Apeiron - Entity N° 16033
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Apeiron - Entity N° 16033
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Anassimandro
Anassimandro segue a Talete e già nota come un elemento come l'acqua, già di per sé presente in natura, non può costituire il fondamento di tutti gli altri elementi, occorre un principio che li contenga e che non sia un elemento in particolare, Anassimandro pensa dunque all'àpeiron, il quale è il non limitato, il senza fine, il non determinato. Ma perché, voi direte, dovremmo interessarci a concetti così astratti e improduttivi? Anassimandro, che come naturalista puro poteva apparire ai nostri occhi alquanto stravagante considerando causa del moto del sole e della luna i vapori acquei, con l'àpeiron inserisce invece il divenire delle cose in un quadro teorico non disprezzabile, a maggior ragione se si pensa che lui è solamente il secondo dei molti che si cimentarono nell'impresa. Le cose emergono dall'indistinto, dal non definito, e si definiscono, si distinguono opponendosi alle altre, il solo fatto di emergere dall'indistinto irrompendo sul palcoscenico della natura le mette nella posizione di compiere un'ingiustizia verso tutte le altre, sicché, per ristabilire l'ordine, emergono per contrasto le cose opposte, è da questa eterna tenzone che scaturisce quell'equilibrio, quella giustizia, che fa sì che tutto si muova, che tutto divenga senza fine. Saranno concetti poi ripresi da Eraclito, il quale godrà però fra gli storici della filosofia di maggiore fama per alcuni particolari aneddoti che riguardano la sua vita, come, per esempio, il vezzo di scrivere le sue massime su lamine d'oro o l'essere morto ricoperto di sterco divorato dai cani (che ora come allora è l'unico modo per farsi notare).
[tratto da Breve Storia della Filosofia, anche su fmentis.blogspot.com]
Molti sentendo parlare di Anassimandro lo assimila o alla teoria del multiverso. Questo perché, secondo tale teoria, esistono diversi mondi paralleli al nostro ed il nostro filosofo nel descrivere l'apeiron lo fa condividendo con noi l'informazione che contiene infiniti mondi. Questo modo d'intendere la realtà lascia spazio ad infinite possibilità, spesso inimmaginabili. Tanti mondi simili al nostro che convivono nello stesso spazio e nello stesso tempo,ma allo stesso tempo dissimili e lontani. Altri, pensano ad uno spazio infinito che contenga diversi corpi che, essendo infiniti, non possono essere totalmente conosciuti dalla mente umana. Questa teoria è alquanto frustrante, ma lascio spazio alla speranza che esistano in un universo infinito pianeti simili al nostro dove sono possibili la vita e la colonizzazione. Ma è davvero questo quello che voleva dire il nostro filosofo?? Anassimandro fa spesso riferimento alla ciclicità e, quindi, al modo dei mondi di nascere, perire e rinascere. In questo modo quello che per noi è descritta come "fine del mondo" non diventa mai qualcosa di definitivo. Questo modo di pensare è simile ad alcune forme di sapienza orientale (che non sono filosofie). Per i greci il tempo non era una linea retta, ma ciclica ed anche il mondo (essendo qualcosa all'interno della temporaneità) era connesso a questo modo di procedere degli eventi. La stessa scienza non sa spiegarci cosa ha dato origine al Big Bang. Quello che sa è che il mondo, così come noi lo conosciamo, è nato da questa grande esplosione e finirà in una grande esplosione (la nostra galassia è destinata a scontrarsi con Andromeda). Gli stessi materiali di cui siamo composti altro non sono che materiali nati all'interno di una stella che una volta esplosa si sono diffusi in tutto il cosmo. Pensando in questo modo gli infiniti mondi di cui parlava Anassimandro potrebbero benissimo essere tutti quei mondi che si vengono a creare nel corso di questa ciclicità infinita. Il ragionamento potrebbe sembrarci sensato, ma la nostra curiosità ci spinge a chiederci come ha avuto origine questo processo o quando e se si fermerà. A quanto pare, però, nonostante il nostro progresso scientifico, queste domande, che tormentano gli uomini dagli inizi dei tempi, sono comunque senza risposta e forse è meglio così. Poiché anche senza risposta possiamo azzardare ipotesi e non litigare su chi ha ragione proprio perché, a causa del nostro essere limitati e finiti, non possiamo avere certezza di chi ha ragione
E' l'incontro con la diversità che può aprire la nostra mente, ridicolizzando i nostri pregiudizi. La conoscenza nasce da un atto di ribellione, rispettosa ma profonda contro il sapere del presente
qui
Tutto quello che c’è da sapere su: I presocratici
Se siete ingegneri o sapete già come attaccare le mensoline coi fischer saltate pure questo articolo, non vi servirà, se invece a malapena sapete svitare una lampadina allora va bene, siete abbastanza imbranati per fare gli intellettuali e interessarvi delle fantasmagoriche avventure del pensiero.
