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E-Sports, AnnoUno e la “droga videoludica”: chiariamo le idee
Ciao a tutti, amici di New Game Generation!
Oggi vorrei trattare un argomento piuttosto controverso e già ampiamente affrontato da ogni media da qualche anno a questa parte: la dipendenza da videogiochi. Vorrei farlo, però, facendo riferimento al mondo degli e-sports e allacciandomi all'ormai noto e criticatissimo servizio realizzato dall'ex inviato de Le Iene Pablo Trincia per la trasmissione di La 7 Anno Uno, mandato in onda durante una puntata interamente dedicata ai pericoli della rete (si vada direttamente al minuto 1:27:54 per il servizio sopracitato).
Pablo Trincia in uno screenshot preso direttamente dal video del servizio (fonte: GEC)
Il controverso reportage dell'inviato di Lipsia si può dividere in due parti ben distinte. Nella prima parte, Trincia si trova a Shanghai, in Cina, per assistere ai playoffs della LPL Spring 2015 di League of Legends. Il palazzetto in cui si trova l'inviato è gremito di ragazzi giovanissimi che tifano per la loro squadra preferita, che sfida gli avversari in un match proiettato in tempo reale su un maxi schermo posto di fronte alla folla, alle spalle della postazione in cui siedono i dieci giocatori. Trincia parla con alcuni di essi e con altri ragazzi presenti all'evento, soffermandosi sul tempo che ciascuno di essi trascorre giornalmente di fronte ai videogiochi.
Nella seconda parte del servizio, invece, Trincia si reca a Pechino, presso il Centro Daxing, uno dei più grandi centri militari di recupero dei dipendenti dai videogiochi di tutta la Cina. L'inviato ci mostra alcune immagini del luogo e del duro regime militare a cui sono sottoposti i ragazzi del centro, per poi intervistare il direttore della struttura, il colonnello Tao Ran .
Il colonnello Tao Ran e alcuni pazienti del centro Daxing. (fonte: The Telegraph)
Vorrei cominciare la mia analisi del servizio dicendo che ho opinioni nettamente opposte riguardo a ciascuna delle due parti in cui esso si può suddividere e che vi ho appena riassunto. Se, infatti, la seconda parte mostra immagini forti, quasi surreali, e lo fa nel modo migliore, sbattendoci in faccia questa triste realtà come un pugno nello stomaco, la prima, al contrario, lo fa con una superficialità e una mancanza di professionalità quasi disarmanti. Nel servizio (preso per intero) Trincia mescola e confonde ambiguamente un problema vero, sempre più diffuso e preoccupante (la dipendenza da videogiochi e, più in generale, da internet) con il mondo degli e-sports, mostrando una totale ignoranza sull'argomento trattato, come testimoniano la scelta delle musiche, cupe e quasi ansiogene, e le inquadrature scure e angoscianti, che sembrano quasi voler dare un'impronta ancor più spaventosa ad un mondo che ha sì molto di controverso, ma nulla di così agghiacciante o preoccupante, se lo si conosce un po' più a fondo.
Trincia, nonostante ammetta implicitamente di non essere un esperto in questo campo (oltre ai riferimenti a League of Legends totalmente errati, è emblematica la frase "mentre guardo questi ragazzi al monitor, mi rendo conto di una cosa: li sto giudicando”), presenta i componenti delle due squadre che si sfidano in questo torneo come dei veri e propri “drogati” di videogiochi, soltanto basandosi sul numero di ore che essi dedicano giornalmente a un determinato videogioco, perché probabilmente non comprende fino in fondo a che livello sia arrivato questo mondo, che ormai è diventato un vero e proprio business ed è equiparabile, che piaccia o no, al mondo degli sport tradizionali, sotto diversi punti di vista. Per quanto anch'io, personalmente, non riesca ancora del tutto a considerare sullo stesso piano gli sport reali e quelli virtuali, è evidente e oggettivamente innegabile che i due mondi mostrino ormai diversi punti di contatto: l'enorme seguito di pubblico, la visibilità a livello mondiale, l'interesse degli sponsor (che arrivano a investire cifre altissime in occasione dei tornei più importanti), ma, soprattutto, la presenza di professionisti. E' proprio questo ciò che Trincia presenta in modo sbagliato al pubblico di AnnoUno: i giocatori che l'inviato mostra nella prima parte del servizio sono professionisti, sono ragazzi pagati per allenarsi e sfidarsi in questo tipo di competizioni, non sono sociopatici che trascorrono il 90% delle loro ore di veglia a giocare ai videogiochi piuttosto che studiare o dedicarsi alla propria vita sociale. Giocare, da semplice passione, è diventato un lavoro vero e proprio per loro, e farli passare per dei ragazzi problematici, quasi alla stregua di quelli presenti nella seconda parte del servizio, è scorretto, che si condivida o meno la loro scelta di vita.
