Il cinismo è la
crudeltà dei delusi
Non possono perdonare
alla vita di aver
ingannato le loro certezze
Aldo Grasso

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Il cinismo è la
crudeltà dei delusi
Non possono perdonare
alla vita di aver
ingannato le loro certezze
Aldo Grasso

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SELVAGGIA LUCARELLI RISPONDE ALLE CRITICHE DI ALDO GRASSO SU 'BALLANDO CON LE STELLE'. La temutissima penna televisiva de 'Il Corriere della Sera', di recente, ha recensito la nuova edizione di Ballando Con Le Stelle, suscitando la pronta risposta della giornalista, giurata dello show, Selvaggia Lucarelli. Le parole di Grasso: "Ballando, si è trovato nel tempo costretto ad inseguire la concorrenza sul suo stesso terreno, adottando varie strategie comunicative per variare (abbassare?) il tono patinato e garbato". La giornalista ha replicato decisa su Twitter (guardate la nostra seconda immagine): "Ogni anno Aldo Grasso scrive lo stesso articolo su Ballando con le stelle. Nel 2017 scriveva che la Carlucci si era “defilippizzata” con le polemiche per fare ascolti. Nel 2018 scriveva delle troppe liti a Ballando “per battere la corazzata De Filippi”. Oggi, idem. IDENTICO" E, con un altro tweet, ha aggiunto: "Ma soprattutto, Aldo Grasso non ha mai visto Ballando con le stelle quest’anno. Zero liti. Almeno l’onestà intellettuale di guardare quello che recensisci, oltre che di farti pagare per scrivere cose diverse ogni tanto". Fonte: trendit.it E VOI COSA NE PENSATE? #ballandoconlestelle #selvaggialucarelli #aldograsso @ballando_con_le_stelle_fanpag @ballandoconlestelle19 @ballandoconlestelleblog @ballandoconlestelle @selvaggialucarelli @selvaggia_lucarelli_fan @selvaggialucarelli_fanpage https://www.instagram.com/p/BwZhQd7l_oE/?utm_source=ig_tumblr_share&igshid=17wfbst4doohb
Generazione CO.CO.PRO
Un giorno sì e un giorno no Aldo Grasso si sveglia spara na cazzata il Corriere ci gira un video lo mette online e tutti ne parlano. Queste sono cagate d’oro zecchino per il sig. Grasso (e click per Corriere.it) ma ogni tanto l’editorialista strapagato dovrebbe fermarsi un po’, non censurarsi mai, ma riflettere sembra il minimo per un uomo della sua età (e con il suo stipendio).
I dati che Manpower possono pure parlare chiaro, peccato però che non specificano il tipo di contratto offerto a quelle 300 persone che hanno rifiutato. Bisogna indagare sulle condizioni che hanno proposto, e non parliamo di lavorare il sabato, la domenica e i festivi, perché al contrario di quello che pensa il sig. Grasso, lavorare i festivi conviene, se è pagato come deve essere. Mi permetto di difendere una generazione che non è giusto etichettarla come “non abituata al lavoro” ma piuttosto a cui è stata sottratta la speranza di un lavoro decente. Alcuni di noi, e non dico tutti perché poi magari ci sono i figli dei politici, degli imprenditori e dei tanti sig. Grasso in Italia, abbiamo iniziato a lavorare a 17 anni, subito dopo la scuola, per pagarci la vacanza low cost a settembre o per non pesare sulla famiglia.
Alcuni di noi ci siamo pagati l’università con le borse di studio, costretti a lavorare a nero o con progetti co.co.pro. per pagarci l’affitto della stanza da fuori sede che i tanti sig. Grasso ci affittavano in nero senza pagare le tasse, per inseguire un sogno che la generazione precedente ci sta negando a priori.
Alcuni di noi con 2 lauree con il massimo dei voti lavorano alla gelateria in centro full-time, ma pagati da part-time; fanno dei tirocinio post-lauream di 8 ore al giorni 5 giorni su 7 per un rimborso spese di 400 euro al mese.
Alcuni di noi, caro sig. Grasso, lavorano nelle grandi aziende, a volte anche pubbliche, con contratti a partita IVA, senza ferie, senza permessi e soprattutto senza malattia, con l’ansia che un raffreddore posso sottrarti il lavoro.
Prima che certi editorialisti si chiudono nel loro ufficio per registrare o scrivere certe cazzate, dovrebbero farsi un giro per la redazione e chiedere al grafico, al collaboratore e al tizio che gli porta il caffè che tipo di contratto ha, quanto prende e se è soddisfatto del suo lavoro.
Dopo può sempre dire le stesse cazzate, tanto siamo in Italia, certe cazzate vengono ben pagate.
ATTESA
Un bel dì vedremo levarsi un fil di fumo… Intanto aspettiamo, siamo sempre in attesa di qualcosa. L’attesa, figlia del verbo attendere (rivolgere l’animo verso qualcosa), è il tempo dell’attesa ma anche lo stato d’animo di chi attende, qualcosa che sta tra il desiderio e l’ansia. Scrive Ennio Flaiano: “Aspettare che le cose maturino da sole, non prendersi pena per anticiparle. Trarre dalla vita quel poco che può darti giorno per giorno, non macerandosi per un domani che deve comunque arrivare, o che può non arrivare”. La seduzione è il più grande travestimento dell’attesa: far sì che l’altro aspetti qualcosa da noi.