Presocratici, per l’appunto, si dicono i filosofi che sono venuti prima di Socrate, con qualche importante eccezione (Democrito, Leucippo e Gorgia, tutti e tre morti dopo di lui), che cosa poi vi sia di così importante in Socrate da giustificare un prima e un dopo questo è ancora oggetto di dibattito. Se prendiamo come discrimine il fatto che con Socrate la filosofia smette di indagare la physis (pronuncia füsis, con la “ü” lombarda), allora non si capisce come mai nei presocratici rientrino i sofisti, se il vero discrimine è invece l’eroica morte di Socrate, martire della Verità, allora tutto quadra, ma solo in senso romantico, meglio sarebbe chiamarli “fisici” (e non si offendano gli scienziati).
L’archè. I presocratici cercano l’archè (dal greco arkhḗ, formidabili gli accenti), che è poi quell’elemento che rimane identico nel mutare degli altri elementi, il principio primordiale, il lievito madre dal quale prendono forma tutte le pagnotte. Perché il presocratico, come accennato, non si accontenta della spiegazione mitica, non cerca l’origine dei fulmini in Zeus, vuole spiegarsela piuttosto deducendola dall’osservazione della natura, un inizio ambizioso, bisogna dirlo.
I milesi. E qui comincia l’enumerazione dei presocratici: il primo fu Talete (che meriterebbe ben più di una riga), che riteneva che l’archè fosse l’acqua e che le cose si differenziassero solo per il diverso grado di umidità, poi venne Anassimandro (genietto incompreso), che indicò l’apeiron come archè, cioè l’indefinito, infinito e senza forma (se gli enti sono accomunati dall’avere una certa forma finita allora l’archè deve essere il loro esatto contrario), quindi Anassimene, per cui l’archè era il soffio vitale o qualcosa del genere. I tre si definiscono milesi perché guarda un po’ vissero tutti e tre a Mileto.
Pitagora. Pitagora invece ebbe grande fama per via del teorema e perché fondò un’importante scuola, la scuola pitagorica, la quale vedeva il numero in tutto e per i numeri aveva un’adorazione quasi mistica, gli aritmetici gli devono molto. Tutto è armonia di numeri (che il numero fosse dunque l’archè?), la musica delle sfere è una musica celestiale e dolcissima che però non cogliamo più per via dell’abitudine ad ascoltarla (acufene?). Di Pitagora si ricordino anche il rigido regime alimentare che imponeva a suoi discepoli per purificarli e l’avversione fatale per le fave.
Eraclito. Il preferito da Nietzsche e stimato da Hegel che ne accolse per sua stessa ammissione la teoria dei contrari, grande personalità, primo cantore del divenire: la strada in salita e in discesa è la stessa e la medesima, non ci si può bagnare due volte nello stesso fiume (ne prevedere i cambiamenti di costume). Il mondo si regge sulla continua e necessaria opposizione fra contrari (polemos), gli enti si definiscono proprio in ragione della loro eterna opposizione, non vi sarebbe l’uno senza l’altro (così il giorno è tale perché vi è la notte, e viceversa). Il logos è questa legge profonda che governa il mondo, i dormienti non se ne avvedono, i sapienti sì, l’archè è il fuoco.
Parmenide. Il preferito da me, iniziatore della scuola eleatica, grande maestro di Zenone di Elea, quello dei paradossi. L’essere è, il non-essere non è, essendo che per sua stessa definizione il non-essere non esiste, tutto è essere. L’archè è dunque la totalità degli enti, l’Uno indiviso e indivisibile perché nulla può esservi al di fuori dell’essere. Il mutamento e la molteplicità degli enti è doxa, niente di più che un'opinione, il vero mondo è eterno e immutabile. Terribile e ieratico.
