Terminal 1
In realtĂ io non so come comportarmi, lei sta qui davanti a me, con quel sorriso che sembra di circostanza, sorseggia lentamente il cappuccino, inclinando leggermente la testa ogni volta che porta la tazza alle labbra, non vuole incrociare i miei occhi, forse per non creare un momento di intimitĂ . Parlo, parlo, non riesco a tenere la bocca chiusa, non ricordo nemmeno cosa sto dicendo, continuo ad alternare parole, al latte macchiato che butto giĂš come se fosse assenzio, non staccando mai i miei occhi da lei.Â
Se le lasciassi il tempo di rispondere forse mi direbbe che è stanca, che vuole andare via, che non gli piacciono quei 4 peli che ho per capelli, che non sopporta piĂš il modo ridicolo in cui assillo il cordino colorato degli occhiali. Si attorciglia la ciocca di capelli che le scende dalla fronte, forse sta cercando di dirmi che ho qualcosa fuori posto, mi sistemo, mi metto le mani in testa, sono tremendo, cosa mi dice la testa, con lei non ho mai avuto una possibilitĂ .Â
Se solo la lasciassi respirare, lei andrebbe via, lo capisco da come mi fissa, mi sta sorridendo ma probabilmente perchĂŠ è cosĂŹ gentile da non volermi dispiacere, magari vorrebbe solo annegare in quel cappuccino, bevo dellâacqua, magari mi affogo, magari finisce tutta questa ansia. Anche la ragazza che si è appena seduta nel tavolo accanto sembra infastidita da me, tutti in questo bar, in questo aeroporto, hanno capito che non ho speranze, la cameriera passa a prendere la tazza che ho svuotato, mi chiede se voglio altro, io vorrei piangere, dirle che âsi! voglio altro, io voglio lei e lei non vorrĂ mai me, può aiutarmi?â
 âNo grazieâ ha risposto âsiamo a posto cosĂŹ, tra poco abbiamo un voloâ, la cameriera la guarda con quello sguardo consolatorio, le sta dicendo âva bene cara, mi dispiace che sei con lui, ti auguro buon viaggioâ tra donne vi capite. Guarda lâorologio, ma non è tardi, perchĂŠ questa fretta di andare a mettersi in fila in mezzo a tanta altra gente, attaccarsi, incollarsi ai loro discorsi inutili, sporcarsi delle loro lamentele. Preferisce questo a me, preferisce non dover per forza fissarmi, separati solo da questo tavolo e la sua tazza.Â
âEcco il contoâ la tua complice ha capito, ha accelerato i tempi, ha pianificato la nostra uscita, vuole solo liberare il tavolo, liberarti da questa tortura âgrazie, ti ricambierò il favore sorellaâ.Â
Vorrei fare in mille pezzetti questi biglietti per avere la scusa di non poter partire, ma qualcuno ha deciso di togliere ogni traccia di romanticismo con questi telefoni, tutto digitale, tutto nelle tue mani, non faccio in tempo a pagare il conto che ti vedo avviarti con trascinandoti il trolley. Vorrei essere lui per avere quella mano stretta a me, sentire quella esigenza di portarmi dietro, seguirti ovunque, inseparabili. Affretto il passo per restarti dietro, ogni tanto di volti per assicurarti della mia presenza, o forse stai scappando da me, vorresti accelerare, correre, perdermi e poi mandarmi un messaggio âScusa ero di frettaâ.Â
âIl volo AF5627 partirĂ dal Gate 7â annuncia la voce femminile, unâaltra sorella ti sta annunciando che manca poco, che tra poco ti libererai di me, che sarai fuori da questa situazione, corri piccola, è tutto finito.
âBeh a quanto pare dobbiamo salutarciâ lo dici sorridendo, come per dirmi che non è colpa tua, abbiamo 2 voli diversi, che il lavoro ci sta portando lontani, che era giĂ tutto scritto su quei biglietti, itinerari diversi, destini separati.
Mentre ti avvicini per salutarmi sento quel profumo, vorrei catturarlo per tenerlo sempre stretto a me, per ricordare ogni volta che entri in ufficio, ogni volta che ridi con le colleghe davanti alla macchinetta del caffè, ogni volta che rispondi alle mail firmandoti con le tue iniziali. Lo stesso profumo che adesso si disperde in questo spazio immenso, terra di nessuno dove passano tutti, che prenderà quota per svanire nel nulla, come la tua sagoma che scompare dentro al tunnel oltre il gate.
Bastava non esserci per non avere il problema di doversi separare.













