Luca non era gay, è solo un DEFICIENTE
Aldilà della polemica sull’attribuzione alla persona fisica del famoso protagonista della canzone di Giuseppe Povia; tutti sappiamo che non è tanto importante se il Luca in questione è Luca Di Tolve o Massimiliano, Tommassino, Luigi ecc ecc. Non penso neanche che sia stata quella canzone la causa della sua uscita dal panorama della musica italiana, semplicemente, detta senza mezzi termini: Giusè, dopo i bambini che fanno OH e i piccioni che fanno CRU, avevi pure un po’ cagato il cazzo. Passiamo alle cose serie.
Caro Luca Di Tolve, l’omosessualità non è una ferita, ne una malattia, ne qualcosa di cui vergognarsi. La Madonna l’unica grazia che doveva farti era quella di dotarti di un cervello funzionante; le pulsioni verso i ragazzi non ti sono passate perché sei guarito da una malattia che non esiste, ma perché dopo che sei stato così deficiente da scoparti il mondo senza utilizzare le giuste precauzioni ti sei preso l’HIV, e ti sei spaventanto, dovevi cercare un capro espiatorio per la tua deficienza e incoscienza e qualcuno ti ha fatto scegliere l’omosessualità. Come se la malattia fosse stato un segno divino, una punizione, qualcosa che ti ha rimesso sulla retta via; invece no, è stato solo la conseguenza di un tuo stile di vita che prima ti appagava, e adesso ti disgusta. La triste associazione tra omosessualità e promiscuità che viene fatta è solo il frutto dell’ignoranza di questo Paese, che si proclama evoluto ma non lo è. La tua depressione era dovuta a dei limiti mentali che avevi e che hai ereditato dalla società in cui viviamo e non all’omosessualità, poi sei passato alla fase attivista e sei saltato da un cazzo all’altro, dimenticando di cercare l’AMORE nelle persone e non solo il cazzo. Sei, o come ti vanti di dire, ERI gay, non perché ti mancava la figura del padre e lo ricercavi in giro tra un pride e l'altro e sul palco del Plastic a Milano; eri e SEI gay perché sei nato così, perché è una cosa naturale come nascere con le pelle nera, o con gli occhi azzurri e i capelli biondi. Ho avuto un padre che mi ha cresciuto, che mi è sempre stato accanto, mi ha dato tutto quello poteva e che mi ha detto i giusti NO che un genitore deve dire ai propri figli; un’infanzia felice e un’adolescenza un po’ travagliata quando cercavo di non essere quello che realmente ero solo per evitare di essere emarginato dagli altri. Oggi sono qui fiero di quello che sono, PAGO LE TASSE, perché è un mio DOVERE e PRETENDO I MIEI DIRITTI, come te e come tutti i trogloditi delle sentinelle, come i tanti Adinolfi e Meloni di turno e come il Monsignor de sto cazzo, anzi probabilmente lui non le paga e campa con quelle che pago.