I Pluralisti. Di pluralisti ce n’è d’avanzo, chiamati così perché scomponevano l’archè in una miriade di elementi che pur mantenevano la stessa qualità ontologica, un primo passo verso l’atomismo (anche gli atomisti erano pluralisti). Anassagora considera questa pluralità di elementi come spermata (semi), il nous (intelletto) è l’intelligenza divina che li muove (la carne era carne perché conteneva in maggioranza i semi della carne, l’acqua era acqua perché erano in maggioranza quelli dell’acqua, e così via). Empedocle invece scomponeva l’archè negli abituali quattro elementi: terra, aria, fuoco e acqua, i quali, spinti ad aggregarsi da amore e a separarsi da odio, le due forze cosmiche primigenie, andavano a formare tutte le cose del mondo.
Democrito e gli atomi. La strada era dunque spianata per la comparsa degli atomisti Democratico e Leucippo, i quali, lungimiranti, si dicevano sicuri dell’esistenza degli atomi, parti delle cose non ulteriormente divisibili, anche per rispondere ai paradossi di Zenone sulla divisibilità infinita degli enti (se spezzi un bastone a metà e poi ne fai la metà della metà, ecc., finirai per dividerlo all’infinito: gli enti del mondo non esistono). Con l’occhio dei moderni si direbbe quella degli atomisti un’intuizione straordinaria, con gli occhi degli odierni fisici quantistici assistiamo invece più a una rivincita di Zenone che a una celebrazione dell’atomo di Rutherford, attualmente gli atomi si comportano più come eventi, come misteriosi grumi di forze dalla capricciosa natura probabilistica più che come punti indivisibili di materia.
I sofisti. I sofisti, invece, che appartengono ai presocratici solo cronologicamente (in realtà molti di loro erano contemporanei a Socrate), erano da considerarsi più come una scuola finalizzata all’insegnamento delle classi superiori, similmente agli odierni gesuiti o salesiani. A loro l’archè e la ricerca del principio unico della materia non interessava punto, si dicevano scettici riguardo alla possibilità di definire una qualsiasi verità assoluta in quanto avevano inteso che tutto è misura dell’uomo (Protagora), cioè lo sguardo soggettivo interpreta e modella il mondo a sua immagine e somiglianza, per cui l’opinione e la capacità di farla prevalere sulle altre è tutto quel che conta ed esiste. Socrate si può considerare una reazione a questa indifferenza sofista delle posizioni, per cui la verità scaturiva giusto dall’abilità di convincimento e non c’era una cosa più degna dell’altra, con quali risultati non si sa, forse servì il suo sacrificio così ben raccontato da Platone per generare un’emozione capace di renderne più saldi i principi, ma si sa che la filosofia non può vivere solo di questo.
Eventuali refusi e magagne fanno parte dell’opera, come nel caso del Grande Vetro di Duchamp (un giorno forse avrò i soldi per permettermi un correttore di bozze)

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Appunti su Anassimene, antico filosofo presocratico greco
Autore ignoto – Anassimene di Mileto, filosofo presocratico – Wikipedia, pubblico dominio Anassimene o Anassìmene (Mileto, 586 a.C. circa – 528 a.C.) è stato un filosofo greco antico. I dettagli della sua vita sono pressoché sconosciuti perché nessuna delle sue opere è stata preservata. Le idee di Anassimene sono conosciute solo oggi a causa dei commenti su di lui fatti da scrittori successivi,…
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L'esercito dei poeti
L’esercito dei poeti
L’esercito della pace: I poeti Già seicento anni prima dell’avvento del cristianesimo il primo filosofo greco ad aver lascito un testo scritto di cui ci rimangono solo pochi frammenti scriveva: “Tutto è nato dall’infinito e tornerà nell’infinito” Naturalmente sto parlando di Anassimandro della scuola di Mileto, discepolo di Talete e maestro di Anassimene e probabilmente anche di Pitagora.…
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Le mie lezioni di filosofia: alcuni aspetti della scuola di mileto