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The anthology comic Strange Adventures 128 was published with a cover date of May 1961. The tales involved aliens and robots. The "Come Home Free Earth" took place in 1947 and 1961. The Star Hawkins section took place in 2081. The issue was the only non-JLA tale to feature Kalanor. ("The Man With the Electronic Brain", "Come Home Free Earth", "Star Hawkins: The Case of the Robot Detective", Strange Adventures 128, DC Comic Event)
Fang from Arknights
"Fang, Vanguard Operator of Rhodes Island, will fight on the battlefield to give the squad a tactical advantage. She runs really fast. Contrary to her name, she's actually a horse! Who let you call yourself that? Fang's design is one that could have only come from year one of the game just because ofhow lacking it is in details. It's really charming in how mundane it is and I like how you can tell that she's a part of a reserve team rather than being an actual operator based on how her outfit is more suited for every day life than for combat. You could probably throw together a closet cosplay of her really easily"
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( V ) « Non appena becco chi mi ha rovinato l’abito » L’espressione crucciata della rossa si fa portatrice da subito di minacce ufficiali « Giuro che gli libero un bolide all’altezza del terzo occhio » Eppure, il tono è di una naturalezza che sembra veleno ricoperto di miele, soprattutto quando un’idea le balena in concomitanza ad uno scintillio sullo sguardo, che ha lasciato i panni del rapace per prendere quelli di arpia.
« Per aprirgli il terzo occhio o il cranio? » Rovina la spirale di panna montata ficcandoci dentro un indice per poi portarselo alle labbra con fare smaliziato. Solo sadico divertimento dovuto alla situazione.
( V ) Ma ci pensa un aggrottarsi giudicante delle sopracciglia ramate, alla vista di « Asteria, vedo che dimentichiamo le buone maniere facilmente. Durmstrang non era abbastanza rigida? Ah, giusto » Si porta la mancina a chiudersi come a guardarsi annoiata le unghie, quando ovviamente non può vederle per i guanti. « Sei stata espulsa per un motivo. Che disdetta. »
« Dai Vì, non è Asteria ad avermi preso in giro fino a due secondi fa » superficiale solo per il gusto di stuzzicarla, finché ripone la tazza di cioccolata e sorride complice ad Asteria, cercando di far da pacere per una volta. Ah, queste femmine. « Posso chiederle se ha un posto nel carnet, oppure l’etichetta non prevede neppure questo? »
( A ) «Chi è sta qua?» chiede a Hyperion, con un sopracciglio inarcato e l’espressione di una bambina indispettita. Il sorriso assume una piega leggermente più dolce, sebbene la sfumatura soddisfatta e quasi vittoriosa permanga, immutata, a colorare non solo il sorriso, ma anche lo sguardo. «Certo.» il proprio carnet, d’altro canto, oltre che ad essere invisibile è completamente vuoto. C’è qualcosa nel modo in cui lo osserva, tuttavia, a render palese che «Per te c’è sempre posto.» anche se avesse avuto altri mille spasimanti. Il fatto che non abbia ancora idea di chi sia lui, poi, è davvero un dettaglio insignificante.
( V ) Lo sguardo sottile, però, è tutto per Hyperion, stavolta, come se si trattasse a tutti gli effetti di una congiura. « Capisco. » Non degna più occhiate all’altra, le cede il quartino apparentemente volentieri, prima di staccare le natiche dal bordo del tavolo e iniziare a fare sfiorare l’abito perlaceo contro terra, con l’intento di allontanarsi, pur di non assistere a quello pseudo flirt. « Vi lascio alle vostre confidenze. » Fredda, scomparirebbe con un gesto del capo rapido nell’emettere uno swish di chioma, che tutta composta le si poserebbe sulle spalle fino a sfiorarle i fianchi, una fatina indispettita con il mento sempre troppo alto per essere solo una quindicenne che a qualcun altro, aveva accusato pocanzi di permalosità.
Distratto dal palese malumore di Vlada, torna ad osservarla inclinando il capo e col cipiglio vagamente allarmato « Guarda che stavo scherzando, ti stavo solo prendendo in giro » come lei ha fatto cinque minuti prima. Con un « Ma che Bolide? » impigliato alle labbra la guarda allontanarsi per due o tre secondi, dopodiché alza gli occhi al cielo, scrolla le spalle e torna a rivolgersi alla Alen con un sorriso ristabilito e la destra estesa verso di lei. « Allora, questo ballo? »

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La disposizione dei tavoli attira decisamente più la sua attenzione, ma anche le parole della professoressa. Autorizzazione ministeriale? Possono provare delle pozioni di norma illegali? Lo sguardo-rapace si illumina malizioso, mentre serpeggia anche tra i propri compagni. Chiaro che le domande non tardino ad arrivare. « Dunque, Professoressa, possiamo provarlo solo in aula? Non possiamo farlo anche su…» Su? « Cavie? Consensuali, s’intende. » Certo. « Per fini puramente accademici e di ricerca, insomma. »
Il fatto che DALLOWAY curi se stesso è un aspetto che appare gradito alla docente. La domanda del ragazzino viene risposta a monosillabi. Solo in aula «Si...» Cavie «No» andando a spiegare. «La ricerca la potrà fare dopo averla testata. Mi aspetto questa enfasi nel compito» molto soddisfatta, in ogni caso, della domanda. «Non avrete disponibili le pozioni, gli Hit Wizard le riporteranno al Ministero finita la lezione, o... dopo pranzo. Un furto verrà punito con 100 punti sottratto alla coppa delle Case e un viaggio diretto al Ministero» dolcissima lei nella risposta.
« Ma certamente, Professoressa. » L’enfasi nel compito, mh mh. Il viaggio al Ministero non è molto allettante e lo fa semplicemente sospirare. Non ci si può tirare indietro, a quanto sembra. Questo è quello che esprimerebbe il fare, nell’afferrare quella provetta con un liquido evidentemente nuovo. Lo rigira tra le dita, lo studia con diffidenza, e alla fine… se lo fa scendere in un colpo. La povera malcapitata di quel tripudio di finto ammore, che ha solo i sintomi dell’ossessione, è proprio DRAGONYA. La prima persona con cui incrocia lo sguardo, per la sua gioia. Pupille che si dilatano in una manciata di secondi, così come il battito accelera e lo sguardo non si schioda. E fidatevi, non è una bella sensazione, essere la sua peculiare… preda.
« Che… che ne dici di andare a collezionare topi morti in giardino? »
Che proposta romantica e allettante, quella che farebbe nel frattempo in cui le si avvicina con una luce diversa nelle iridi bicrome. Ma, forse un po’ sovrappensiero dato che si sarà scordato di essere sotto l’effetto di un potentissimo filtro, ecco che butta giù anche l’antidoto. E gli effetti spariscono come se si fosse appena ripreso da una febbre bollente. Le sopracciglia-rapace, ramate, guizzano verso l’alto. « Oh, ma che gramo! Sia mai! No, no…» E di tutta risposta fa retromarcia verso la propria postazione iniziale, mentre deglutisce l’aria. « Preferivo le cavie. » Uno sguardo eloquente verso la provetta, che vorrebbe ficcarsi dentro le tasche dei pantaloni. Ma desiste.
“con la prospettiva di un titolo nuovo, di tre (quattro, cinque, oppure sei) lettere, da mettere sulle magliette”