E' comprensibile che, soprattutto in Italia, suoni strano sentir dire da un adolescente che dedichi 16 ore al giorno a videogiocare (informazione, peraltro, fuorviante, visto che nella stragrande maggioranza dei casi i giocatori professionisti si allenano quotidianamente dalle 8 alle 10 ore, salvo rarissime eccezioni), ma è sbagliato non contestualizzare le immagini che si presentano (per di più in questo modo) al pubblico italiano, notoriamente poco informato sul panorama videoludico.
Detto questo, è giusto ri-sottolineare i lati positivi del servizio, che nella sua seconda parte mostra al pubblico le conseguenze più estreme di un problema che è reale e interessa tutti noi, e che, assieme alle discussioni degli ospiti della trasmissione, offre diversi spunti di riflessione e punta il dito su ognuno di noi, portandoci a interrogarci su quanto internet stia diventando sempre più indispensabile e sul tempo che ogni giorno decidiamo di dedicare ad una realtà virtuale, piuttosto che a quella reale.
Non mi dilungo sull'argomento soltanto perché preferisco concentrarmi sul lato del problema legato al mondo che trattiamo in questo blog, ma sarei felice di conoscere le vostre opinioni a riguardo.
Filippo Cacciotto
Luca non era gay, è solo un DEFICIENTE
Aldilà della polemica sull’attribuzione alla persona fisica del famoso protagonista della canzone di Giuseppe Povia; tutti sappiamo che non è tanto importante se il Luca in questione è Luca Di Tolve o Massimiliano, Tommassino, Luigi ecc ecc. Non penso neanche che sia stata quella canzone la causa della sua uscita dal panorama della musica italiana, semplicemente, detta senza mezzi termini: Giusè, dopo i bambini che fanno OH e i piccioni che fanno CRU, avevi pure un po’ cagato il cazzo. Passiamo alle cose serie.
Caro Luca Di Tolve, l’omosessualità non è una ferita, ne una malattia, ne qualcosa di cui vergognarsi. La Madonna l’unica grazia che doveva farti era quella di dotarti di un cervello funzionante; le pulsioni verso i ragazzi non ti sono passate perché sei guarito da una malattia che non esiste, ma perché dopo che sei stato così deficiente da scoparti il mondo senza utilizzare le giuste precauzioni ti sei preso l’HIV, e ti sei spaventanto, dovevi cercare un capro espiatorio per la tua deficienza e incoscienza e qualcuno ti ha fatto scegliere l’omosessualità. Come se la malattia fosse stato un segno divino, una punizione, qualcosa che ti ha rimesso sulla retta via; invece no, è stato solo la conseguenza di un tuo stile di vita che prima ti appagava, e adesso ti disgusta. La triste associazione tra omosessualità e promiscuità che viene fatta è solo il frutto dell’ignoranza di questo Paese, che si proclama evoluto ma non lo è. La tua depressione era dovuta a dei limiti mentali che avevi e che hai ereditato dalla società in cui viviamo e non all’omosessualità, poi sei passato alla fase attivista e sei saltato da un cazzo all’altro, dimenticando di cercare l’AMORE nelle persone e non solo il cazzo. Sei, o come ti vanti di dire, ERI gay, non perché ti mancava la figura del padre e lo ricercavi in giro tra un pride e l'altro e sul palco del Plastic a Milano; eri e SEI gay perché sei nato così, perché è una cosa naturale come nascere con le pelle nera, o con gli occhi azzurri e i capelli biondi. Ho avuto un padre che mi ha cresciuto, che mi è sempre stato accanto, mi ha dato tutto quello poteva e che mi ha detto i giusti NO che un genitore deve dire ai propri figli; un’infanzia felice e un’adolescenza un po’ travagliata quando cercavo di non essere quello che realmente ero solo per evitare di essere emarginato dagli altri. Oggi sono qui fiero di quello che sono, PAGO LE TASSE, perché è un mio DOVERE e PRETENDO I MIEI DIRITTI, come te e come tutti i trogloditi delle sentinelle, come i tanti Adinolfi e Meloni di turno e come il Monsignor de sto cazzo, anzi probabilmente lui non le paga e campa con quelle che pago.
AnnoUNO - “ReteCattiva?”
Salve!
Volevo condividere con voi una riflessione.
