Il giornale che diventa tech-company non era poi così una buona idea, alla fine
Leggendo i dati economici del 2025 di BuzzFeed pubblicati a marzo salta agli occhi l’ammissione formale che esiste un “sostanziale dubbio sulla capacità della Società di continuare a operare. (…) Quella di BuzzFeed è una crisi che si trascina da anni, la sua parabola è ormai segnata ed è miseramente tramontata da tempo l’illusione di rappresentare the next big thing del giornalismo. D’altronde con un fatturato crollato dai 398 milioni di dollari del 2021 ai 185 milioni a chiusura del 2025, il fallimento diventa una prospettiva inevitabile.
La sensazione oggi è che il suo destino fosse segnato fin da principio. Non quindi perché qualcosa è andato storto, ma per un peccato originale: l’idea che la tecnologia possa “essere” l’identità di un giornale (e quindi l’illusione che una infrastruttura tecnologica, il suo innovativo CMS – straordinariamente efficiente per confezionare contenuti che “funzionano” e sfruttare a proprio vantaggio l’algoritmo dei social media – potesse “essere” l’anima del giornale).
La divisione News di Buzzfeed è stata per lungo tempo un accessorio di lusso da mettere in vetrina per scrollarsi di dosso l’etichetta di sito fatto solo di “gattini buffi”. Almeno finché c’è stata cassa. Poi, quando il debito è diventato insostenibile, il management ha applicato una logica puramente aritmetica, tagliare ciò che non è scalabile: il giornalismo d’inchiesta con i suoi tempi lunghi per realizzarlo, i suoi costi per sostenerlo, era diventato una “anomalia” nelle logiche industriali di BuzzFeed.
Ma senza quell’anomalia, BuzzFeed è tornato a essere “quello dei quiz, dei LOL e dei listicle” proprio mentre i social media smettevano di premiarlo per quel tipo di contenuto. L’ultima carta che si sono giocati il CEO Peretti e soci è far diventare BuzzFeed un sito AI-first. Una scelta pertinente con tutti gli errori precedenti: un vicolo cieco. La tecnologia senza una missione editoriale produce solo “commodity”: tutto finisce per essere considerato replicabile e sostituibile, e quindi senza un reale valore.
Il capitale si è mangiato BuzzFeed perché BuzzFeed non ha mai davvero posseduto il suo pubblico, lo ha solo “preso in prestito” dalle piattaforme social. Senza un modello basato sull’autorevolezza e quindi, sulla fiducia e quindi sulla fedeltà – e, per contro, con la convinzione che tecnologia e AI fossero sufficienti da sole a costruire una “mission” – Buzzfeed è rimasto vittima di un sistema dove l’inserzionista conta più del lettore proprio nel momento nel quale i grandi editori dal New York Times in giù sceglievano di diventare, con più o meno successo, subscription-first. MEDIASTORM