Un libro per il week-end
Camere separate, Pier Vittorio Tondelli (Bompiani, 1989)
Questo week end vorrei parlarvi di Camere separate, un libro che ho scoperto da poco, scritto da un autore emiliano a lungo inspiegabilmente dimenticato ma straordinario, Pier Vittorio Tondelli. Si tratta di un romanzo in ampia misura autobiografico che in tre capitoli (o Movimenti, come ha scelto di chiamarli l’autore) racconta la storia d’amore tra due uomini, Leo, il protagonista, e Thomas. Leo è uno scrittore italiano affermato, tiene conferenze in mezza Europa, ha molti amici ed è un uomo assolutamente e totalmente indipendente. A Parigi conosce Thomas, uno studente tedesco poco più che ventenne e questo incontro gli cambia la vita. Nelle prime pagine però è subito chiaro che Thomas, gravemente malato, muore dopo pochi anni dal loro incontro, lasciando Leo nella più totale solitudine. Da questo incipit quasi brutale, parte però il racconto della loro storia, difficile, spesso turbolenta e dolorosa - Camere separate significa infatti incomunicabilità e separazione, lontananza - ma bellissima perché per entrambi si tratta di quello che potrebbe essere definito il vero amore, l’amore della vita. Il racconto non segue un percorso cronologico, dà la sensazione di un flusso di coscienza del protagonista (l’autore in realtà) nel tentativo di mettere insieme un periodo di svolta della propria esistenza. Il fatto poi che si raccontino solo alcuni eventi e fatti importanti della relazione evita di scadere nel facile melodramma che una storia del genere potrebbe comportare. Molto è lasciato all’immaginazione del lettore, alcuni tratti sono ben marcati, altri solo sfumati e qui sta il fascino del romanzo.
È un libro che segna un passaggio, una transizione, non a caso Tondelli scrive questo romanzo appena dopo i trent’anni, un’età che ha segnato per lui la maturazione e la consapevolezza di sé. D’altro canto è quel che cerca di fare il protagonista, trovare appunto una consapevolezza di sé, un amore per sé stesso dopo e oltre la morte del suo compagno, dopo e oltre la solitudine. Si tratta di questo in fondo, fare i conti con la propria solitudine dopo l’abbandono. Questo significa per Leo accettare sé stesso, accettare il fatto di aver passato i trent’anni, accettare che l’amore della sua vita se n’è andato e soprattutto accettare di essere ancora vivo e di poter ancora creare bellezza e vita, attraverso la sua passione, la scrittura. Un percorso questo assolutamente difficile e doloroso che costerà a Leo molti anni in cui compirà viaggi solitari, cercando di trovare conforto in sé stesso, consapevole del fatto che gli amici non possono capire e comunque, non lo possono aiutare.
Lo stile di Tondelli nel raccontare questa storia è abbagliante e commovente. La narrazione a volte rapida, a volte più lenta accompagnata da un linguaggio accurato e incredibilmente efficace rende impossibile non immedesimarsi nei personaggi e nel vortice di emozioni e riflessioni densamente cerebrali di cui si compone l’intera storia.
Ma oltrepassando i particolari stilistici, ci sono un’infinità di motivi per leggere, ora, anno domini 2017, una storia d’amore omossessuale degli anni ’80 del secolo scorso. La naturalezza e il romanticismo - ebbene sì, un romanticismo sincero e per nulla banale – con cui viene raccontata la loro storia d’amore, permettono di capire, non compatire, coinvolgendo il lettore dall’inizio alla fine.
Fondamentale è anche il tema del viaggio che personalmente ho apprezzato moltissimo. I due protagonisti viaggiano insieme in varie città europee e, dopo la morte di Thomas, Leo si reca in Inghilterra da solo. Le pagine su Londra sono alcune delle più belle del libro, perché con pochi tratti precisi e intensi accennano a temi come la globalizzazione e l’immigrazione che influiscono in modo pesantissimo - ancora oggi e sempre di più - sulle vite di un numero enorme di persone nel nostro vecchio continente e non solo. Il viaggio che propone l’autore poi, è soprattutto un viaggio in se stessi, per capirsi e accettarsi reciprocamente all’interno di una relazione e per capirsi e accettarsi dopo l’abbandono.
Camere separate, in conclusione, è un libro davvero stupendo, di quelli che non hanno la pretesa di insegnarti qualcosa ma inevitabilmente lo fanno, e che ogni tanto ti fanno provare il desiderio di leggerlo di nuovo.
.Claudia Passerini













