I LITFIBA E LA MACCHINA DEL TEMPO.
Il 23 luglio sono andato a Firenze per il concerto dei Litfiba, prima data toscana della tournée dedicata ai quarant'anni di 17 Re, un disco che da sempre occupa un posto speciale nella mia vita e che continuo a considerare uno dei vertici assoluti della musica italiana.
L'attesa era enorme, ma altrettanto legittimi erano i dubbi: dopo tanti anni, questa reunion avrebbe avuto ancora qualcosa da dire o si sarebbe limitata a vivere dei ricordi del passato?
La risposta è arrivata quasi subito. Sono bastate le prime, inconfondibili note di Come un Dio per spazzare via ogni dubbio. In quell'istante ho avuto la netta sensazione che le lancette del tempo fossero tornate indietro: per un attimo mi sono ritrovato catapultato al Tenax, in quella magica serata del 12 maggio 1987, immortalata nello storico live Aprite i vostri occhi. Un viaggio nel tempo lungo quasi quarant'anni, reso possibile dalla musica e da una band che, almeno per una sera, è riuscita a far rivivere intatta la propria magia.
La band è salita sul palco con una compattezza impressionante. Un Maroccolo monumentale, autentico motore della sezione ritmica. Un Aiazzi semplicemente immenso, capace di creare atmosfere uniche con la naturalezza di un fuoriclasse. E poi Renzulli, finalmente liberato dall'onnipervasività a cui ci aveva abituato negli ultimi Litfiba: le sue chitarre graffiavano quando serviva e andavano a completare il mosaico sonoro con gusto e intelligenza. E infine lui, Piero Pelù. Un autentico animale da palcoscenico. L'età passa per tutti, ma il carisma, l'energia e quella capacità di dominare la scena sono rimasti intatti. Non ha semplicemente cantato le canzoni: le ha vissute, trascinando il pubblico in un vortice di emozioni.
Il repertorio è stato affrontato con una potenza e una convinzione che raramente si incontrano nei concerti celebrativi. Nessuna sensazione di aver svolto semplicemente il compitino, nessuna esecuzione fatta per onorare semplicemente un anniversario o, peggio ancora, per cavalcare la nostalgia. Al contrario, sul palco si percepiva qualcosa di autentico: la voglia di suonare ancora insieme, di ritrovare quelle atmosfere e di rendere piena giustizia a un disco che non è soltanto un capitolo fondamentale della storia dei Litfiba ma, come ho già detto, un pezzo importante della musica italiana.
Alla fine della serata tutti i dubbi con cui ero arrivato erano spariti. Quello a cui ho assistito non è stato un evento commerciale costruito sulla nostalgia, ma un concerto vero, intenso, suonato con il cuore e con una qualità musicale straordinaria.
Per chi, come me, aveva appena dieci anni quando quei dischi uscirono, questa serata è stata molto più di un semplice concerto, è stata una seconda possibilità, quella di vivere dal vivo un pezzo di storia che avevo conosciuto solo attraverso quei dischi, di tornare per una notte a emozioni che, per ragioni anagrafiche, non avevo potuto vivere allora. Un vero e proprio viaggio con la macchina del tempo.
Non capita tutti i giorni!