Ho guardato la puntata puntata di AnnoUno "rete cattiva?" dopo varie riflessioni ho deciso di scrivere quanto segue.
E' interessante vedere i temi proposti di questa puntata e trovo che poteva essere un momento di vero dialogo e riflessione per capire il problema di fondo che porta a determinati comportamenti.
L’autore della puntata propone ospiti e servizi che sono una chiave di lettura della societa’ odierna.
Partendo dalla domanda posta come tema della puntata (rete cattiva?) la mia attenzione arriva sull’uso degli strumenti che l’essere umano crea, da sempre ogni invenzione o scoperta e’ di fatto sfuggiata di mano. Non siamo in grado di gestire le cose da noi create, la mia riflessione e’ sul perche’, qual’e’ il vero motivo?? La rete e’ cattiva o forse e’ l’uomo ad esserlo?
Ascoltavo miei coetanei e anche gente piu’ giovane ospiti della trasmissione, c’era qualche idea qualche considerazione ma tanti e forse anche troppi luoghi comuni.
Mi sono domandato perche’ sono andato via dall’italia, paese che tanto amo e tanto odio, il mio ragionamento mi ha portato indietro a quando avevo 15 anni e andavo a manifestare in pizza contro la globalizzazione. Ai tempi mi informavo e avevo una vaga idea dei temi trattati ma di fatto non mi sarei mai immaginato tutto questo.
Abbiamo creato una societa’ egoica, un luogo dove l’apparire e il consumismo sono arrivati a un livello di infinita masturbazione sia fisica che mentale, un “Egomostro” per citare il cantautore Colapesce. I nostri figli si lanciano dalla finestra perche’ sentono di non rientrare nei modelli di questa perversa societa’. Il nostro ego e’ diventato un mostro che si ciba di like, selfie e condivisioni.
Quasi sempre le cose che condividiamo non SONO NOSTRE, condividiamo video di altri, pensieri di altri per avere approvazione di chi ci segue, non siamo piu’ capaci di creare qualcosa di nostro.
In studio sono stati portati ospiti che potrebbero definirsi l’emblema (per citare un teenager facinoroso) della societa’ riflessa su internet, una modella e un attore porno. Prestate bene attenzione a questi due elementi.
Internet doveva essere l’accesso al sapere ed alla comunicazione, al giorno d’oggi se pensiamo a internet come una bottiglia l’80% (e sono clemente) e’ riempito dal porno.
Mi ha fatto riflettere quando tutto lo studio (o quasi) ha applaudito il famoso attore, ovazione per un orgoglio nazionale.
Perche’? in che modo questo uomo ha contribuito al nostro paese ? forse il fatto di nascere con un pisello gigante?
Il porno rappresenta l’immagine piu’ meschina di un rapporto e promuove l’immagine della donna come oggetto, fine esclusivo quello di provare piacere. Ci stupiamo poi quando vediamo un servizio dove le nostre figlie si vendono per una ricarica…. Ancora una volta l’egomostro ci gestisce.
La donna e’ ed e’ sempre stata un’immagine sacra per l’umanita’. Senza le donne saremmo fott**i .
Come se non bastasse, dall’alto del suo schermo gigante collegato da un’altra nazione, asserisce che il porno insegna ai ragazzini che cosa sia il sesso, sostenendo poi che il ruolo dovrebbe essere dei genitori.
Il mio pensiero punta al fatto che I genitori dovrebbero prima spiegare ai figli cosa sia l’amore, per se’ stessi e per gli altri. Il sesso e’ qualcosa che si trascende con la persona amata.
Vivo all’estero da quasi 5 anni, ho conosciuto persone di tutto il mondo, l’italia e’ vista come un paese magnifico. Ora come ora io vedo un paese che stupra la sua cultura e si dimentica di aver avuto persone come Pasolini.
Abbiamo un cultura infinita, siamo il paese che ha avuto i piu’ grandi scrittori,pensatori,pittori,musicisti.. e potrei andare avanti all’infinito, in questo momento la nostra cultura viene studiata in tutte le scuole del mondo, la domanda che mi pongo spesso e’ :
“ Dopo la morte cosa lasciamo alle nuove generazioni?”
I video idioti di un teenager? Le nostre selfie di faccie di cazzo con il premier? Le foto in biancheria di Belen? Il calco del cazzo di Rocco?
Che fine ha fatto il mio Paese?
Che fine ha fatto l’ Italia?
Link alla puntata
http://www.announo.tv/puntate/rete-cattiva/
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Announo (La7), 2015 Giulia Innocenzi

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Le lacrime!