Gardhaia erano gradevoli ed in Aprile non si registrano quelle di Giugno e ciò ci consenti di girovagare per il suck alla ricerca di souvenir e dove mia moglie si regalò un bellissimo Grigri. Ad El Oued arrivammo il giorno della fine del Ramadan e dove i fedeli musulmani vestono una tunica bianca in segno di purezza, dopo il lungo digiuno e si stringono la mano dicendosi "Bonne Fete". Partenza per Tozeur e passaggio della frontiera dove alla voce "ocupations" non ci furono problemi ormai...e un doganiere algerino disse " Italiani...tutti impiegati..."????
Arrivo in Tunisia e non dimenticherò mai la spaghettata a Monastir ai frutti di mare nel ristorantino al porto, dopo tante omlette. Arrivo a Tunisi ed imbarco per Napoli dove incontrammo il solito gruppo di avventurosi motociclisti romani che ci raccontarono delle loro avventure intorno a Djerba...noi non c'è la siamo sentito di dire da dove arrivavamo. Ma le avventure non erano ancora finite, l'attraversata del canale di Sicilia fu tremenda per il mare mosso a tempesta che ci fece star male, visto anche le ridotte dimensioni del traghetto. L'arrivo nel porto di Trapani fu drammatico, dove vedemmo il traghetto Espresso Trapani capovolto all'entrata del porto causando 13 vittime il 29 Aprile, tirammo un sospiro di sollievo attraccando in porto. Il giorno successivo arrivo a Napoli e partenza in autostrada verso Milano, ultimo caffè con gli amici romani e fine dell'avventura. Che viaggio, il mio viaggio della vita che non dimenticherò mai e dove il ringraziamento maggiore lo devo al mio mezzo che mi ha creato 0 problemi, neanche una candela...
Andrea Spinoni



















