PREPOTENZE E UMILIAZIONI A UNA SESSANTENNE PENDOLARE DAL CONTROLLORE DI TRENITALIA
Abbiamo ricevuto un messaggio da una pendolare; curioso è che la sua vicenda è capitata anche ad uno di noi: stessa modalità, stessa sgarbatezza, stessa arroganza. Il controllore, quella volta di nome Flavio (abbiamo controllato sul verbale, conservato per un possibile reclamo, perché il racconto sembrava descrivere precisamente lui) operava su un interregionale Milano-Venezia: non ha proferito parola, non ha dato spiegazioni, ha preteso i documenti, ha minacciato di chiamare i carabinieri. C'è da precisare che si trattava del giorno 28 del mese. L'abbonamento era stato controllato più e più volte durante lo stesso mese senza che nessun'altro controllore avvertisse dell'obbligo del nominativo.
Ci sorge ora un dubbio: che sia una pratica diffusa o magari suggerita da qualcuno più in alto...
"PREPOTENZE E UMILIAZIONI A UNA SESSANTENNE PENDOLARE DAL CONTROLLORE DI TRENITALIA
Da qualche mese, causa riorganizzazione aziendale, all’età di quasi sessant’anni, mi ritrovo ad essere pendolare per lavoro da Padova a venezia ripetendo un’esperienza pluriennale già passata in gioventù.
Tutte le mattine si viaggia in piedi o accucciati in prossimità dei servizi igienici o in un corridoio qualsiasi del treno Regionale veloce delle 7.50 da Padova con l’impossibilità giornaliera a trovare un posto a sedere per viaggiare civilmente. Pazienza, continuerò fino alla lontana pensione, auspicando buone articolazioni e buoni anticorpi.
Vorrei, però riferire l’episodio di ieri sul treno regionale Veloce da Venezia a Padova delle ore 16.43 ( treno n. 2243 linea Venezia Bologna) che mi portava con permesso di lavoro ad una visita medica .
L’orribile episodio ha davvero lasciato un solco di umiliazione e di frustrazione che non riesce a placarsi e che mi ha portato dal medico con picco ipertensivo importante, identificato come causato dallo stress appena vissuto.
Nella nuova esperienza da pendolare premetto che avevo acquistato per la prima volta l’abbonamento mensile dal giornalaio della stazione (abbonamento mensile 40 chilometri fascia chilometrica, regolarmente obliterato all’inizio del mese) anziché agli sportelli della stazione.
Il controllore Claudio (n.2940995), si presenta dopo la partenza da Venezia, richiede il mio abbonamento e, senza battere ciglio, con estrema sgarberia richiede il mio documento di identità e inizia e redigere un verbale di sanzione con cipiglio fiero. Colta da discreto imbarazzo e stupore (tutti mi guardavano nello scompartimento), chiedo gentilmente spiegazioni, che non mi vengono fornite anzi “non mi faccia parlare che è meglio!“ esclama il controllore signor Claudio “e tiri fuori in fretta i suoi documenti altrimenti chiamo la polizia!!!”.
Un passeggero impietosito mi spiega che, sugli abbonamenti comprati dal giornalaio, avrei dovuto scrivere a penna il mio nome. Capisco il problema e chiedo di poterlo fare. Mostro il mio tesserino di lavoro a Venezia e mi dichiaro disponibile a mettere a disposizione i mie cartellini delle timbrature del lavoro che dimostrano che ho sempre usufruito io del treno per andare e tornare dal lavoro. Niente . “Mi faccia lavorare e stia zitta, risponde sempre più piccato e inorgoglito il controllore, mentre costernata dall’imbarazzo (non ho mai preso una multa nemmeno per divieto di sosta), spiego ai vicini dello scompartimento che io ho pagato, che non sono ladra, che non ho scritto il nome perché non lo sapevo e il nodo in gola si trasforma in pianto.
Alcuni viaggiatori mi avvicinano e mi offrono la loro testimonianza (ho di questi nominativi e recapiti). Un altro viaggiatore mi comunica di avere registrato il tutto e mi chiede la mail per mandarmi il file in posta elettronica (appena ricevuto lo metterò a disposizione).
All’arrivo a Padova, sto male, mi sento umiliata, ma prendo forza e mi reco al servizio clienti. Dopo una coda di circa 20 minuti l’operatore (sono intanto circa le 17.45/18) accoglie con affetto il mio racconto e le mie lacrime e con franco dispiacere mi fornisce il numero del treno e mi sollecita a fare un reclamo on line.
Per chi sono io, per l’onestà di tutta una vita, per un viaggiare quotidiano con Trenitalia, con treni in ritardo, soppressi e per un confort di viaggio dei pendolari più adatto alle bestie che alle persone, oltre alla sanzione di cui, peraltro non mi è stata comunicata la cifra, esigo , le scuse di Trenitalia per aver permesso e autorizzato la pubblica umiliazione di una lavoratrice seria, sempre onesta e non giovane, trattata come una volgare ladra e imbrogliona, quando in realtà aveva solo mancato per incompleta informazione, senza procurare alcun danno economico a Trenitalia, ma pagando anche troppo il cattivo servizio erogato. Ogni giorno.
Ho naturalmente provveduto al tentativo di formulare il reclamo on line che non è riuscito per continue complicazioni del software il cui Front è apparso estremamente complicato anche per me che ho laurea e specializzazione col massimo dei voti!!!! Oggi riproverò.
Chiedo supporto per dare ampio risalto all’evento.
Tutto quanto detto è supportato da riscontri oggettivi e non è l’esito di alcuna interpretazione discrezionale.
Lavoratore regione Veneto
Pendolare Padova-Venezia"